LANGNAU - Va bene avere una bestia nera storica, ma stendergli pure il tappeto rosso pare eccessivo. Diciamocelo, quando Eggenberger ha insaccato il 2-3 ancora ad inizio terzo periodo, pur senza voler essere pretenziosi, la maggior parte di chi assisteva alla partita aveva già capito come sarebbe potuta andare a finire, uno di quei film che sul ghiaccio di Langnau con il Lugano secondo protagonista è andato in scena innumerevoli volte.
Imperdonabile quanto la squadra di Mitell ha (non) fatto in quel frangente, gettando alle ortiche - per non utilizzare termini volgari - quanto di buono fatto per 41 minuti e mezzo, il tempo necessario per arrivare sul 3-0 con Lycksell dopo aver resistito magistralmente a un secondo periodo giocato per metà in inferiorità numerica, anche doppia per quasi due minuti.

(PostFinance/KEYSTONE/Peter Schneider)
Non ha prodotto nulla nemmeno il time out chiamato immediatamente da un Mitell che aveva annusato la puzza di fumo, i bianconeri hanno continuato a perdere duelli individuali lasciando strada ai Tigers e pure Van Pottelberghe, che a un certo punto sperava pure in un meritato shutout, è entrato nel mulinello di emozioni negative, togliendo quelle certezze che aveva mostrato per due tempi.
Ed è da rimanere increduli per come quell’ultimo quarto d’ora sembrava ormai scritto, per fragilità mentale e indecisioni, un quarto d’ora orribile che da solo cancella quei quaranta minuti solidi, intelligenti e di pazienza, da squadra matura che in un attimo si è scoperta gravemente ingenua.
E non è la prima volta che succede, in questi primi cinque incontri i bianconeri hanno avuto tre blackout gravi e costati almeno tre reti in pochi minuti contro Kloten, Ambrì Piotta e infine Langnau, un dato che non può non allarmare soprattutto alla luce delle tante reti subite in cinque contro cinque in un lasso temporale molto breve se si guardano i tre casi citati.

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E diventa quasi superfluo - ed è un peccato - raccontare dei primi quaranta minuti, giocati con pazienza e voglia di riscattarsi dalla sconfitta nel derby, con quel sacrificio nel secondo tempo che sembrava aver restituito quel Lugano granitico sia tatticamente che mentalmente della scorsa stagione, capace di colpire nei momenti giusti e di portare un Langnau frustrato fino al terzo tempo.
Poteva essere la serata di una svolta, del primo gol di un Innala bisognoso di fiducia, di un Van Pottelberghe sugli scudi per diversi minuti, e invece tredici minuti di ordinaria follia ci restituiscono un Lugano che deve già rivedere i buoni propositi di inizio stagione - in cui ci siamo ancora, va detto - e risolvere dei problemi di concentrazione che sono già costati ad occhio tra i sei e i nove punti. Fate voi.
IL PROTAGONISTA
Juuso Riikola: Paterlini nel terzo periodo lo ha messo in coppia con Kinnunen, e a quel punto il difensore finlandese è salito in cattedra. La regia del gioco è passata nelle sue mani e il suo gol ha di fatto lanciato la rimonta del Langnau, fino all’assist per Dahlèn che è valso il gol decisivo della partita.
HIGHLIGHTS

