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The Off-ice: “Mi chiamo Arthur Howie Ross, e sono un rivoluzionario”

Il trofeo da lui ideato e destinato al miglior marcatore della stagione NHL è soltanto una delle innovazioni portate da Art Ross, protagonista di una vita dedicata all’hockey in ogni ruolo possibile

© HockeyGods.com

Naughton, in Ontario, oggi non esiste più. È stato sciolto nel 1973 per conglobarlo alla cittadina di Walden. Nemmeno Walden esiste più, dato che da una ventina di anni fa parte di Greater Sudbury, città che oggi conta circa 160’000 abitanti, poco più a nord del lago Huron.

E chissà quindi se ci sarà ancora quella vecchia casa di listelli di legno acquistata dallo scozzese Thomas Barnston Ross e in cui vedono la luce ben dieci fratelli, nove maschi e una sola femmina. Tra questi fratelli, Arthur Howie è il quarto (la data di nascita non è chiara, se 13 gennaio del 1885 o del 1886) e ben presto si trasferisce con la famiglia a Lake St. John dopo una tappa ancora in Ontario.

“Art” non ha paura di tutti questi spostamenti, la sua famiglia gli aveva trasmesso la mentalità lavoratrice e intraprendente, soprattutto quando in estate si dovevano percorrere quasi trecento chilometri a piedi due volte per i rifornimenti necessari al lungo inverno canadese.

© Wikipedia

Arthur a dieci anni contribuisce già alla sopravvivenza della famiglia, lavora come contatore alla stazione di scarico commerciale vicino al lago Whitefish, e nelle pause di lavoro legge e fa i compiti di matematica che gli consegna la madre al mattino assieme al pranzo. Marguerite vuole che i suoi figli crescano colti e curiosi, ad Art insegna anche il francese oltre all’ojibwe e l’innu-aimun, lingue indigene parlate dai nativi sulle coste del Labrador.

Il piccolo Art, oltre alle lingue e alla cultura del lavoro, impara anche a pattinare nei numerosi laghetti della zona e nemmeno adolescente si trasferisce con la madre a Montréal, che nel frattempo si è separata dal marito per sposare Peter McKenzie, principale nell’azienda in cui lavora l’ex marito.

A Montréal Ross si iscrive alla Westmount Academy, dove eccelle sia negli studi che negli sport, ma si appassiona soprattutto all’hockey, grazie anche all’amicizia con i futuri Hall of Famer, Lester e Frank Patrick, e disputa la prima partita ufficiale nel 1901 con la squadra dell’accademia.

Negli anni a seguire Ross riesce a trovare una buona carriera nella National Hockey Association (la NHL non è ancora nata) mostrandosi come un difensore aggressivo ma anche innovativo. Ross porta infatti per primo lo stile del difensore puck mover, con cui si distingue in discese e slalom fino alle porte avversarie, creando anche più di una discussione con i compagni attaccanti, abituati a riceve il disco dai difensori già nel proprio terzo.

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Il suo stile di gioco rompe gli schemi, la sua intelligenza gli permette di imporsi come il primo difensore all rounder dell’hockey nordamericano, creando di fatto una nuova tipologia di giocatore.

La carriera di Ross come giocatore termina a Montréal nel suo unico anno di NHL nel 1918 (anno di fondazione della lega) per proseguire quella di allenatore che lo avrebbe portato ai Bruins per ben tre decenni. Arriveremo naturalmente anche a questo fondamentale capitolo della sua vita, ma ora ci fermiamo un attimo attorno al 1915, quando Ross è ancora un giocatore e la sua intraprendenza sta per segnare a lungo e indelebilmente il gioco dell’hockey.

Già funzionario di banca, responsabile vendite di un grosso distributore di farine e infine proprietario di un negozio di articoli sportivi, Ross si sposa con Muriel McKay, dalla quale ha avuto due figli maschi prima del matrimonio, Arthur Jr. e John.  I due figli non seguiranno le gesta sportive del padre, ma saranno sempre con lui in varie società e lo supporteranno nelle sue capacità innovative e aziendali.

