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Lugano

Il Lugano ritrova le reti ma perde gli equilibri, i Lions vanno sul 2-0

Un secondo periodo gestito male condanna dei volenterosi bianconeri. Nei secondi finali Sanford sfiora il clamoroso pareggio, ma non basta

Il Lugano ritrova le reti ma perde gli equilibri, i Lions vanno sul 2-0

LUGANO – ZSC LIONS

4-5

(1-3, 1-2, 2-0)

Reti: 5’10 Emanuelsson (Carrick, Kupari) 1-0, 7’52 Frödén 1-1, 16’54 Frödén (Lammikko) 1-2, 18’32 Kukan 1-3, 30’26 Morini 2-3, 33’28 Baechler 2-4, 37’49 Andrighetto 2-5, 41’49 Peltonen (Carrick) 3-5, 57’44 Fazzini 4-5

Note: Cornèr Arena, 6’116 spettatori
Arbitri: Lemelin, Piechaczek; Altmann, Bichsel
Penalità: Lugano 5×2, ZSC Lions 5×2

Assenti: Brendan PerliniCurtis ValkNick MeileEnea Togni (sovrannumero)

LUGANO – Sembrano un film già visto, queste due prime sfide dei quarti di finale tra ZSC Lions e Lugano. Da una parte i bianconeri sanno mettere in difficoltà i campioni svizzeri in carica, sanno proporre prestazioni di alto livello come l’esordio alla Swiss Life Arena, rischiano quasi di prodursi in una rimonta clamorosa nei secondi finali alla Cornèr Arena, ma alla fine ad uscirne vincitore è chi sta dall’altra parte.

Già in regular season le partite tra le due contendenti erano più o meno dello stesso tenore, con una sola vittoria dei bianconeri e tre sconfitte “onorevoli” dopo aver combattuto a lungo ad armi pari. Però se alla fine, come in queste prime due gare dei quarti, il responso è quello di una sconfitta onorevole, qualcosa vorrà pur dire, nel senso che una tendenza di regular season si sta trasformando in una certezza.

Anche questa partita ha infatti confermato quanto si diceva già alla vigilia dei playoff, ossia che il Lugano dovrà combattere in maniera intelligente e attentissima di fronte alla maggior qualità in finalizzazione della corazzata di Marco Bayer, e la seconda partita è stato l’esempio perfetto.

Perché stavolta non si può recriminare a proposito della sconfitta su episodi isolati, su colpe totali di un portiere o sulla sfortuna che di certo in terra zurighese non ha aiutato Fazzini e compagni, ma la lezione del gatto con il topo che gli ospiti hanno imbastito nel secondo periodo ha racchiuso e mostrato ai più quale sarebbe la peggiore delle ipotesi e dell’andamento di questa sfida che il Lugano deve cercare di tenere aggrappata il più possibile all’equilibrio.

Sul fronte bianconero, dopo già aver gettato alle ortiche un primo periodo gestito male dal vantaggio in avanti, con quell’errore in particolare di Alatalo sulla blu offensiva, il tempo di mezzo è stato affrontato sicuramente con i giusto cuore ma con un acume tattico da brividi, soprattutto in scia al 2-3 di Morini che aveva di fatto spostato gli equilibri dalla parte dei padroni di casa.

Il voler a tutti i costi raggiungere il pareggio nei cambi successivi con una spinta a testa bassa e senza pensare che la partita era nemmeno a metà del suo corso ha portato a farsi scoprire in maniera ingenua sulle reti di Baechler – ancora Alatalo completamente fuori posizione – e di Andrighetto, i quali aspettavano solo il momento per partire in transizione e colpire cinicamente, un esercizio dei quali sono assoluti maestri in National League.

Il Lugano nel terzo tempo ha avuto perlomeno il merito di provarci e di entrare con maggior prudenza in pista anche dopo aver riaperto la contesa già in entrata grazie alla combinazione tra Carrick – tra i migliori in pista e all’origine dei primi tre gol del Lugano – e Jesper Peltonen, approfittando pure di un atteggiamento degli ospiti fin quasi troppo remissivo nel controllo della partita.

Marco Bayer è apparso infatti piuttosto “agitato” in panchina su qualsiasi avvenimento del match e nel finale la gestione migliore dei momenti è andata a favore dei bianconeri, capaci di arivare fin sul 4-5 e di sfiorare addirittura il pareggio a pochissimi secondi dalla terza sirena con Sanford.

In quel momento forse si è visto su cosa deve puntare la squadra di Tomas Mitell, dal restare aggrappati ai Lions il più possibile e cominciare ad insidiare qualche dubbio tattico ai propri avversari, con una capacità di lettura delle partite da parte dello staff zurighese che conferma di avere qualche limite pur con una squadra impressionante a disposizione.

Un peccato non essere riusciti a vincere almeno questa prima gara in casa da parte dei bianconeri, capaci di segnare stavolta quattro reti all’intrattabile Hrubec – ed è già una mezza impresa – ma se questo significa doverne concedere cinque in casa in soli due tempi è evidente che qualcosa sul piano dell’equilibrio non va.

Il Lugano deve forse tornare a mostrare anche in casa quelle prestazioni più prudenti e da “trasferta” che gli permettano di tenere le partite in equilibrio il più possibile per poi sfruttare la rotazione regolare delle linee, fattore che potrebbe essere fondamentale in una sfida dispendiosa come quella contro lo ZSC.

Uno scontro su più livelli in cui anche le letture tattiche possono fruttare qualche vantaggio a uno staff bianconero se saprà rimettere in pista una squadra sia volenterosa che disciplinata.


IL PROTAGONISTA

Connor Carrick: Protagonista sulle prime tre reti bianconere, il difensore statunitense ha disputato una delle migliori prestazioni della stagione per personalità, qualità e inserimenti offensivi. Bella la sua incursione offensiva che ha portato al gol di Emanuelsson e altrettanto di qualità l’assist per Morini nel secondo tempo, mentre l’appoggio dalla blu per Jesper Peltonen ha tagliato fuori i difensori zurighesi che si aspettavano un tiro nel traffico. Ecco il Carrick che tutti si attendevano.


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HIGHLIGHTS

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