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Interviste

Canonica: “In Canada posso ancora crescere, vivere la Memorial Cup è stato eccezionale”

Il giovane di Lugano: “È stato un anno intenso ed il percorso nei playoff mi ha dato tantissimo. Il Draft? Ci penso, ma ho avuto l’esempio da Pascal Dupuis che una carriera NHL è possibile anche senza essere selezionati”

© Shawinigan Cataractes

SHAWINIGAN – È stata una stagione intensa e significativa quella che ha vissuto l’attaccante ticinese Lorenzo Canonica oltre oceano, dove con la squadra canadese degli Shawinigan Cataractes ha vinto il titolo in QMJHL, prima di prendere parte alla mitica Memorial Cup.

L’avventura del giovane cresciuto nel settore giovanile del Lugano si è interrotta dopo una sconfitta all’overtime nella sfida di semifinale ma, mentre nella notte di mercoledì si gioca la finalissima, a Canonica è rimasta l’esperienza di un’annata da ricordare.

“Vivere in prima persona la Memorial Cup è stato un evento davvero eccezionale. L’organizzazione è pazzesca, ai livelli della NHL oppure dei Mondiali U20, e senti davvero che tutto il Canada sta seguendo le tue partite”, ci ha spiegato al telefono il 18enne. “Ho avuto la possibilità di giocare contro le migliori squadre degli altri campionati, e questo sicuramente non ti capita tutte le stagioni”.

Nei match di Memorial Cup c’è sempre un entusiasmo incredibile, l’atmosfera è simile anche per il resto della regular season?
“Diciamo che quest’anno, per colpa anche del Covid, c’è stato un po’ meno pubblico del solito. Ma durante i playoff l’atmosfera era davvero pazza, la nostra pista era completamente piena ed in città l’hockey è qualcosa di molto sentito”.

Che bilancio puoi trarre dalla tua stagione? Hai vinto il titolo e giocato quasi 70 partite…
“È stato un anno veramente intenso. Solitamente in Svizzera a livello U20 si fanno una quarantina di partite a stagione, mentre qui si arriva ad una settantina e gli impegni sono tanti. Come squadra siamo riusciti a vincere il titolo, è stata dura è lunga, ma eravamo davvero contenti dei nostri risultati”.

A livello personale invece come valuti quanto fatto?
“La prima parte di stagione per me è andata molto bene, ogni partita che passava mi sentivo meglio ed essere ritornato al centro mi ha permesso di ritrovare il mio gioco. Dopo Natale, considerando che ai Mondiali U20 abbiamo giocato una sola sfida, sono rimasto fermo praticamente un mese ed alla ripresa mi sono infortunato alla prima uscita. Lo stop è durato un altro mese, dopodiché ho avuto altri acciacchi e nei playoff ho dovuto stringere i denti giocando nonostante un infortunio. Direi insomma che la prima parte di stagione è stata molto positiva, nella seconda ho dovuto rallentare ma sono comunque contento di aver ritrovato il mio gioco ed ho tanta fiducia per la prossima stagione”.

© Shawinigan Cataractes

Rispetto a quando sei partito da Lugano, ti senti cambiato e progredito come giocatore?
“Sì, molto. Questo lo devo soprattutto al percorso molto lungo che abbiamo avuto nei playoff, fare parte di questa squadra mi ha insegnato tanto ed è stato significativo giocare al fianco di ragazzi che hanno già avuto delle esperienze nel preseason NHL. Ho potuto imparare molto da loro e da tutto l’ambiente in cui mi sono ritrovato… Sicuramente sono una persona ed un giocatore diverso rispetto a quando sono partito dal Ticino”.

Deve essere stata una sfida anche a livello umano. Trasferirsi in Canada a 17 anni, e con la pandemia a rendere più complicate le cose…
“È stata molto dura, soprattutto la passata stagione. Mi sono trasferito nel mese di gennaio ed ho dovuto adattarmi ad un nuovo club, a nuove persone ed anche a un nuovo stile di gioco. Il Covid poi non ha aiutato, c’erano tante limitazioni e non potevamo giocare con regolarità. Quest’anno è invece andato tutto meglio. Non si può parlare di normalità perché la pandemia ha ancora dato dei problemi, ma di quella che è stata la mia prima vera stagione in Canada sono felice”.

In questo anno e mezzo hai vissuto con una famiglia del posto?
“Quando mi ero trasferito la situazione era molto seria, il Covid aveva colpito il Canada in maniera molto violenta. Sostanzialmente non potevamo uscire di casa ed il club si era organizzato trovando una casa per i giocatori, dove vivevamo tutti assieme. Quest’anno invece ho potuto trasferirmi in una famiglia locale, e con loro mi sono trovato benissimo sin dal primo momento. Anche questo aspetto ha influito sulla mia stagione, tutto ha contribuito ed ora sono contento di quanto vissuto”.

Il Draft NHL è dietro l’angolo e tu sei ancora eleggibile. Speri in una chiamata?
“La speranza è sempre l’ultima a morire, ma andrà come andrà. Continuerò a dare il massimo sul ghiaccio, e sono sicuro che se non arriverà una chiamata al Draft altre occasioni si presenteranno in futuro. Ho alcuni esempi anche nella mia squadra, come Pascal Dupuis che è stato il nostro assistente allenatore, e lui pur non essendo draftato ha comunque fatto una grande carriera in NHL giocando al fianco di Sidney Crosby e vincendo una Stanley Cup. Prendo davvero lui come esempio”.

© Shawinigan Cataractes

La scorsa estate eri inoltre stato invitato al camp dei Los Angeles Kings…
“È stata un’esperienza incredibile. Potersi allenare con giocatori come Anze Kopitar oppure Dustin Brown è stato pazzesco, si può imparare anche solo guardandoli e vivendo il loro stesso ambiente. In NHL tutto è molto professionale, a partire dal modo in cui venivamo trattati, ed è stato bellissimo. Direttamente non sono rimasto in contatto con i Kings, ma nel meeting di uscita ci hanno informati che il club ci avrebbe seguiti per tutta la stagione restando in contatto con agenti e allenatori”.

Ora per te arriveranno i Mondiali U20, che verranno recuperati dopo l’annullamento dello scorso gennaio…
“Sarà molto particolare giocare nel mese di agosto. A livello U20 siamo abituati a giocarli nella pausa natalizia, mentre durante l’estate solitamente ci si allena prevalentemente fuori dal ghiaccio. Insomma, penso proprio che avrò pochi giorni di vacanza!”.

Hai già un’idea di quale scelta farai per la prossima stagione?
“Il mio obiettivo è quello di tornare in Canada, perché sono consapevole di avere ancora tante cose che posso migliorare. In questa stagione ho davvero accumulato un bel bagaglio d’esperienza, ho ben in chiaro su cosa lavorare e cosa fare l’anno prossimo… Probabilmente non avremo una squadra che potrà arrivare nuovamente al titolo, ma sono sicuro che potrà essere un’altra buona stagione per crescere e fare un altro passo verso il professionismo”.

Immagino che nel frattempo il Lugano ti stia seguendo da vicino…
“Certo, sono sempre in contatto con l’allenatore degli U20 Elit, Luca Gianinazzi, con il DS Hnat Domenichelli e vari agenti. Sono chiaramente sempre felice di sentirli, ed anche durante l’estate penso mi allenerò in alcuni momenti con il Lugano, anche se questa estate avrò meno tempo del solito visto che devo recuperare dall’attuale infortunio e poi arriveranno i Mondiali U20”.

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