
Dopo ogni weekend di campionato HSHS vi proporrà una rubrica dedicata agli ultimi impegni di Ambrì Piotta e Lugano, da cui abbiamo tratto una serie di spunti che vi lasciamo di seguito.
Verranno selezionati cinque episodi o fatti interessanti che hanno caratterizzato i match delle squadre ticinesi, a volte con l’obiettivo di analizzare quando successo sul ghiaccio, altri semplicemente per strapparvi un sorriso!

1. La solitudine dei numeri primi

Ci sono degli enigmi da risolvere per Tomas Mitell, soprattutto per quanto riguarda la composizione della seconda e della terza linea in funzione di un’assenza importante e del rendimento di stranieri che non sono ancora performanti.
In particolare il secondo blocco senza Dario Simion perde una pedina fondamentale che in coppia con Calvin Thürkauf formava un duo indivisibile. In questo caso il capitano è stato finora l’unico tassello fisso di quel blocco, con diversi compagni alternatisi alle sue ali, da Lycksell, a Innala, Olsson e Kupari.
Lui però con il suo 97 da numero primo sulle spalle – da martedì porterà la tenuta da topscorer – ha sempre avuto il suo solito rendimento senza accusare cali nonostante i continui cambiamenti ai suoi lati. Da solo o in compagnia, lui rimane la grande certezza di questo Lugano.
2. Mistero buffo

Lungi da noi addentrarci nella letteratura profonda e evangelica, ma per quanto stia succedendo – o non succedendo – attorno alla situazione di Giovanni Morini scomodare un mistero buffo riguardante tra l’altro un giocatore e un uomo “padano” come nei monologhi di Dario Fo è solo un modo per commentare quanto un silenzio al momento faccia più rumore delle parole stesse.
I rumors appunto usciti tramite la RSI che vogliono il centro bianconero avviato verso la Leventina per ora non hanno trovato logicamente riscontro né da una né dall’altra parte, con lo staff bianconero che alle già diverse domande poste sulla situazione del numero 23 si è limitato a dire che Morini non gioca “semplicemente perché la concorrenza al momento è più forte”.
Una spiegazione legittima, ma il fatto che il giocatore che la scorsa stagione era il perno di un quarto blocco tra i migliori in Svizzera non abbia effettuato nemmeno un cambio in una linea che era abituata a continue rotazioni, desta comunque non pochi dubbi sul fatto che sia solo una questione tecnica.
Probabilmente, come spesso è successo quando certe questioni hanno cominciato a far parlare parecchio, la verità potrebbe uscire a breve, anche se è diritto di ognuna delle parti in causa tenerla per sé fino a quando verrà il momento, ma è anche giusto che i nodi vengano sciolti il prima possibile per evitare le fastidiose scommesse sulla resurrezione.
3. Il vecchio e il bambino

Durante lo sforzo finale – peraltro inutile – del Lugano nel tentativo di rimontare l’Ambrì Piotta nel derby, abbiamo visto giocare gli ultimi minuti a 6 contro 5 Santeri Alatalo in qualità di blueliner, con Lassi Thomson lasciato in panchina.
Una scelta quanto meno strana, viste le caratteristiche del numero 60, ma forse lo staff tecnico si è basato su quel powerplay del primo tempo che ha fruttato il provvisorio 2-1 di Thürkauf, quando il quintetto guidato appunto dal numero 22 ha schiacciato per ben 1’57 il box leventinese nel proprio terzo, producendo occasioni a raffica.
Questo però ha fatto stridere con quanto visto nel preseason, con Thomson sempre per primo sul ghiaccio a guidare il 6 contro 5 finale nelle due occasioni contro TPS Turku e Langnau, e fino a lì Alatalo aveva disputato un derby costellato di alcune incertezze. Per lo staff tecnico però sembra difficile rinunciare all’esperienza del 36enne, ma dovrà venire il momento in cui il suo più giovane concittadino di Tampere prenderà per mano certe situazioni.
4. 10 è il nuovo 13

La scorsa stagione Alessio Bertaggia, complici l’improvviso ritorno a Lugano e gli infortuni di inizio stagione, non è mai riuscito ad esprimersi sui suoi livelli, faticando a trovare una collocazione precisa nella rosa dei bianconeri. Ad oggi invece la nuova stagione è partita in maniera del tutto diversa per il numero 10, inseritosi alla grande nel fondamentale quarto blocco.
Bertaggia ha affermato di aver svolto una preparazione migliore e di aver ascoltato a lungo i consigli di Mitell, Hedlund e Murray, e i risultati stanno per ora arrivando con grande impatto.
Sono infatti già tre le reti trovate dal 33enne in queste prime quattro uscite di campionato, più di ogni suo compagno di squadra e già una oltre le due segnate nell’intero campionato scorso. Un anno fa al suo ritorno da Ginevra aveva dovuto indossare la sua vecchia maglia numero 13, che a quanto visto non gli aveva decisamente portato bene.
5. Reputazioni inverse

È stato per diversi anni uno dei migliori prospect tra i difensori svizzeri, ma tra Friborgo e Rapperswil non sempre era riuscito a mantenere le attese quale giocatore offensivo e dinamico. Oggi David Aebischer è uno dei punti di forza del Lugano, e in particolare con l’arrivo in panchina di Tomas Mitell e Stefan Hedlund, il 26enne ha fatto un salto di qualità non solo sul profilo tecnico ma anche come coraggio, personalità e capacità di prendersi responsabilità importanti.
Martedì scorso ha risolto la sfida all’overtime contro lo Zugo, ma in generale in questo avvio di campionato sta mostrando di essere in ottima forma sui due fronti, tanto che anche senza il fidato compagno Calle Dahlström ha saputo mantenere il livello, aiutando non poco anche Brian Zanetti nel mantenere lucidità e tranquillità. Molti tifosi bianconeri hanno ancora il ricordo non molto brillante del suo omonimo predecessore, il nuovo David Aebischer però sembra stia riuscendo a riabilitare un nome ancora “difficile”.

