
Dopo ogni weekend di campionato HSHS vi proporrà una rubrica dedicata agli ultimi impegni di Ambrì Piotta e Lugano, da cui abbiamo tratto una serie di spunti che vi lasciamo di seguito.
Verranno selezionati cinque episodi o fatti interessanti che hanno caratterizzato i match delle squadre ticinesi, a volte con l’obiettivo di analizzare quando successo sul ghiaccio, altri semplicemente per strapparvi un sorriso!

1. C’è ancora il nome sulla bucalettere

(PostFinance/KEYSTONE/Salvatore Di Nolfi)
Martedì scorso a Ginevra, per la prima volta si sono scontrati Servette e Lugano dopo lo scambio di portieri che ha coinvolto Robert Mayer e Joren van Pottelberghe. Tra le aquile è partito titolare Charlin, ma visto il disastroso primo periodo, lo staff tecnico dei padroni di casa ha optato per la sostituzione con van Pottelberghe a partire dal periodo centrale.
La sfida tra i due protagonisti dello scambio è andata a Mayer, festeggiatissimo dal pubblico di casa e i suoi ex compagni prima dell’incontro, ma van Pottelberghe se l’è cavata egregiamente subendo una sola rete in quaranta minuti. L’ex bianconero ha ben figurato, ma tra la festa e la vittoria, il 37enne di origine ceca ha ribadito che in fondo Ginevra è ancora un po’ casa sua, e per stavolta le regole le ha ancora dettate lui stesso.
2. Bestie nere crescono

(Photobrusca)
Prima di venerdì sera, la peggiore partita giocata dal Lugano in questa stagione era stata quella in trasferta a Kloten persa per 5-2 dagli aviatori. Dopo venerdì sera la peggiore partita giocata dal Lugano in questa stagione è quella in casa contro il Kloten persa per 5-2 contro lo stesso avversario.
Oltre all’inizio disastroso – una sorta di “upgrade” rispetto allo scorso settembre – i bianconeri hanno piazzato il solito secondo tempo da incubo in cui la squadra di Liniger è stata di nuovo in grado di fare la differenza sui bianconeri. Una volta a preoccupare i tifosi del Lugano erano le partite contro Langnau e Rapperswil, ora però la squadra di Mitell si è concentrata a farsi portare a spasso anche dal Kloten. Che fatica.
3. Gli assenti non hanno sempre torto

Con le assenze a cui deve far fronte lo staff tecnico bianconero, a doverne approfittare sono i sostituti dei titolari infortunati, e tra chi ha colto l’occasione e chi non sta convincendo, gli spunti per Tomas Mitell e Stefan Hedlund sono diversi.
Henry al posto di Canonica in prima linea ha fatto quello che ha potuto, svolgendo diligentemente il suo compito, anche Besanidis a Berna ha ben figurato in quarta linea, e da quando ha guadagnato ghiaccio il migliore tra i “subentranti” – anche se non è considerato una riserva ma gode di più spazio – risulta essere Brian Zanetti, capace di prendersi tante responsabilità e di mostrare carattere e sicurezza.
Tra i rimandati figurano Aleksi Peltonen, anche se l’impegno non manca mai, e a forte rischio bocciatura risulta soprattutto Enzo Guebey, autore di due prestazioni nel weekend decisamente insufficienti. Lo scopo delle riserve deve essere quello di mettere in dubbio le scelte degli allenatori, il difensore francese per ora non ha ancora trovato lo spartito giusto.
4. Esempi lampanti

“Forse qualcuno pensa che siamo diventati lo ZSC”. Parole forti quelle di Luca Fazzini, parole da capitano in corpore dopo la defezione di Calvin Thürkauf durante la partita contro il Kloten. Parole pronunciate dopo appunto la bruttissima prestazione contro gli aviatori alla Cornèr Arena e che da un lato mettono un po’ di apprensione, dall’altro invece rassicurano sul fatto che nello spogliatoio bianconero c’è chi sa prendersi le sue responsabilità e vuole trasmettere messaggi chiari.
Tomas Mitell qualcosa aveva già intuito ad inizio stagione quando affermò che la scorsa regular season non regala alcun punto a ogni nuovo campionato e che le maniche vanno rimboccate come sempre. Le parole di Fazzini coincidono con l’avversario che la scorsa stagione frenò i bianconeri nei quarti di finale e che già da quel momento dovevano far capire la distanza da percorrere per avvicinarsi alle migliori, ma forse troppi complimenti dopo le sconfitte “onorevoli” nei playoff hanno un po’ ammorbidito parte della squadra.
5. Marce da ingranare

Tomas Mitell è un allenatore con un credo preciso: linee equilibrate e distribuzione il più parificata possibile dei tempi di gioco. Questo per lo svedese vale anche con la squadra in emergenza infortuni, con i giovani inseriti nelle varie linee con grandi responsabilità, ed è sicuramente un pregio saper mantenere un certo equilibrio. Come successo a Berna però a un certo punto le partite rischiano di stagnarsi, gli orsi a lungo in vantaggio non trovavano il colpo del 2-0 ma il Lugano non riusciva a cambiare sostanzialmente il corso della partita.
Finché anche lo staff tecnico si è accorto che la linea di Innala era la più pericolosa e ha inserito al suo centro Shore al posto di Tanner forzandone pure i tempi sul ghiaccio. Risultato? Rete del pareggio di Innala e successivo powerplay (poi sprecato in trenta secondi) con il Berna nel suo momento di maggior difficoltà. Non bisogna aver paura, in qualche salita occorre scalare di marcia e schiacciare sul gas.

