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Interviste

Fadani: “Non ho rimpianti per il mio percorso, ogni esperienza mi ha fatto crescere”

Il portiere dopo la vittoria alla Cornèr Arena: “Stiamo migliorando e recuperando qualche pedina dopo i tanti infortuni. Quando inizi a perdere non è facile risalire, la compattezza del gruppo è fondamentale”

(Photobrusca)

LUGANO – Il Kloten ha lasciato la Cornèr Arena con tre punti preziosi, imponendosi per 5-2 su un Lugano incapace di rimediare a un avvio complicato. Gli zurighesi hanno costruito il successo nei primi due periodi, per poi difendere il vantaggio sino alla terza sirena. Tra i protagonisti della serata c’è stato Davide Fadani, con il quale abbiamo ripercorso anche le tappe che lo hanno portato a conquistarsi spazio in National League.

Davide Fadani, una grande partita e sei punti nelle ultime due gare con te tra i pali. State ritrovando il vostro gioco?
“Sì, penso che stiamo migliorando. Abbiamo recuperato qualche pedina e questo ci sta aiutando, perché in questo inizio di stagione abbiamo avuto tanti infortunati. Abbiamo bisogno di punti e siamo contenti di averne conquistati tre a Lugano”.

Come stai vivendo la concorrenza con Reto Berra? Lo staff sta dando parecchia fiducia anche a te…
“Penso che stiamo lavorando bene insieme. Sicuramente lui non ha avuto un inizio facile, ma è sempre bello allenarsi al suo fianco, è una persona positiva e mi aiuta molto. Sono convinto che anche in questa stagione vedremo il miglior Berra. Nel frattempo sono contento di poter aiutare la squadra”.

Quanto desideravi disputare una grande partita proprio a Lugano?
“Anche l’anno scorso avevo giocato bene qui, ma non eravamo riusciti a vincere. È sempre bello tornare: ritrovo tanti amici, sono più vicino alla famiglia e affronto ragazzi che conosco e con cui sono cresciuto. Vincere è bello dappertutto, ma a Lugano ancora di più”.

Dopo le prime due buone partite avete attraversato una flessione, mentre ora vi state riprendendo. Quanto hanno pesato gli infortuni e cosa servirà per dare continuità a questi risultati?
“Sappiamo che in questa lega ci sono squadre davvero forti e probabilmente noi non siamo tra le più forti. Quando perdi qualche pedina, quindi, ne risenti. Poi, quando inizi a perdere, non è mai semplice risalire e tornare a vincere, ora siamo contenti di esserci riusciti. Abbiamo avuto tanti infortunati e adesso ne stiamo recuperando alcuni, mentre per altri i tempi saranno più lunghi. La cosa più importante rimane comunque la compattezza del gruppo”.

Il tuo percorso ti ha portato da Lugano all’Ambrì, passando anche da Bellinzona, sino a trovare spazio a Kloten. Hai qualche rimpianto per come si è conclusa la tua esperienza in Ticino?
“Da parte mia no. Magari qualche rimpianto ce l’hanno loro, ma questo fa parte dello sport. Il Lugano mi ha cresciuto e l’Ambrì Piotta mi ha dato la possibilità di continuare a questo livello. Poi devo sicuramente ringraziare il Kloten, mi ha dato fiducia quando giocavo poco e non avevo ancora dimostrato niente. Per me questa è la cosa più importante. Non rimpiango nessuna delle esperienze che ho fatto, ovunque ho dato il massimo e tutte mi hanno aiutato a crescere. È sempre bello tornare a Lugano e ad Ambrì e dimostrare il proprio valore, ma non ho rimpianti”.

Quanto ti hanno aiutato a crescere le esperienze con la Nazionale, tra Olimpiadi e Mondiale?
“Tanto, ma penso che tutta la scorsa stagione sia stata fondamentale per me. Quando si era fatto male Waeber, sapevo che era arrivato il momento di dimostrare quanto valevo e sono contento di esserci riuscito. È stata una stagione importante con il Kloten, alle Olimpiadi e al Mondiale. Sono soddisfatto di aver dimostrato il mio valore”.

Al di là dei consigli, cosa cerchi di imparare osservando ogni giorno un portiere come Berra?
“Lui è una leggenda del nostro sport e ancora di più del nostro ruolo. Quando ho saputo che avrei lavorato al suo fianco sono stato felice. Abbiamo due stili diversi e anche fisicamente siamo differenti, a partire dall’altezza, ma quello che mi porto via ogni giorno è la sua voglia di allenarsi. Anche adesso che sta incontrando qualche difficoltà, trova sempre le motivazioni per venire allo stadio, dopo aver vinto un titolo. Per me è qualcosa di incredibile, un insegnamento per tutti noi giovani. Non è scontato, altrimenti non vinci un titolo a 39 anni”.

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