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Lugano

Lugano, le valutazioni al termine del campionato 2018/19

I bianconeri si sono resi protagonisti di una stagione al di sotto delle aspettative, con una regular season stentata ed un’eliminazione in 4 partite contro lo Zugo. I bianconeri ripartiranno ora con una nuova gestione sportiva

LUGANO – Dopo una stagione caratterizzata da tante difficoltà e da molti alti e bassi, il Lugano è stato eliminato nel giro di quattro partite dallo Zugo, bilancio che ha portato all’allontanamento dello staff tecnico e del DS Roland Habisreutinger.

Di seguito vi proponiamo la valutazione di tutti i giocatori bianconeri per quanto riguarda l’annata agonistica appena conclusa, con un breve commento dedicato ad ogni elemento della rosa.

Portieri

Elvis Merzlikins (43 GP, 2.44 GAA, 92.1 SV% | 4 GP, 3.95 GAA, 87.2 SV%): Nonostante le cifre più che discrete è stata una stagione ben al di sotto delle attese per il portiere lettone. Tanti alti e bassi (anche un infortunio fastidioso, va detto) un po’ di nervosismo e pochissime partite “rubate” come ci aveva abituati in passato. Quando si sperava che sarebbe arrivato il suo momento, ossia i playoff, non è più stato in grado di ergersi a quel muro che era un anno fa, commettendo errori anche piuttosto banali con la testa forse già altrove. Va da sé che sarà insostituibile lo stesso, senza di lui certi traguardi sarebbero stati irraggiungibili per il Lugano.

Stefan Müller (9 GP, 3.81 GAA, 86.9 SV%): Il talento c’è, la testa ancora no. Purtroppo nel Lugano di quest’anno la programmazione alla voce “giovani e portieri” è stata deficitaria e avrebbe avuto bisogno di giocare con più regolarità e non solo nei momenti di emergenza, oltretutto con una pressione non indifferente sulle spalle. Alcune buone partite alternate a buchi di inesperienza ma la qualità non manca, occorre solo che lo si utilizzi meglio a vantaggio della sua crescita. Nel complesso poco giudicabile.

Difensori

Julien Vauclair (47 GP, quattro gol, sei assist, +14): Sarà in là con gli anni, ma la sua presenza sul ghiaccio è sempre di quelle importanti. Fisico, tanto pattinaggio e spunti improvvisi, alla fine il vecchio leone ha ruggito molto di più di quanto non abbiano fatto molti suoi compagni. A dispetto dell’età che avanza, il numero 3 ha disputato una stagione eccellente, ma ora ci sarà da fare la giusta valutazione sul suo futuro, consapevoli che non potrà dare tutto questo per sempre.

Massimo Ronchetti (32 GP, nessun punto, -10): Ha grossi limiti per la categoria ma Ireland lo preferisce spesso ad altri compagni soprattutto per il fisico. La personalità non gli manca ma viene spesso sopraffatto dai ritmi e dalla tecnica avversaria.

Benoit Jecker (34 GP, 5 assist, -2): In definitiva una grossa delusione dopo l’eccellente stagione precedente disputata con la maglia del Bienne. È da capire se le poche possibilità dategli da Ireland lo limitavano o se lui stesso non riusciva a convincere il coach a dargli più occasioni di mettersi in luce. Ad ogni modo ha mostrato grossi limiti di personalità e non ha mai dato sicurezza nonostante un buon preseason e il promettente inizio di campionato. Sarà un giocatore da ricostruire.

Taylor Chorney (52 GP, 5 gol, 20 assist, +9): Per i primi due mesi un grosso buco nell’acqua, poi ha preso le misure e difensivamente è diventato quantomeno importante anche se mai dominante, ma alla fine è affondato nei quarti contro lo Zugo. Descritto come difensore offensivo, ha dato il meglio invece in copertura, come uomo “d’ordine” ed è apparso piuttosto monodimensionale, con grossi limiti al tiro e nella visione offensiva “larga” sulle piste europee. Questo nonostante alcuni rari spunti interessanti col disco sul bastone e uno scatto nei primi metri bruciante.

Stefan Ulmer (44 GP, 3 gol, 3 assist, -4): Lascia Lugano dopo ben nove stagioni e visto com’è andata ultimamente è un bene anche per lui che vada a respirare altra aria, sperando che possa farlo tornare quello di un tempo. In una stagione in cui ha avuto finalmente meno infortuni di quelle passate ha fatto veramente fatica a ritrovarsi e in definitiva non è mai sbocciato con quelle potenzialità che aveva mostrato da giovane. Nel complesso una stagione insufficiente con alcuni periodi veramente disastrosi, playoff compresi.

