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National League

I Lions hanno tutto per riprendersi il trono, a Julien il compito di riaccendere il fuoco

Dopo una stagione costata il posto a Bayer, i Lions hanno rinforzato la rosa con Berni, Knak e Strömwall. Talento e profondità ne fanno la squadra favorita, mentre la vera sfida sarà trasformare l’abbondanza in nuova energia

L’inizio della stagione 2026/27 di NLA si sta avvicinando a grandi passi, ed anche quest’anno HSHS vi darà una completa panoramica di tutte le squadre che compongono il massimo campionato svizzero.

Giorno dopo giorno troverete sulle nostre pagine commenti e analisi dei vari club, a cui abbiamo aggiunto un nostro pronostico di posizione in classifica al termine della regular season.


ZSC LIONS

La rosa 2026/27

PORTIERI
Simon Hrubec (🇨🇿), Robin Zumbühl

DIFENSORI
Tim Berni, Timo Bünzli, Patrick Geering, Dean Kukan, Mikko Lehtonen (🇫🇮), Christian Marti, Jan Schwendeler, Yannick Weber

ATTACCANTI
Sven Andrighetto, Thierry Bader, Nicolas Baechler, Rudolfs Balcers (🇱🇻), Chris Baltisberger, Joshua Fahrni, Jesper Fröden (🇸🇪), Derek Grant (🇨🇦), Kimo Gruber, Simon Knak, Juho Lammikko (🇫🇮), Denis Malgin, Endo Meier, Willy Riedi, Justin Sigrist, Malte Strömwall (🇸🇪)


(PostFinance/KEYSTONE/Andreas Becker)

Un anno fa gli ZSC Lions si presentavano ai nastri di partenza forti di una storica doppietta, avendo conquistato nel giro di poche settimane sia la CHL che il titolo svizzero. Era stato il punto più alto di un ciclo costruito con pazienza, qualità e una profondità quasi senza paragoni in National League, ma anche l’origine di aspettative che avrebbero reso complicato valutare positivamente qualsiasi risultato diverso da un’altra finale.

La stagione 2025/26 non è infatti stata un fallimento in senso assoluto. Lo Zurigo ha chiuso la regular season al quarto posto con 91 punti, appena due in meno rispetto all’annata precedente, e con la miglior difesa dell’intero campionato. Nei playoff ha poi eliminato il Lugano con un netto 4-0 nei quarti, prima di arrendersi al Davos in semifinale. Per quasi ogni altra organizzazione si sarebbe trattato di un percorso più che dignitoso, ma alla Swiss Life Arena la misura del successo è inevitabilmente diversa.

La sensazione lasciata dagli zurighesi è infatti stata quella di una squadra mai davvero capace di ritrovare la continuità, l’energia e la precisione che avevano caratterizzato la cavalcata precedente. I Lions sono rimasti solidissimi senza disco, hanno potuto appoggiarsi al solito ottimo Simon Hrubec e hanno continuato a produrre fiammate di hockey dominante, ma troppo spesso sono mancati ritmo e concretezza offensiva. Le 147 reti segnate in regular season hanno rappresentato un bottino discreto, non però quello di una squadra costruita per imporsi con regolarità su qualsiasi avversario.

Il contesto non ha aiutato. La partenza di Juho Lammikko per il New Jersey aveva privato lo ZSC di un centro fondamentale in entrambe le direzioni della pista, mentre il tentativo di sostituirlo con Andy Andreoff non aveva dato i risultati sperati. L’arrivo durante l’inverno di Pontus Aberg – passato poi al Kloten già in febbraio – non aveva permesso di dare alcun impulso mancante.

Anche diversi elementi centrali del lineup hanno dovuto saltare delle partite. Sven Andrighetto e Denis Malgin hanno entrambi chiuso la regular season con 41 punti in altrettante presenze, confermandosi giocatori di classe superiore, ma non sono riusciti a disputare un campionato completo. Derek Grant si è fermato a 30 incontri, mentre Rudolfs Balcers ne ha giocati 34. L’attacco ha così faticato a trovare automatismi e combinazioni stabili, nonostante la qualità individuale rimanesse evidente.

Il rientro di Lammikko dal Nordamerica nel finale ha ridato equilibrio e alternative, ma è arrivato troppo tardi per cambiare davvero il volto della stagione. Dopo sole sei partite di regular season il finlandese si è immediatamente dimostrato utile, e nei playoff la sua presenza ha reso nuovamente più completo l’asse centrale.

