AMBRÌ - Sarebbe anche potuta andare diversamente, ma l’Ambrì Piotta è stato fermato dal Davos al termine di quella che è stata nel complesso la sua serata meno brillante, con i leventinesi che nell’occasione non sono riusciti ad unire una voglia di far bene comunque molto presente - basti vedere il totale di ben 45 tiri in porta - alla necessaria precisione nell’esecuzione.
Ne è così nata una partita molto equilibrata contro un Davos apparso come un lontano parente della squadra che aveva dominato lo scorso campionato - anche alla luce delle assenze pesanti di Ryfors e Asplund - e che sarebbe sicuramente stato battuto dall’Ambrì visto nelle precedenti uscite.

La squadra di Tapola stavolta ha invece faticato ad ingranare, soprattutto in un primo tempo in cui le due squadre hanno messo in pista un hockey caratterizzato da tante imprecisioni e ben poche azioni lineari. Un certo ruolo potrebbe averlo giocato il fatto che i biancoblù fossero alla settima partita in 15 giorni, il che rende comprensibile che possa esserci una flessione, anche ripensando alle dispendiose sfide in termini di energie con ZSC Lions e Lugano.
Intendiamoci, l’Ambrì ci ha provato per tutta la serata e dal secondo tempo ha iniziato a farlo con buona costanza, ma un’esecuzione più approssimativa del solito ha di fatto indirizzato la gara sui binari dei grigionesi. L’episodio che ha visto Kessler sbloccare il risultato è infatti nato da un maldestro errore di Zaccheo Dotti, mentre sul fronte offensivo si può prendere l’esempio di Schnarr per evidenziare come siano state mancate alcune occasioni in cui è mancata la necessaria “pulizia”.

Poi è vero, forse le belle prestazioni che i biancoblù avevano messo in pista sin qui ci hanno fatto abituare bene molto velocemente, e non bisogna nemmeno essere troppo severi nel riassumere una partita con il Davos giocata comunque con piglio molto intraprendente, e da cui l’Ambrì meritava di ricavare perlomeno un risultato utile. Di fatto però la partita di martedì è stata quella meno convincente - pur non rappresentando chissà che battuta d’arresto - che nemmeno uno Järventie nuovamente trascinante è riuscito a scuotere nonostante addirittura nove tiri in porta.
Peccato perché di occasioni per battere Sandro Aeschlimann - bravo in alcune parate, ma anche propenso a concedere diversi rebound mai sfruttati, se non sul gol “di piatto” di Joly giustamente annullato - ce ne sono state parecchie, e forse è mancata un po’ di cattiveria per riuscire a castigare gli errori del Davos. La squadra di Holden non ha infatti impressionato, ed ha pure commesso alcune penalità ingenue che potevano svoltare l’incontro, ma per l’Ambrì questa purtroppo non era serata.

Ed il messaggio di coach Jussi Tapola a fine partita è stato proprio quello percepito anche da fuori, ovvero di una squadra che in questa occasione non ha avuto la consueta lucidità per finalizzare il proprio gioco. I due pilastri rappresentati da organizzazione e determinazione erano comunque presenti, ma qualcosa è mancato.
Difficile dire se l’Ambrì debba un pochino tirare il fiato dopo un avvio a mille all’ora, ma una risposta indicativa la potremo avere a breve, visto che giovedì i biancoblù torneranno già in pista per affrontare il Langnau. Le sensazioni rimangono positive, anche considerando come pure martedì tutte e quattro le linee abbiano saputo dare un buon apporto in termini di gioco macinato per cercare di sbloccare la situazione.
IL PROTAGONISTA
Sandro Aeschlimann: Con il suo primo shutout stagionale ha permesso al Davos di conquistare una vittoria importante, che fa bene a una squadra che rispetto alla “nuvoletta” in cui viaggiava la passata regular season, ora si ritrova a dover lottare per ogni punto. L’Ambrì lo ha messo alla prova con 45 conclusioni e, nonostante qualche rebound di troppo, nei momenti più confusi nello slot non ha mai perso la posizione ideale.
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