Alessandro Chiesa (50 GP, 8 gol, 10 assist, +27): Più di così al capitano non si poteva certo chiedere. La croce in spalla per mesi, solidità , durezza, lividi incassati in silenzio, leadership e pure diverse reti, alcune delle quali molto pesanti. Da condottiero vero non si è mai tirato indietro, ha alzato la voce e spronato i compagni, mettendoci pure la faccia davanti quando le cose si facevano difficili se non imbarazzanti, uscendone sempre con grande dignità, un aspetto “extra ghiaccio” che vale nel suo giudizio.

Elia Riva (44 GP, 3 gol, 4 assist, +10): Un talento per senso del gioco ma anche per personalità e intelligenza. Il giovane difensore ticinese ha raggiunto la maturità e nella stagione appena conclusa ha saputo caricarsi di responsabilità, mostrando grande tranquillità e movenze da giocatore navigato. Sarebbe stato utilissimo nei playoff, quando è stato messo k.o. da un infortunio, ma soprattutto meriterebbe molto più ghiaccio dei 12-13 minuti a partita, anche alla luce delle prestazioni di alcuni compagni di reparto e dell’età di altri.

Romain Loeffel (52 GP, 12 gol, 23 assist, +13): Ha chiuso come secondo miglior marcatore tra i difensori della National League e il bottino di punti è davvero notevole. Ha viaggiato però un po’ troppo a corrente alternata e dei 10 gol trovati in regular season ben 7 sono arrivati nel solo mese di gennaio. A sua discolpa anche il fatto che inizialmente Ireland lo aveva incomprensibilmente escluso dai quintetti di power play, suo ambiente naturale, inserendolo solo gradualmente. Difensivamente ha alternato buone prestazioni ad alcuni veri disastri – vedasi nei playoff – ma se ben assistito può concentrarsi sull’offensiva, consapevoli che un giocatore del genere è per natura sbilanciato.

Thomas Wellinger (39 GP, 9 assist, +10): Silenzioso, soldato esemplare e soprattutto giocatore dal rendimento molto regolare. Dopo la stagione scorsa disputata in crescendo, l’ex Bienne si è ritagliato uno spazio molto importante nella difesa bianconera, risultando assieme a Chiesa il difensore più affidabile della rosa, giocando con calma e autorità e con una lettura del gioco non indifferente. Non è molto presente in zona offensiva e lui stesso non cerca di andare fuori dalle sue corde, ma questo non è un male, quando è l’ultimo uomo in retrovia è sempre un ostacolo molto difficile da saltare nell’uno contro uno.

Lucas Matewa (2 GP, 1 assist, +1): Utilizzato solo in un paio di occasioni, ha già dimostrato di avere potenziale futuro. Ma gli andranno date le possibilità di crescere e sbagliare senza troppa pressione.

Attaccanti

Alessio Bertaggia (45 GP, 7 gol, 11 assist, +1): Per impegno e abnegazione non è secondo a nessuno, ma spesso la sua foga lo tradisce con controlli sbagliati, errori di posizionamento ed esposizione a brutti check dagli avversari. In quanto a produzione offensiva anche qui spreca molto del suo potenziale, arrivando a segnare solo quando si trova a tu per tu con il portiere e tutto sommato in cifre molto basse per le sue capacità e a periodi troppo alterni. Occorre veramente capire quale debba essere il suo ruolo nel line up, anche se nel bottom six è un grande generatore di energia.

Luca Cunti (11 GP, 1 gol, 3 assist, +2): Una stagione a dir poco da dimenticare per lo zurighese. Prima la fatica a trovare punti e gioco, poi due infortuni in serie, con tempi di recupero alquanto lunghi. Non è un mistero che il numero 12 fosse poco “visto” da Ireland, ma lui ha fatto forse pure meno per riguadagnarsi la fiducia. Di fatto la sua “era” a Lugano poteva essere l’occasione di un rilancio, alla fine è passato senza lasciare il segno. Un peccato sprecare così tanto talento.

Timo Haussener (2 GP, nessun punto, bilancio neutro): Un vero oggetto misterioso, il ragazzone venuto dall’EVZ Academy lo si è visto pochissimo in prima squadra ma merita sicuramente di potersi giocare le sue carte in futuro.

