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Interviste

Mitell: “Le assenze portano a varie difficoltà, lavorare duro e restare uniti è l’unica strada”

Il coach bianconero alla vigilia di Zugo: “Altri giocatori possono avere più minuti e responsabilità, questa esperienza potrebbe tornarci utile anche sul lungo periodo. Il mercato? Non ci sono molti svizzeri disponibili”

(Photobrusca)

LUGANO – Il Lugano ha chiuso il weekend con il punto raccolto domenica alla PostFinance Arena, dove il Berna si è imposto per 2-1 all’overtime. La situazione in casa bianconera si è però fatta difficile anche dal punto di vista degli infortuni, che renderanno molto impegnative le partite che ci separano dalla prima pausa.

“Ovviamente questa situazione incide sulla squadra, sull’intesa e sulla composizione del lineup”, ci ha spiegato l’allenatore Tomas Mitell. “Allo stesso tempo dobbiamo concentrarci su chi può entrare e prendere il posto degli assenti, perché non possiamo fare molto altro. Ora pensiamo ad affrontare nel miglior modo possibile una settimana con tre partite. Vogliamo partire forte, lavorare duramente e restare uniti. È l’unica strada”.

In queste situazioni si dice sempre che perlomeno si creano delle opportunità per altri giocatori, che altrimenti avrebbero meno ghiaccio…
“Penso che nel complesso sinora abbiamo giocato in maniera piuttosto solida. I risultati sono stati un po’ altalenanti, ma generalmente le prestazioni sono state buone. L’aspetto positivo delle assenze è proprio che aprono delle porte ad altri giocatori, che possono avere più minuti e ruoli più importanti. In difesa penso a Guebey e Brian Zanetti, ma hanno giocato anche Togni e Cjunskis. A Berna hanno avuto più spazio anche Henry e Olsson. Sono opportunità per accumulare esperienza e questo potrebbe esserci utile sul lungo periodo”.

A Berna avete però fatto particolarmente fatica a creare gioco offensivo. Quanto hanno pesato le assenze e la qualità che viene a mancare?
“Probabilmente un po’ hanno inciso. Se hai sei giocatori svizzeri infortunati, alcuni dei quali sono anche nazionali, non è facile sostituirli. Se occupano determinate posizioni significa che fanno qualcosa di buono. Bisogna però riconoscere anche i meriti del Berna, che ci ha messo molta pressione e ci ha reso la vita difficile, soprattutto nel primo periodo. Negli ultimi due tempi ho invece visto una partita piuttosto equilibrata, nella quale nemmeno loro hanno creato tantissimo. Possiamo prendere diverse cose positive da quei quaranta minuti, mentre il primo periodo ci ha mostrato che dobbiamo fare meglio”.

Hai distribuito i giocatori più importanti su tre linee, per poi riunirne alcuni nel terzo tempo a Berna. Come cerchi l’equilibrio tra queste due soluzioni?
“È facile parlare dei giocatori migliori, ma ognuno ha un ruolo diverso. Per esempio abbiamo provato per qualche partita Lycksell, Sanford e Fazzini insieme, senza che in quel momento trovassero un’intesa particolarmente efficace. In un campionato così equilibrato, con tante partite e tutti i viaggi che abbiamo affrontato in ottobre, dobbiamo anche distribuire il tempo di ghiaccio. A Berna, nei primi due periodi, probabilmente la nostra miglior linea è stata quella di Aleksi Peltonen, Morini e Besanidis. Nel terzo abbiamo provato a cambiare qualcosa e il terzetto con Kupari, Innala e Shore ha fatto alcuni buoni cambi, trovando anche il pareggio. Abbiamo questa possibilità, ma nelle linee servono caratteristiche diverse”.

Dopo la sfida contro il Kloten, Fazzini ha usato parole forti, affermando che “forse qualcuno pensa che siamo diventati gli ZSC Lions”. In questa fase serve anche un lavoro mentale in quel senso?
“Le interviste subito dopo una partita, soprattutto quando perdi, vanno considerate nel loro contesto senza ingigantire ogni parola. Ci sono le emozioni, vuoi vincere e quando non ci riesci sei frustrato e hai bisogno di sfogarti. Capisco che dal punto di vista dei media siano dichiarazioni che possono offrire buoni titoli, ma se chiedeste oggi a Fazzini probabilmente darebbe una risposta diversa. Contro il Kloten abbiamo creato parecchio gioco… Non so se si possa parlare di dominio, ma abbiamo creato abbastanza. Loro hanno sfruttato le occasioni, noi no, e sentivamo che fosse una partita che avremmo potuto vincere. La frustrazione c’è sicuramente. Dopo una sconfitta escono spesso discorsi sul lavorare di più, rispettare maggiormente la struttura, avere la mentalità giusta o giocare meno complicato. Sono reazioni normali del dopopartita, alle quali bisogna dare il giusto peso”.

