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Tradito dagli special team, il Lugano cade a Bienne

I bianconeri non concretizzano l’ottimo primo tempo e due situazioni in doppia superiorità, venendo puniti dal powerplay del Bienne. Infortunio per Carr

Tradito dagli special team, il Lugano cade a Bienne

BIENNE – LUGANO

3-0

(0-0, 2-0, 1-0)

Reti: 32’23 Brunner (Yakovenko, Rajala) 1-0, 34’55 Lööv (Hischier, Künzle) 2-0, 43’38 Haas (Rathgeb, Hofer) 3-0

Note: Tissot Arena, 6’075 spettatori
Arbitri: Stolc, Tscherrig; Gnemmi, Stalder
Penalità: Bienne 7×2′, Lugano 7×2′

Assenti: Julian Walker (infortunato), Oliwer KaskiStephane PatryYves Stoffel (sovrannumero), Kris BennettDavide Fadani (Ticino Rockets)

BIENNE – Due opportunità di giocare piuttosto a lungo in cinque contro tre, un primo tempo molto promettente e “comandato” sotto il profilo della prestazione offensiva e delle occasioni da rete, e alla fine i bianconeri ne escono a secco.

Lascia non poco l’amaro in bocca la sconfitta del Lugano in quel di Bienne, soprattutto perché come elencato in precedenza la squadra di Gianinazzi si era costruita tutto quanto necessario per prendersi finalmente una seconda vittoria in trasferta di seguito dopo l’ottima prova di Zugo.

Con Koskinen di nuovo tra i pali – a fargli spazio Kaski – il Lugano alla Tissot Arena non ha sconfessato quello che nelle ultime settimane ha mostrato con Gianinazzi in panchina, sia nel bene, che nel male. Nel bene si intende il fatto di vedere all’opera una squadra che va sul ghiaccio sempre in maniera costruttiva e con grande voglia di lottare, con una struttura di gioco ormai chiara che quando Granlund e compagni riescono a proporre con regolarità sa mettere parecchia pressione agli avversari, sia come forecheck che come avanzamento offensivo.

La conferma è arrivata nel primo periodo, giocato con grande energia e senso tattico dagli ospiti, nel quale si sono costruiti immediatamente le opportunità da rete, lasciando al Bienne solo le briciole, tanto che Koskinen si è piegato sul primo vero tiro dei padroni di casa solo verso al quarto d’ora di gioco, con l’unica occasione capitata sul bastone di Brunner e sparata a lato dall’ex bianconero.

Dall’altra parte Säteri ha avuto il suo bel da fare, e sembrava il preludio a una partita che il Lugano avrebbe potuto portarsi a casa con autorità. Invece, già quel lungo 1’39 di doppia superiorità numerica avrebbe dovuto dire qualcosa di importante, confermando le grosse difficoltà dei bianconeri in power play, con il portiere finlandese dei seeländer invero poco sollecitato nonostante qualche buona trama nello slot da parte del Lugano, ma la prevedibilità e la lentezza l’hanno ancora fatta da padroni.

E quel campanello d’allarme ha avuto conferma del pericolo nel secondo periodo, con un Bienne sì più intraprendente e il Lugano maggiormente sollecitato, ma ai padroni di casa, alla prima opportunità in power play è bastato poco per dare lezioni di efficienza, con complice anche però parecchia fortuna. Sull’appoggio nello slot di Brunner è stato infatti il pattino di Mirco Müller a deviare alle spalle di Koskinen il vantaggio, ma poi i bianconeri si sono fatti battere sull’unico grosso errore difensivo, con Lööv troppo libero ad insaccare il 2-0.

Un uno-due micidiale da parte degli uomini di Törmänen, troppo pesante per quello che si era visto sul ghiaccio fino a lì, ma a contare è stata la concretezza, al Bienne sono bastate quelle due occasioni.

Non solo, nel primo power play giocato nel terzo periodo i padroni di casa hanno allungato sul 3-0, sancendo un 50% di riuscita per il box del Lugano (statistica gonfiata nel finale, fino a lì era del 20%), mostrando una nuova fragilità anche in quell’esercizio. Poca precisione, prevedibilità e lentezza nell’esecuzione hanno tradito il power play, poca copertura e leggerezza il box play, anche se a cinque contro cinque i bianconeri la loro partita l’hanno disputata egregiamente.

Ed è questo che fa maggiormente rabbia in una sconfitta del genere, con un avversario che per lunghi tratti è stato costretto sulla difensiva, un power play minimamente efficiente avrebbe indirizzato il match verso le tasche dei bianconeri, ma senza quella capacità di prendersi l’occasione al volo il Lugano ha permesso al Bienne di crescere e di fare suoi i momenti decisivi nel corso della partita, il contrario di quanto successo a Zugo.

Infine, purtroppo, vi è da annotare che dopo una carica alla balaustra da parte di Grossmann nel primo tempo non si è più visto Carr, sostituito da Bedolla. La speranza per i bianconeri che la sua assenza sia stata solo precauzionale e non il segnale di una ricaduta.

Ciò che conforta è che il Lugano a cinque contro cinque e come gruppo in sé conferma tutte le buone cose di questo periodo, quindi sarebbe ancora più imperativo dotarsi di un power play funzionante per far quadrare il cerchio e fare veramente un grosso passo avanti.


IL PROTAGONISTA

Harri Säteri: Nel primo periodo il portiere finnico ha praticamente salvato la partita chiudendo ogni spazio al Lugano, permettendo ai suoi compagni di rimanere sullo 0-0. Quando i bianconeri hanno tentato l’assalto nel terzo periodo ha di nuovo abbassato la saracinesca, aiutato anche dai ferri, e seppure il suo stile non lasci a bocca aperta ancora una volta è stato decisivo nella vittoria dei seeländer.


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