
BELLINZONA – L’Ambrì Piotta ha debuttato nel preseason venerdì sera aBellinzona, imponendosi per 2-1 sui GDT Bellinzona Snakes dopo l’overtime. Il primo test ha permesso ai biancoblù di ritrovare il ritmo partita e allo staff tecnico di raccogliere le prime indicazioni dopo le settimane iniziali di preparazione.
Tra i nuovi volti in panchina c’è Fabio Schumacher, ingaggiato nel ruolo di assistente allenatore. Il classe 1983 affianca Pasi Puistola nello staff guidato da Jussi Tapola, e la sfida di Bellinzona ha rappresentato la sua prima partita nella nuova funzione.
Fabio Schumacher, la prima amichevole non è mai semplice. Come hai valutato la prestazione?
“È stata una partita difficile per noi. Abbiamo vissuto due ottime settimane di camp, nelle quali abbiamo lavorato duramente sul ghiaccio e pattinato molto, dunque si è visto che la testa non era freschissima. A livello di pattinaggio abbiamo fatto bene, anche se con il disco abbiamo preso alcune decisioni sbagliate. L’intensità e il movimento che vogliamo vedere c’erano, ma l’esecuzione dovrà sicuramente migliorare. Abbiamo lasciato un po’ di vita agli Snakes e loro ne hanno approfittato. Nel finale abbiamo però lavorato assieme, ed è proprio questo che dovremo fare per avere successo, agire come un’unità”.
Sei abituato a lavorare con i giovani e l’Ambrì ha avviato un progetto nel quale vuole concedere loro spazio. Era il momento ideale per tornare in Leventina?
“È una grande opportunità. Negli ultimi quattro o cinque anni il mio obiettivo è sempre stato quello di arrivare in una squadra di National League che volesse lavorare con ragazzi e giocatori giovani, dunque questa situazione mi piace molto. Ma lo stesso vale per i veterani, tutti vogliono migliorare ogni giorno, e il nostro compito sarà lavorare sia con i più giovani sia con gli elementi di maggiore esperienza”.
Jussi Tapola è un allenatore di grande esperienza. Pensi di poter imparare molto lavorando al suo fianco?
“Sicuramente. In queste due settimane abbiamo già avuto tanti dialoghi, così come prima dell’inizio del camp. Possiamo confrontarci su molti aspetti ed è davvero bello poter lavorare con lui”.
Circa vent’anni fa eri arrivato ad Ambrì come giocatore. Hai ritrovato qualcosa del club che avevi conosciuto allora, oppure è cambiato tutto?
“È rimasto il senso di famiglia, e questo mi piace. C’è davvero un bel gruppo, tutti parlano con tutti ed è una bella sensazione arrivare alla pista ogni giorno. Naturalmente l’arena è molto diversa da quella che conoscevo vent’anni fa, ma l’energia è positiva ed è ancora la stessa”.

I giovani di oggi sono molto diversi rispetto al passato, è cambiato anche il modo di rapportarsi con loro?
“I ragazzi di oggi ragionano in maniera diversa e ricevono molti più stimoli, soprattutto attraverso i media e i social. È un’altra epoca, anche se in fondo i giovani rimangono sempre giovani. Bisogna però lavorare con loro in modo diverso, perché spesso pensano di sapere già molto, ma hanno ancora tanto da imparare per arrivare in National League. È cambiato anche il modo in cui gli allenatori si rivolgono ai giocatori. Bisogna continuare a essere diretti e onesti, ma non si tratta più semplicemente di spingerli o punirli come poteva accadere trent’anni fa”.
Sei appena tornato dalla Hlinka Gretzky Cup, conclusa al quinto posto dopo due vittorie contro Svezia e Cechia. Qual è il bilancio del torneo?
“È stata una grande esperienza. Abbiamo svolto degli ottimi allenamenti e abbiamo iniziato contro il Canada con una sconfitta, pagando soprattutto un brutto primo periodo. In seguito siamo entrati sempre meglio nel torneo e siamo cresciuti assieme, passo dopo passo. Per i nostri ragazzi è stato molto importante confrontarsi con i migliori giocatori al mondo della loro età, hanno potuto vedere quanto sia alto il livello e cosa debbano ancora fare per migliorare e diventare professionisti in Svizzera”.
Nel 2025 hai invece vissuto la retrocessione della Svizzera U18. È stato il momento più difficile della tua carriera?
“Sì, è stato davvero molto duro. Sicuramente il momento più difficile che abbia vissuto nell’hockey”.
Negli ultimi anni hai conosciuto molti giovani. Questa esperienza può rappresentare un vantaggio anche per l’Ambrì, a livello di valutazione e reclutamento?
“Direi di sì. Negli ultimi tre anni sono stato spesso in viaggio con le selezioni giovanili e abbiamo affrontato regolarmente le nazioni migliori. Questo permette di capire in quale direzione stia andando il gioco e cosa serva a un ragazzo per competere a quel livello. Quando osserviamo i migliori Under 17 e Under 18 a livello internazionale, molti giocano già nell’hockey degli adulti. È un passaggio sul quale dobbiamo iniziare a lavorare maggiormente anche in Svizzera, e in particolare qui ad Ambrì. I nostri giovani devono imparare a lasciare l’hockey junior per confrontarsi con quello degli adulti e continuare a crescere”.


