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National League

On fire or on the bench: ecco i protagonisti della settimana!

onfire

L’Ajoie, campione di NLB

A inizio stagione più o meno tutti ne erano convinti: il Rapperswil difficilmente avrebbe mancato il titolo di LNB e di conseguenza la possibilità di giocarsi l’immediato ritorno il LNA.

Tutti convinti, ma alla fine i Lakers e loro sostenitori hanno dovuto fare i conti con l’Ajoie di Gary Sheehan e Vincent Léchenne, vera sorpresa del campionato cadetto.

Finita quinta in regular season, la squadra di Porrentruy ha dapprima fatto fuori il La Chaux-de-Fonds di Loic Burkhalter nei quarti di finale, e poi ha eliminato persino l’Olten, con la squadra solettese che era arrivata pure a sostituire il coach Heikki Leime con Eric Beaudoin per invertire una situazione poi andata definitivamente a favore dei romandi.

Arrivato all’atto finale, l’Ajoie sembrava la vittima sacrificale di un Rapperswil che ha però sottovalutato la situazione, pensando di essere di fronte a un ultimo facile scalino prima di tentare di riguadagnare la LNA.

Niente di tutto questo, perché i ragazzi di Sheehan hanno trovato dalla loro parte un pubblico entusiasta e hanno capito che accontentarsi a quel punto sarebbe stato un peccato senza provarci fino in fondo. E come nelle più belle saghe hollywoodiane i “più deboli” hanno abbattuto i campioni designati, guidati da quel Steven Barras che poco tempo prima aveva annunciato il proprio ritiro.

Un ritiro avvenuto solo dopo aver rifilato una doppietta decisiva ai Lakers nella sua Voyeboeuf, mandando in delirio un pubblico per cui è diventato a dir poco una bandiera e scrivendo di proprio pugno il finale della storia, che ancora una volta ci insegna quanto l’hockey sia uno sport bellissimo e imprevedibile.

(foto: HC Ajoie Facebook)


bench

Le canadesi della NHL

Sono passati 30 anni dai quei tempi in cui le canadesi si spartivano le varie edizioni della Stanley Cup tra gli Edmonton Oilers di Gretzky, Messier e Kurri, i Montréal Canadiens di Bobby Smith e Patrick Roy e i Calgary Flames di Joe Nieuwendyk, Hakan Loob e Doug Gilmour.

Già, tempi lontanissimi, e ancora più indietro – addirittura fino al 1970 – bisogna andare per trovare la situazione odierna, ossia dei playoff di NHL senza squadre canadesi.

Una situazione che ha del clamoroso, con la Stanley che ancora una volta non uscirà dagli USA, e quei Montréal Canadiens targati 1992/93 restano gli ultimi rappresentanti della foglia d’acero a sollevare la coppa più ambita nel mondo dell’hockey. Quei 23 anni che sembrano secoli per coloro che si arrogano il diritto di essere considerati gli inventori dell’hockey moderno, ma addirittura vedere tutte le franchigie a nord del confine terminare così mestamente la stagione fa ancora più male.

Una situazione che ha le sue ragioni diverse per ogni squadra, l’immaturità degli Habs, l’eterna attesa delle prime scelte degli Oilers, i milioni bruciati dai Leafs, la crisi di identità di Canucks, Senators e Flames, l’incertezza dei Jets.

Probabilmente dovranno passare altri anni prima di vedere una canadese alzare il trofeo, e a mettere il dito nella piaga ci pensa anche la NHL, che vede la propria espansione nel Nevada, nella luccicante Las Vegas, quando ancora fino a quei famosi 23 anni fa Québec City veniva divisa dalla sua unica grande passione.

Era tutto così bello, tutto così lontano. Povero Canada.

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