Gregory Hofmann (54 GP, 32 gol, 23 assist, +17): Una stagione a dir poco straordinaria per l’attaccante futuro dello Zugo. Mette a segno 32 reti, spacca e risolve partite, tira fuori da varie crisi il Lugano praticamente da solo ed entusiasma per la sua voglia anche dopo aver firmato con i Tori. Nel corso della regular season è un ira di dio e il Lugano sperava di potersi aggrappare a lui anche per fare un po’ di strada nei playoff, ma i suoi futuri compagni non gliel’hanno permesso. Fermato lui con marcature strettissime si è fermato tutto il Lugano, tanto per capire quanto fosse fondamentale per i bianconeri e quanto possa fare la differenza. Insostituibile, mancherà immensamente al Lugano.

Luca Fazzini (54 GP, 12 gol, 16 assist, -7): Una stagione più in chiaro-scuro rispetto alla scorsa eccellente annata, tanto da venire relegato nel quarto blocco piuttosto stabilmente e addirittura spesso usato semplicemente come jolly in power play. Commette errori anche banali, è vero, e non è il primo della classe in backcheck, ma in quei pochi minuti di ghiaccio mette assieme comunque una cifra ragguardevole di punti. Forse ogni tanto occorre usare più il bastone con lui, ma in questa maniera rimane sprecato. È un attaccante puro con qualità che tutti conosciamo, può migliorare in ogni campo ma non di certo snaturarsi.

Henrik Haapala (24 GP, 4 gol, 16 assist, +18): È un giocatore di sicuro valore, ma arriva a Lugano in situazione di bisogno per il club bianconero, senza preparazione estiva e reduce da un’operazione all’anca. Sembra un film già visto con Emerson Etem, ma il finnico ha perlomeno più tempo a disposizione. Mostra una buona intesa con Hofmann giovandone per punti fatti, tanto lavoro e abnegazione ma il suo gioco è fin troppo “elementare” e gira troppo spesso al largo dalla porta, risultando poco produttivo personalmente. Viene infine fermato da un infortunio e al suo ritorno nei playoff mostra cose buone, ma nel complesso non ha saputo (o potuto) portare quel qualcosa in più.

Mauro Jörg (54 GP, 5 gol, 10 assist, -3): Giocatore diligente e di sicuro affidamento, nel bottom six si è ritagliato il suo posto con professionalità e ottima voglia, ma è anche poco produttivo e a volte sembra quasi giri e pattini a vuoto. Nel complesso tanti buoni propositi ma meno consistenza.

Giovanni Morini (52 GP, 16 gol, 5 assist, +17): Una delle note liete in una stagione tribolata. L’italiano ha raggiunto la completa maturità, dimostrando di poter svolgere qualsiasi ruolo in attacco e di essere un uomo dal sicuro affidamento, sia per attitudine che per disciplina di gioco. Come auspicato una stagione fa è pure riuscito finalmente a rendersi più pericoloso al tiro trovando ben 16 reti, alcune delle quali pesanti e anche di pregevole fattura. Un altro di quei giocatori su cui basare la ripartenza del Lugano nel futuro.

Jani Lajunen (45 GP, 8 gol, 16 assist, -3): Non è partito benissimo e poi è stato fermato bruscamente da un’appendicite acuta che lo ha debilitato non poco sul piano fisico anche al suo rientro. Oltre a questo il centro finlandese ha fatto veramente fatica a ritrovare il suo gioco, mancando di esplosività e resistenza, se non a ridosso dei playoff con alcune prestazioni incoraggianti. Purtroppo però anche nella serie contro lo Zugo ha perso il duello contro i centri avversari, e messo assieme il tutto è stata una stagione ben al di sotto dei suoi standard, non tanto sul piano numerico ma su quello dell’impatto nel gioco.

Maxim Lapierre (49 GP, 10 gol, 21 assist, +1): La più grande delusione della stagione in casa Lugano. Non è tanto sulle reti o sugli assist che ci si attendeva una ripetizione (numeri comunque discreti) ma il canadese è mancato completamente sul piano della leadership, del controllo del gioco e quello della disciplina. Terzo giocatore più penalizzato del campionato (il doppio dei minuti di una stagione fa) ha mostrato grande nervosismo, approssimazione nella gestione del disco e incapacità di prendere le decisioni giuste al momento giusto. Ha comunque firmato il rinnovo, lo si deve recuperare e poi determinare quale sarà il suo ruolo con il nuovo coach.

