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Ambrì Piotta

5 spunti da Ambrì: tanto di cappello, essere o non essere, le Manix, i blu e le opportunità

Dopo ogni weekend di campionato HSHS vi proporrà una rubrica dedicata agli ultimi impegni di Ambrì Piotta e Lugano, da cui abbiamo tratto una serie di spunti che vi lasciamo di seguito.

Verranno selezionati cinque episodi o fatti interessanti che hanno caratterizzato i match delle squadre ticinesi, a volte con l’obiettivo di analizzare quando successo sul ghiaccio, altri semplicemente per strapparvi un sorriso!


1. Tanto di cappello

Il canadese Alex Formenton è indubbiamente stato il trascinatore dell’Ambrì Piotta nell’ultimo mese, tanto che nelle passate dieci partite – contando anche la Coppa Spengler – ha messo la firma su ben nove gol, tra cui l’hat trick che ha permesso ai biancoblù di vincere la cruciale sfida con il Kloten.

Dopo aver ottenuto la sua terza rete Formenton ha però vissuto qualche secondo di stranezza, visto che nonostante la tripletta sul ghiaccio della Valascia non è caduto nessun cappellino.

“Me li aspettavo, ma non è consuetudine da queste parti”, ha ammesso Formenton con il sorriso, prima di sentire il suo nome scandito a gran voce dai tifosi. Una serata sicuramente da ricordare per lui, che nella sua carriera da professionista ha ottenuto solamente un’altra tripletta.

Si tratta di quella firmata il 10 gennaio 2020 in AHL con la maglia dei Belleville Senators, quando contribuì in maniera decisiva alla vittoria per 5-1 sui Rochester Americans. In quell’occasione aveva aperto le marcature a parità numerica, infilato il raddoppio in shorthand e poi chiuso la sfida con un gol a porta vuota.

In Svizzera le tradizioni sono un po’ diverse, ma pur senza averlo lanciato, sicuramente in molti il cappello se lo sono metaforicamente tolto dopo la sua prestazione.

2. Essere o non essere

Quello di Laurent Dauphin si sta rivelando essere un caso decisamente singolare. Quando si ingaggia un giocatore che non ha mai militato in Svizzera c’è sempre un certo grado di imprevedibilità in merito all’impatto in National League, ma con il passare dei mesi il tipo di contributo che un determinato elemento può assicurare diventa sempre più chiaro.

Non è questo il caso del canadese, che nella prima parte di campionato aveva portato sul ghiaccio un gioco impressionante per concretezza ad ogni cambio, facendo nella maniera giusta tante piccole cose con grande costanza e leadership.

Inutile ricordare il brusco stop di metà ottobre nella serata di Rapperswil, momento da cui il giocatore non si è ancora ripreso appieno. Per lui la progressione in questi mesi è stata lenta, ed anche di recente – pur con alcune partite positive – in generale si è espresso tra alti e bassi.

Questo sviluppo particolare degli eventi non semplifica la decisione che dovrà prendere Paolo Duca, che presto dovrà decidere se attivare l’opzione per un’ulteriore stagione prevista nel contratto di Dauphin. Il centro visto nell’inizio di campionato era esattamente ciò di cui l’Ambrì aveva bisogno, ma ad oggi c’è invece qualche interrogativo in più.

3. Bisogna prenderci le Manix

Alla sua prima stagione tra i professionisti all’età di 21 anni sta ovviamente incontrando le sue difficoltà Manix Landry, ma dopo un buon avvio ed una fase centrale meno brillante, il suo lavoro e le prime esperienze accumulate gli stanno ora permettendo di esprimersi su buoni livelli.

Positive infatti le prestazioni più recenti, caratterizzate da una maggiore presenza offensiva che si nota anche solo guardando al numero di tiri effettuati, ovvero nove nelle ultime tre partite. Per ritrovare questo totale bisogna andare a sommare le sue precedenti 14 apparizioni (alcune comunque da 13esimo attaccante, e dunque con un minutaggio ridotto).

Da metà dicembre si è vista una progressione, ed infatti se guardiamo alle ultime dieci partite solamente Formenton, Kneubuehler e Dauphin hanno un dato di expected goals superiore al suo in squadra.

Nell’ultimo weekend si è distinto per essere stato il biancoblù a tentare con più frequenza la conclusione (24.29 tentativi di tiro per 60 minuti), ed ora manca solo il tocco finale per capitalizzare finalmente i propri sforzi.

Il gol sarebbe stato particolarmente meritato per lui nella partita contro il Kloten, quando ha ben sostituito Dauphin vincendo anche il 64% di ingaggi. I frutti dovrebbero insomma vedersi presto. C’è solo da prenderci un po’ le… Manix!

 4. Più blu che bianchi

C’è una classifica in cui l’Ambrì Piotta è al primo posto, ovvero quella dei tiri bloccati. I giocatori di movimento leventinesi hanno infatti sin qui fermato con il proprio corpo ben 691 conclusioni avversarie – quasi 200 in più del Losanna, per dire – con una media poco inferiore alle 19 a partita (in questo caso il primato aspetta all’Ajoie con oltre 20).

Questo sacrificio da un lato farà sicuramente contento Luca Cereda – che in spogliatoio teneva traccia su una lavagna unicamente di una statistica, quella dei blocked shotsma dall’altro può essere fonte di preoccupazione visto che i leventinesi concedono di media quasi 32 tiri, dato migliore solamente a quello di Kloten, Ajoie e Langnau.

Gli avversari dell’Ambrì possono inoltre contare su quasi 65 tentativi di tiro sull’arco dei 60 minuti, il che costringe ad un sacrificio superiore alla media. La maggior parte dei tiri bloccati arriva inoltre dallo slot alto, e dunque potenzialmente parecchio pericolosi.

Contro il Kloten i tiri bloccati sono stati addirittura 34, segnale importante della volontà della squadra di tornare finalmente alla vittoria. Attenzione però a non esagerare.

(Tutti i tiri bloccati dall’Ambrì Piotta | NLIcedata.com)

5. Cogliere l’opportunità

Mancano 15 partite al termine della regular season, e l’Ambrì Piotta si è guadagnato una bella opportunità. Grazie ai 53 punti ottenuti nei primi 37 match – cinque in più rispetto alla passata stagione – la classifica parla ora di un vantaggio di otto punti dalla linea, e di un distacco di poche lunghezze dal gruppo di squadre che precede i biancoblù. Ginevra, Davos e Lugano sono infatti sempre nel mirino.

Il blocco di 15 partite conclusive fu però deludente un anno fa, con appena 18 punti ottenuti, e questo condannò la squadra alle vacanze anticipate. La situazione quest’anno è invece più promettente visto che verso il basso la classifica è più lunga, a patto naturalmente che la squadra ritrovi con regolarità il suo livello migliore.

Il destino è insomma nelle mani dei ragazzi di Cereda, anche pensando al fatto che sette dei match rimanenti saranno contro squadre attualmente sotto l’Ambrì Piotta in classifica. Ci sono insomma tutte le regioni per essere motivatissimi nell’andare a caccia almeno del 7-8 posto, che nella logica dei play-in fa tantissima differenza rispetto al nono e decimo rango.

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