Verso la fine degli anni 20, Ross ha un cruccio. Troppi giocatori vengono feriti al volto dai dischi, in quegli anni fatti di gomma naturale e legno, il che li rende spigolosi, rigidi e tendenti alle rotture e difficilmente controllabili. Ross cerca quindi di costruire qualcosa di nuovo, un disco meno spigoloso e più compatto, assemblato a “fette” e meno pericoloso, ma soprattutto con i caratteristici bordi smussati, che lo rendono molto più maneggevole.

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Ross testa il disco più e più volte sul laghetto vicino casa nel Massachusetts assieme ai figli e alla fine convince la NHL appena costituita ad utilizzare il suo disco, che manterrà tale fino alla fine della seconda guerra mondiale, quando l’avvento della gomma sintetica permetterà la costruzione di dischi con un pezzo unico, ma il design rimarrà per sempre quello progettato dalla famiglia Ross.

Art Ross nel frattempo continua a lavorare sull’evoluzione del gioco e questa volta si concentra su un altro aspetto: le porte. La costruzione dell’epoca vede delle porte spigolose con una rete rigida, il che spesso fa rimbalzare il disco fuori senza poter capire se sia o meno entrato in gol. Ross disegna quindi una porta con gli angoli interni arrotondati e una rete morbida e dopo un paio di test nel 1927 la NHL decide di utilizzare subito quel prodotto, che sarà poi richiesto dalle altre leghe nordamericane.

La gabbia prodotta da Ross sarà la porta ufficiale utilizzata da tutte le federazioni mondiali, subendo un’unica modifica nel 1984, ma di nuovo l’inventiva del canadese si dimostra decisiva nell’evoluzione dell’hockey, e non è finita qui. Ovviamente Ross ha scritto la propria storia anche come allenatore e general manager dei Bruins, per i quali rimane dal 1924 al 1954 con un’interruzione di soli due anni tra il 1927 e il 1929, vincendo due Stanley Cup.

Nel 1943, proprio mentre è alla guida dei Bruins, Ross sconvolge le regole del gioco quando, in una partita contro i Blackhawks con i suoi ragazzi sotto per 5-4, richiama il portiere Bert Gardiner in panchina e schiera un attaccante in più tra lo sgomento generale e la confusione degli arbitri.

© NHL.com

Il gioco viene fermato, si consultano carte e regolamenti, si fanno telefonate a destra e sinistra, ma da nessuna parte è scritto che i sei giocatori sul ghiaccio debbano avere dei ruoli definiti e a Ross viene permesso di proseguire. Purtroppo la tattica non permette ai Bruins di pareggiare e Clint Smith sarà il primo giocatore della storia a segnare un “empty-netter” per il 6-4 definitivo, ma la mossa di Ross ha stregato tutti e oggi rimane la tattica ovvia per cercare di pareggiare nel finale di partita.

Ross, che operò pure come arbitro per quattro stagioni a cavallo degli anni 20, vuole però che il suo nome resti ben impresso nella memoria di quella NHL che lo aveva visto da giocatore solo per tre partite con i Montréal Wanderers, che il suo nome venga pronunciato a ogni stagione. Ecco quindi che lasciata la panchina dei Bruins con due Stanley Cup in bacheca per diventarne solamente General Manager, viene presentato alla NHL il trofeo Art Ross, destinato al miglior marcatore della lega.

Il premio viene introdotto nel 1947 e il primo ad aggiudicarselo è Elmer Lach dei Montréal Canadiens, e ad oggi, dopo l’Hart Memorial Trophy e il Conne Smythe Trophy è il riconoscimento individuale più prestigioso della NHL.

Dopo quest’ultimo “timbro” sulla storia dell’hockey, Ross si ritira definitivamente a vita privata e si spegne in una casa di cura del Massachusetts all’età di 79 anni nel 1964. Protagonista di una vita dedicata al lavoro e all’hockey, Arthur Howie Ross è riuscito a iscrivere il suo nome nella storia di questo sport, da giocatore, allenatore, manager, inventore, innovatore e persino da arbitro.

Da qualunque angolazione la si guardi, la storia del Signor Ross è una storia da raccontare.

Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

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