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Ambrì Piotta

Weibel: “Oggi non abbiamo risorse per un settimo straniero, ma c’è una strategia chiara”

Il DS in vista della sua prima stagione: “Dobbiamo ancora guadagnarci la reputazione di essere un club nel quale esistono prospettive e si può crescere. Vogliamo progredire, il nostro piano prevede i playoff tra quattro anni”

AMBRÌ – Con l’inizio della preparazione sul ghiaccio, anche per il nuovo DS Lars Weibel la prima stagione in biancoblù sta assumendo sempre più concretezza. Un momento utile per tracciare un primo punto della situazione e guardare al lavoro che accompagnerà l’Ambrì verso l’inizio del campionato 2026/27.

“Per noi essere alla guida di questo club è una grande responsabilità, e siamo molto orgogliosi di avere questa opportunità e questo lavoro. È anche la possibilità di cambiare alcune cose, senza dover giudicare se in precedenza fossero positive o negative”, ha debuttato Weibel. “Abbiamo le nostre idee, siamo molto sicuri della direzione che vogliamo seguire e della strategia che abbiamo presentato al CdA. Sono convinto che ora, non soltanto all’interno della squadra, tutti stiano lottando assieme e respirino biancoblù”.

Avete già svolto delle riflessioni sulla scelta del capitano e del gruppo dei leader?
“L’unica cosa che avevamo pianificato era di mettere il tema sul tavolo e discuterne tutti assieme, con il coaching staff e con me. Fabio Schumacher è arrivato solo lunedì da Edmonton e volevamo che partecipasse anche lui alla discussione. Sono convinto che presto potremo presentare le nostre scelte per il futuro”.

Quale contributo potrà dare Fabio Schumacher al processo di integrazione dei giovani?
“Credo che per questo processo Fabio sia un elemento molto importante. Ha l’esperienza maturata con la Federazione, negli ultimi anni ha allenato le selezioni U18 e U17 e conosce tutti i giocatori. Conosce inoltre l’hockey internazionale, un aspetto importante per sviluppare sia il nostro gioco sia i giocatori in prospettiva. Anche i giovani già lo conoscono e siamo sicuri che questo rappresenterà un vantaggio per l’Ambrì in generale”.

Hai operato sul mercato soprattutto con l’ingaggio di tre stranieri. Quali sono le prime impressioni vedendoli ora sul ghiaccio?
“A dire il vero li conoscevo già abbastanza bene prima di portarli ad Ambrì, perché abbiamo sempre detto che il gioco conta, ma è importante anche il carattere. Vogliamo stranieri che desiderino davvero aiutare e sviluppare qualcosa, non giocatori qui soltanto per mettersi in mostra e ottenere in futuro un contratto migliore. Ho parlato molto con loro per essere convinto che fossero i caratteri giusti per la nostra strategia. Naturalmente conta anche il loro modo di giocare. Propongono l’hockey che vogliamo, fatto di intensità, battle level e grinta. Non guardiamo solamente ai punti o alle statistiche”.

Stai valutando la possibilità di ingaggiare un settimo straniero?
“Al momento non siamo nella situazione di poter scegliere liberamente e andare sul mercato per prendere altri stranieri. Dobbiamo sempre tenere d’occhio la realtà economica dell’Ambrì e oggi non ci sono né spazio né risorse per fare questo tipo di ragionamento. Se dovesse presentarsi una situazione molto urgente, per esempio se il rientro di Jesse Virtanen si prolungasse, potremmo sicuramente parlarne con il CdA. Per ora, però, vogliamo partire con sei stranieri. In caso di necessità abbiamo inoltre dimostrato, Tapola in particolare, di essere pronti a puntare su un giovane”.

Dopo una stagione difficile sotto vari aspetti, è stato complicato convincere dei giocatori a sposare il progetto?
“Credo che sia sempre difficile arrivare ai giocatori migliori, anche perché non possiamo pagare le stesse cifre di altri club. Tuttavia, ciò che Tapola ha dimostrato lo scorso anno e il lavoro che abbiamo iniziato insieme, senza aspettare questa stagione, sono elementi che aiutano. Un esempio come quello di Borradori è importante per convincere determinati giocatori. Chi vuole venire e riconosce il valore del progetto ci raggiunge, se altri non lo vedono, onestamente non siamo dispiaciuti che scelgano un’altra destinazione, perché bisogna credere davvero in questa strategia. Dobbiamo ancora guadagnarci la reputazione di essere un club nel quale esistono prospettive e si può crescere. Siamo all’inizio e serviranno forse uno o due anni per convincere anche chi in passato avrebbe firmato altrove soltanto per denaro. Gli stranieri, in ogni caso, si trovano sempre. Non abbiamo paura di puntare su stranieri giovani che vogliano affrontare lo stesso percorso degli svizzeri. Né l’allenatore né la società fanno distinzioni di nazionalità, conta avere giocatori con energia e disposti a lavorare duramente, perché altrimenti sarà difficile avere un futuro ad Ambrì”.

Cosa chiedi alla squadra e allo staff tecnico?
“Noi saremo molto onesti, daremo feedback sinceri e sapremo anche fare i complimenti. Vogliamo la stessa cosa dai giocatori: devono essere onesti sul ghiaccio, lavorare e lottare davvero per la società, non per altri motivi. Se tutti lo faranno, già con questa squadra potremo vincere determinate partite. Questo è il nostro obiettivo”.

Dove pensi possa arrivare questo nuovo Ambrì?
“Non abbiamo ancora definito questo aspetto nei dettagli. Prima che il CdA decidesse di affidarmi questo incarico avevo presentato una strategia, ed è quello il nostro piano per il futuro. Vogliamo migliorare e cambiare alcune cose, a cominciare dalla mentalità generale, non soltanto in squadra ma anche nel settore giovanile. Se lavoreremo bene, i risultati si vedranno anche in classifica. Vogliamo sicuramente fare meglio dello scorso anno e progredire stagione dopo stagione. L’obiettivo della strategia è che tra quattro anni l’Ambrì sia nei playoff e possa lottare per raggiungere i quarti di finale o la semifinale. Ci vuole tempo, ma siamo convinti del percorso. Ma posso anche dire che né Tapola né io siamo persone molto pazienti, dunque non vogliamo aspettare troppo”.

Per riuscirci dovrete però anche convincere i giovani che svilupperete a rimanere. Come si può cambiare questa dinamica?
“Credo che abbiamo prospect interessanti che al momento non sono sempre sotto i riflettori. A mio avviso è stato svolto un ottimo lavoro anche con U18 e U21, e ci sono alcuni giocatori che oggi non sono qui nei quali vediamo del potenziale. Non dobbiamo dunque limitarci ad andare altrove per cercare giovani forti, perché ne abbiamo già. Alla fine, però, non dipende soltanto da noi. Anche il giocatore deve meritarsi l’opportunità e dimostrare di avere delle prospettive. È un dare e avere. Abbiamo fiducia nei giovani e siamo convinti di inserirli, ma non soltanto per il gusto di farlo, devono lottare e lavorare duramente. A quel punto potremo costruire insieme un futuro nel quale ci saranno più giocatori cresciuti da noi rispetto al passato”.

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