La difesa, al contrario, ha continuato a offrire garanzie quasi assolute. Dean Kukan ha chiuso con 20 punti e un bilancio di +18, Yannick Weber con 14 punti e un +15, mentre Christian Marti, Patrick Geering e Dario Trutmann hanno dato struttura e affidabilità. Mikko Lehtonen ha aggiunto 24 punti e la consueta capacità di portare il disco, pur attraversando una stagione meno dominante rispetto ai suoi standard. Dietro a loro Hrubec ha completato una regular season eccezionale, con il 92.7% di parate, una media di 1.94 reti incassate e sei shutout.

Il primo turno di playoff contro il Lugano sembrava aver rimesso ogni elemento al proprio posto. Lo ZSC aveva controllato la serie con maturità, concedendo pochissimo e chiudendo il confronto senza sconfitte. In semifinale, però, il Davos ha saputo togliere tempo e spazio alle stelle zurighesi, imponendosi per 4-1. I Lions avevano segnato solamente otto reti in cinque partite e perso tre incontri decisi da uno scarto minimo, compresa l’ultima sfida ai supplementari, evidenziando quella mancanza di capacità di risolvere i momenti chiave che aveva fatto la differenza dodici mesi prima.

A pagare è stato Marco Bayer, con una decisione coerente con gli standard di un’organizzazione che non nasconde mai l’ambizione di voler dominare. Bayer ha successivamente accettato il ruolo di assistente al Ginevra, e al suo posto è arrivato un allenatore dal curriculum difficilmente eguagliabile in National League, ovvero Claude Julien.


ARRIVI
Simon Knak (F, Davos)
Tim Berni (D, Ginevra)
Malte Strömwall (F, Rapperswil)
Joshua Fahrni (F, Langnau)

PARTENZE
Daniil Ustinkov (D, Rapperswil)
Daniel Olsson (F, Lugano)
Pontus Aberg (F, Kloten)
Dario Trutmann (D, Bienne)
Denis Hollenstein (F, ???)
Harrison Schreiber (F, Davos)
Alessandro Segafredo (F, Rapperswil)
Johan Sundström (F, Sport)
Vinzenz Rohrer (F, Zugo)

STRANIERI
Simon Hrubec (G, 🇨🇿)
Mikko Lehtonen (D, 🇫🇮)
Jesper Fröden (F, 🇸🇪)
Rudolfs Balcers (F, 🇱🇻)
Malte Strömwall (F, 🇸🇪)
Juho Lammikko (F, 🇫🇮)
Derek Grant (F, 🇨🇦)


Il mercato ha ulteriormente innalzato il livello di una rosa che era già la più profonda del campionato. In entrata sono arrivati il difensore Tim Berni dal Ginevra, gli attaccanti Simon Knak dal Davos, Malte Strömwall dal Rapperswil e Joshua Fahrni dal Langnau. In questo senso la dirigenza non si è limitata a sostituire i partenti – anche se l’addio di Rohrer un po’ fa male – ma è stata aumentata ulteriormente la concorrenza interna, consegnando a Julien un gruppo nel quale sarà complicato trovare spazio persino per giocatori che in molte altre squadre avrebbero un ruolo di primo piano.

L’innesto più strutturale è quello di Berni. Il 26enne con il Ginevra si è imposto come uno dei migliori difensori rossocrociati del campionato, pur con qualche alto e basso. Mobile ma capace anche di giocare fisico, nella passata regular season ha raccolto 16 punti con un bilancio di +13. Il contratto di sei anni sottoscritto con lo ZSC dice molto più del semplice valore immediato dell’operazione, visto che Berni dovrà diventare uno dei pilastri della retroguardia e accompagnarne il graduale ricambio generazionale.

Knak offre invece un profilo che all’attacco mancava. È un’ala potente, capace di lavorare lungo le balaustre, proteggere il disco e arrivare nelle zone più scomode. A 24 anni possiede ancora margini di crescita importanti, e per lo Zurigo potrà diventare un giocatore centrale anche alla luce del lungo contratto.

Strömwall è l’aggiunta più concreta offensivamente. Lo svedese arriva da una stagione da 34 punti, di cui 17 reti, con il Rapperswil e ha confermato nei playoff la capacità di essere decisivo. Il suo tiro, la rapidità di esecuzione e l’efficacia in powerplay possono correggere una delle lacune emerse nella scorsa primavera.

