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Lugano

5 spunti da Lugano: che brutto vizio, ogni gol conta, questioni di tempistiche, le vecchie arti

(PostFinance/KEYSTONE/Urs Flueeler)

Dopo ogni weekend di campionato HSHS vi proporrà una rubrica dedicata agli ultimi impegni di Ambrì Piotta e Lugano, da cui abbiamo tratto una serie di spunti che vi lasciamo di seguito.

Verranno selezionati cinque episodi o fatti interessanti che hanno caratterizzato i match delle squadre ticinesi, a volte con l’obiettivo di analizzare quando successo sul ghiaccio, altri semplicemente per strapparvi un sorriso!


1. Che brutto vizio

(PostFinance/KEYSTONE/Patrick B. Kraemer)

Sembra ormai una cosa scontata, tanto che nemmeno i tifosi bianconeri si stupiscono più. Damien Brunner quando gioca contro il Lugano il suo gol lo piazza sempre, poco importa che sia di pregevole fattura o fortunato come quello di sabato sera alla Tissot Arena.

E non è semplicemente un’impressione che il numero 96 ami particolarmente segnare ai suoi ex compagni di squadra, dato che Brunner ha infilato 14 reti su 15 partite giocate contro il Lugano da quando veste i colori giallorossi, che corrisponde a quasi il 20% dei gol messi a segno con la maglia del Bienne.

2. Ogni gol conta

Non segnava dal 30 settembre Calvin Thürkauf, da quella doppietta nella sconfitta casalinga contro il Kloten. Da lì un lungo digiuno durato 17 partite, fino al gol a porta vuota segnato alla Bossard Arena che ha sancito il 4-1 finale per i bianconeri.

Sarà stato “solo” un gol a porta vuota, ma per chi è in un periodo del genere conta eccome, e il gesto di levarsi la famosa scimmia dalla spalla fatto da Thürkauf mentre veniva festeggiato dai compagni è stato inequivocabile.

3. Questione di tempistiche

Nella vittoria ottenuta a Zugo si è sbloccato anche Raphael Herburger, spesso protagonista di buone partite ma poco concreto sotto porta, tanto che il provvisorio 0-2 è coinciso con il primo gol stagionale dell’austriaco.

Anche Herburger stesso ci ha scherzato su e quando si è diretto verso la panchina per ricevere i complimenti dai compagni ha fatto finta di guardare un orologio al suo polso con aria stupita. Prima o dopo doveva arrivare l’ora giusta anche per lui.

4. Chi ben comincia…

La famosa sindrome del “terzo periodo” in casa Lugano sembra essere ormai sulla via della sparizione, e questo è sottolineato da alcune vittorie recenti dei bianconeri. Qualcosa deve ancora migliorare però per la squadra di Gianinazzi – vedasi il power play – e quando ci riuscirà sfrutterà un potenziale che al momento è solo in parte sfruttato.

Il Lugano è infatti la terza squadra della lega per tempo di gioco passato in vantaggio in campionato (40,53%) dietro a Bienne e Ginevra, e questo la dice lunga su quanto il buon lavoro dei bianconeri debba ancora essere ripagato al meglio.

5. Le vecchie arti

Va bene il bel gioco, le reti segnate da sniper veri o con azioni corali. A Lugano però l’impressione è però che manchino quei vecchi “artisti” da slot con la deviazione pronta davanti al portiere.

Gli ultimi specialisti veri se ne sono andati qualche stagione fa, da Maxim Lapierre a Raffaele Sannitz, e ancora oggi non si sono viste queste reti figlie dei dischi “sporchi” ma soprattutto della semplicità di gioco, qualità che aiuterebbero non poco proprio nel tallone d’Achille dei bianconeri, quel power play bisognoso di soluzioni.

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