Il Lugano non riesce a vincere due partite consecutive dallo scorso mese di gennaio, ovvero 30 match complessivi. Pensi che dietro questa difficoltà ci sia un problema più profondo?
“Non avevo mai considerato la situazione in questi termini, ma sicuramente è passato troppo tempo e dobbiamo riuscire a ottenere due vittorie di fila. Non penso però che ci sia necessariamente qualcosa di più profondo. In questa stagione abbiamo perso alcune partite nelle quali avremmo potuto ottenere un risultato migliore, a volte va così. Non sono particolarmente preoccupato per questo dato. Quanto alla mentalità, ne parliamo praticamente ogni giorno: lavorare duramente, giocare insieme come gruppo ed essere orgogliosi di indossare la maglia del Lugano. È ciò che cerchiamo di trasmettere quotidianamente e penso che per buona parte della stagione i giocatori lo abbiano dimostrato”.

Quando si parla di giocare più semplice, il rischio è rinunciare alla qualità che vuoi aggiungere al gioco offensivo?
“La scorsa stagione lavoravamo molto duramente e dovevamo fare tanta fatica per costruire il nostro attacco e segnare. Ora stiamo cercando modi per creare qualche occasione in più attraverso la qualità e la circolazione del disco. A volte questo comporta avere più giocatori in movimento e meno uomini davanti alla porta, ma se non porti nessuno in quella zona segni meno. Bisogna trovare un equilibrio. A volte puoi dare l’impressione di giocare bene nel terzo offensivo, ma rimanere soprattutto sul perimetro, dove tenere il disco è più facile. Dobbiamo combinare le due cose: appoggiarci ai difensori, tirare e andare davanti alla porta, trovando anche occasioni di qualità. Immagino che sia una ricerca comune a molte squadre del campionato”.

Vista la situazione ti aspetti qualche intervento sul mercato, magari attraverso dei prestiti?
“Soltanto due o tre settimane fa parlavamo dei giocatori che restavano fuori e di come gestire il lineup. Poi gli infortuni sono arrivati uno dopo l’altro. Steinmann tiene sempre d’occhio il mercato, ma sei dei sette assenti sono svizzeri e non credo che ci siano molti giocatori svizzeri disponibili. Siamo inoltre contenti dei ragazzi che abbiamo, gli ultimi due periodi a Berna hanno mostrato che possiamo giocarcela in trasferta contro una buona squadra. Dobbiamo restare uniti, anche come organizzazione, con i nostri tifosi che ci hanno sostenuto molto bene durante tutta la stagione”.

Dahlström, Canonica e Marco Zanetti vengono valutati giorno per giorno. C’è la possibilità di rivedere qualcuno prima della pausa?
“Non credo, purtroppo. Forse Dahlström sabato, vedremo, e anche Marco Zanetti potrebbe avere una possibilità per quella partita. Dobbiamo però considerare che subito dopo ci sarà la pausa per le Nazionali e valutare quanto vogliamo rischiare. Non è l’ultima partita della stagione, anche se naturalmente abbiamo bisogno di vincere. Canonica invece non giocherà prima della pausa”.

State cercando di capire perché si siano concentrati così tanti infortuni? Può esserci un legame con la preparazione o con il carico di questo periodo?
“Ne abbiamo parlato anche in una riunione lunedì e rivalutiamo continuamente ciò che facciamo, cercando di capire dove possiamo migliorare o modificare qualcosa. Il calendario di ottobre è stato pesante, con tanti viaggi e trasferte lunghe, e questo potrebbe aver avuto un ruolo. Molti infortuni sono però stati causati da contatti, tiri bloccati o situazioni in cui un avversario è caduto su un nostro giocatore. Non abbiamo avuto molti problemi muscolari, per esempio all’inguine o alle anche, sui quali potenzialmente puoi avere un controllo maggiore. Continueremo ad analizzare la situazione, come facciamo sempre, ma non ho una risposta precisa”.

Thomson è arrivato anche per le sue qualità in powerplay, ma finora non sembra aver mostrato la sua versione migliore. Come valuti il suo inserimento?
“Sta cercando un equilibrio tra le sue capacità di pattinaggio, il potenziale offensivo e la necessità di giocare all’interno della struttura, trovando continuità nelle cose che funzionano. Viene anche da un anno sulle piste più piccole, quindi mi auguro che possa continuare nella giusta direzione e adattarsi sempre meglio a questo campionato, che propone uno stile un po’ diverso rispetto a Svezia e Finlandia. Ci lavoriamo ogni giorno e sono sicuro che lui, come tutti gli altri, voglia migliorare. Noi cerchiamo di aiutarlo nel miglior modo possibile”.

Una delle note positive di Berna è stata la prestazione di Schlegel. Come lo hai visto?
“È tornato a essere lo Schlegel che abbiamo visto spesso nella scorsa stagione. Nel primo periodo è stato straordinario, poi negli ultimi due tempi la partita è diventata più equilibrata. Mi ha fatto piacere vederlo giocare con fiducia e fare alcune grandi parate quando ne avevamo davvero bisogno. Siamo contenti di averlo con noi, così come Mayer ha fatto bene finora. Questa settimana avremo tre partite e sono sicuro che vedrete entrambi sul ghiaccio”.

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