Gli ZSC Lions dovranno però gestire anche sette stranieri tutti di livello. Considerato che Hrubec occuperà molto spesso uno dei posti disponibili, a ogni partita uno dei sei stranieri di movimento dovrà restare fuori. È un lusso che consente di assorbire infortuni e cali di forma senza abbassare il livello, ma rappresenta anche una sfida delicata nella gestione delle gerarchie.

Fahrni completa il mercato con una scommessa a basso rischio. La sua ultima stagione è stata complicata e si è chiusa senza punti nelle 20 presenze disputate in National League, ma a 23 anni conserva qualità interessanti e arriva con un contratto annuale che gli permetterà di giocarsi una nuova opportunità.



La scelta di Claude Julien come head coach è invece una chiara dichiarazione d’intenti. Il tecnico canadese ha diretto oltre mille partite in NHL, ha vinto la Stanley Cup con Boston nel 2011 e ha lavorato anche con Montreal e New Jersey. Arriva a Zurigo dopo quattro stagioni trascorse nell’organizzazione dei St. Louis Blues, prima come osservatore e poi come assistente, firmando un contratto valido sino al 2028.

Julien è abituato a panchine sulle quali c’è parecchia pressione, e questo è probabilmente l’aspetto che più ha convinto la dirigenza. Le sue squadre hanno tradizionalmente costruito il proprio successo su responsabilità condivise, equilibrio nelle due direzioni e chiarezza dei ruoli. Non si tratta quindi di rivoluzionare l’identità di un gruppo che sa già giocare ad altissimo livello, ma di restituirgli intensità, fame e una struttura offensiva più continua.

Il canadese non parte inoltre completamente da zero nel confronto con l’hockey svizzero. Nel recente passato aveva trascorso alcuni periodi ad Ambrì come consulente, esperienza favorita dalla sua conoscenza di René Matte, nel frattempo ingaggiato proprio come suo assistente a Zurigo e che potrà facilitare l’adattamento dell’head coach alle particolarità della National League. Questa resta comunque una variabile da non sottovalutare, visto che dimensioni delle piste, tempi del calendario e gestione degli stranieri richiederanno per Julien sensibilità e un certo apprendimento.

Il primo vantaggio di Julien è poter partire da un reparto portieri tra i più affidabili della lega. Hrubec è reduce da numeri dominanti e, a 35 anni, non mostra segnali di flessione. Alle sue spalle Robin Zumbühl ha fornito risposte convincenti, chiudendo la regular season con il 92.3% di parate e una media di 2.10 reti incassate in dieci presenze. Non è chiamato a contendersi il posto da titolare, ma ha dimostrato di poter concedere a Hrubec le necessarie pause senza esporre la squadra a rischi particolari.

Davanti ai portieri, l’arrivo di Berni aggiunge dinamismo a una difesa già ricchissima di esperienza. Kukan resta il punto di riferimento per completezza, uscita di zona e capacità di giocare contro le linee migliori, mentre Lehtonen è il difensore che può dare impulsi imprevedibili con il suo primo passaggio e incursioni offensive.

Weber, Marti e Geering assicurano struttura a presenza fisica, mentre Jan Schwendeler è cresciuto sino a diventare una presenza stabile. L’addio di Trutmann toglie un elemento affidabile, ma con Berni il reparto guadagna velocità e un elemento più giovane anche in prospettiva.

L’unico punto sul quale riflettere è l’età di alcuni veterani. Geering e Weber hanno rispettivamente 36 e 37 anni, Marti pratica un gioco che può logorare e anche Kukan non è più giovanissimo. Non è un problema nell’immediato, perché la qualità e l’intelligenza del reparto rimangono altissime, ma è comunque un aspetto da tener presente. L’assenza dalla CHL, dopo diverse stagioni vissute su due fronti, offrirà in questo senso più tempo per allenarsi e recuperare.

In attacco invece le combinazioni possibili sono quasi infinite. Il nucleo svizzero parte dalla coppia formata da Malgin e Andrighetto, due giocatori capaci di decidere una partita senza bisogno di molte occasioni. Il primo vede linee di passaggio precluse alla maggior parte degli avversari, il secondo rimane uno dei finalizzatori più completi della lega. Entrambi hanno prodotto un punto di media nell’ultima regular season, e mantenerli sani sarà una priorità.