Sebastien Reuille (40 GP, 4 assist, -1): Il suo canto del cigno sono stati gli incredibili playoff di un anno fa e oggi ha avuto la lucidità per capire che questa sarebbe stata la sua ultima stagione da professionista. Non ha mai mancato di metterci impegno anche nei pochi minuti di ghiaccio, come sempre fatto nelle sue oltre 1000 partite in NL e alla fine il suo spazio se l’è sempre guadagnato con l’attitudine giusta. Un guerriero.

Raffaele Sannitz (52 GP, 12 gol, 31 assist, +12): Più punti che anni. E quando uno è nato nel 1983 non è roba da poco. Al fianco di Hofmann ha portato a termine un eccezionale campionato da 43 punti e non solo per la presenza del topscorer al suo fianco, perché anche lo stesso Hofmann ha giovato della sua intelligenza di gioco. Sempre al posto giusto, letale anche sottoporta e uomo assist non indifferente, dei 31 passaggi messi assieme ben pochi erano banali o casuali. Un grande potenziale scoperchiato a 35 anni, non male.

Loic Vedova (14 GP, 1 assist, +2): Mai preso in considerazione nonostante i buoni propositi, ha giocato pochi brevi cambi in poche partite. Quando è in pista è argento vivo e si mangia il ghiaccio, avrà nuove chances, si spera.

Matteo Romanenghi (50 GP, 5 assist, -4): Non è ancora arrivato il salto definitivo verso la maturità per il numero 70. Indiscutibile l’impegno e l’attitudine, anche quando a fine stagione è stato impiegato con il contagocce, ma senza qualcuno di alto livello al suo fianco risulta piuttosto inconcludente e incompiuto. Zero reti in stagione, il potenziale per fare molto meglio c’è ma va sfruttato.

Linus Klasen (32 GP, 6 gol, 21 assist, +16): Poteva essere la stagione del rilancio, invece si è trasformata ancora in un campionato difficile. Subito fuori per infortunio dopo poche partite ha perso il posto a favore del suo sostituto Haapala, venendo relegato in tribuna fino a quando lo stesso finnico non è finito ai box. Da lì un buon crescendo e buone sensazioni, con ottime partite che auspicavano il suo vero “ritorno”, tanto da riguadagnarsi il suo posto fino alle nuove noie fisiche in Gara-1 dei playoff. Mai veramente sereno e a suo agio nel sistema di Ireland, ha bisogno di ricominciare di nuovo per essere se stesso dopo una stagione difficilmente giudicabile.

Dario Bürgler (54 GP, 13 gol, 14 assist, +15): Ha vissuto due terzi di stagione veramente difficili, faticando a trovare la rete e quindi le sue sensazioni migliori. Per un periodo non gli riuscivano nemmeno le cose più facili, poi Ireland ha avuto il pregio di metterlo accanto a Sannitz e Hofmann e anche lui ha giovato del potenziale del primo blocco. Si è rivisto il vero Bürgler solo nel finale e nei playoff, chiudendo comunque con un discreto bottino di punti, un buon auspicio in vista futura, ma per quattro mesi è stato quasi un fantasma.

Julian Walker (45 GP, 9 gol, 6 assist, -1): Sempre affidabile, senza paura nel giocare fisico e nell’andare a cercare colpi, rimane uno dei migliori forechecker in circolazione. Ogni tanto fa mettere le mani nei capelli quando vuole andare al tiro, ma tutto sommato il numero 91 ha disputato una buona stagione, regolare e senza grossi buchi.

Coach

Greg Ireland: Non ha saputo riunire quel gruppo fantastico di una stagione fa e ha vissuto molto male la storia del mancato rinnovo del contratto. Nervoso pubblicamente come non lo era mai stato da personaggio pacato e pacifico quale si era fatto apprezzare, ha trasmesso questi sentimenti anche alla squadra, mai tornata quella di prima e apparsa irrequieta e slegata. Anche sul piano del gioco si è interstardito su mantra che alla lunga non hanno più funzionato aggrappandosi ai singoli, ma è stato pure lasciato un po’ troppo solo. Paga per primo i risultati ampiamente deludenti, ma non dovrà essere l’unico imputato al banco e va comunque riconosciuto che ha fatto vivere grandi emozioni al suoi tifosi sfiorando il titolo la scorsa stagione.

Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

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