Attorno a loro lo ZSC può schierare ali con caratteristiche molto diverse. Willy Riedi ha confermato la propria crescita con 11 reti, Nicolas Baechler continua a guadagnare peso nel lineup, mentre Chris Baltisberger e Justin Sigrist garantiscono energia, pattinaggio e lavoro senza disco. Knak aggiunge presenza fisica e capacità di attaccare la porta, offrendo a Julien un’opzione ideale per equilibrare una linea ricca di talento.

Tra gli stranieri, Lammikko e Grant permettono di costruire un asse centrale di grande sostanza. Il finlandese è eccellente negli ingaggi, nelle coperture e nella transizione, ma sa anche accompagnare l’azione e produrre punti. Il canadese porta invece un gioco duro, intelligenza e un tiro pericoloso, come dimostrano le 12 reti segnate in sole 30 partite nell’ultimo campionato. Avere entrambi a disposizione cambia profondamente la fisionomia del reparto rispetto a dodici mesi fa.

Sulle ali Balcers, Frödén e Strömwall assicurano tanti punti, velocità e capacità di finalizzazione. Il lettone aveva realizzato 14 gol in 34 partite prima che la sua stagione perdesse continuità, mentre Frödén ha chiuso a quota 32 punti ed è utile in molte situazioni. Strömwall può diventare il tiratore principale del powerplay e offrire quella minaccia immediata che nella semifinale contro Davos era mancata.

Proprio il powerplay – anello debole della scorsa stagione – sarà uno dei primi banchi di prova del nuovo staff. Le opzioni e soluzioni tecniche giuste sicuramente non mancano, ma l’ultima stagione ha mostrato che sommare il talento non basta, ed infatti questa è la fase di gioco nella quale i Lions possiedono il margine più evidente per tornare ad essere nuovamente una squadra dominante.

La profondità consentirà anche di distribuire meglio il carico. Nessun altro club dispone infatti della stessa combinazione tra stranieri affermati, giocatori svizzeri di livello internazionale, stranieri decisivi e giovani pronti a salire.

Gli ZSC Lions iniziano dunque il campionato come favoriti per il primo posto in regular season. La concorrenza per le posizioni di vertice sarà però agguerrita, e nei playoff pochi dettagli possono rovesciare qualsiasi gerarchia. Sul lungo periodo, però, nessuna squadra appare altrettanto attrezzata per sostenere infortuni, flessioni e momenti complicati senza perdere qualità.

Per riprendersi il trono gli ZSC Lions dovranno ritrovare la propria versione più feroce e continua, sfruttando meglio un talento che non ha eguali in Svizzera. Se Julien saprà dare ordine all’abbondanza e trasformare la delusione della scorsa primavera in carburante, i Lions torneranno a essere lo standard più alto del nostro campionato.


MIGLIOR INNESTO

Tim Berni: Strömwall può avere un impatto statistico più immediato e Knak aggiunge caratteristiche preziose, ma l’arrivo di Berni è l’operazione più importante nel suo insieme. È un difensore svizzero nel pieno della carriera, capace di giocare molti minuti contro gli avversari migliori e di incidere in entrambe le direzioni. Il contratto sino al 2032 ne fa un pilastro non soltanto per questa stagione, ma per il futuro dell’intera retroguardia.

ADDIO DOLOROSO

Vinzenz Rohrer: L’ultima stagione non è stata la più produttiva, con 12 punti in 41 partite, ma Rohrer resta uno dei giovani dal potenziale più alto. Le sue caratteristiche viste negli scorsi anni lo rendono un profilo raro, e vederlo passare allo Zugo in prestito dai Canadiens rende la separazione ancora più amara. Lo Zurigo ha profondità sufficiente per assorbirne la partenza, ma perde un elemento che avrebbe potuto diventare centrale per molti anni.

FATTORE X

Claude Julien: Il curriculum non è in discussione, e pochi allenatori arrivati in Svizzera hanno potuto vantare la sua esperienza. L’incognita è capire quanto rapidamente saprà adattare principi e metodi al contesto europeo, conquistando uno spogliatoio pieno di personalità e gestendo sette stranieri per sei posti. Se riuscirà a stabilire gerarchie credibili e a restituire continuità offensiva, lo ZSC possiede tutto per tornare campione.


La classifica di HSHS

1. ZSC LIONS
2. GINEVRA
3. _________
4. DAVOS
5. _________
6. _________
7. _________
8. _________
9. RAPPERSWIL
10. _________

11. __________
12. __________
13. __________
14. AJOIE

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