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Ambrì Piotta

5 spunti da Ambrì: sfida dei numeri, domenica in chiesa, ruggine e focus, un certo sconforto

Dopo ogni weekend di campionato HSHS vi proporrà una rubrica “semiseria” dedicata agli ultimi impegni di Ambrì Piotta e Lugano, da cui abbiamo tratto una serie di spunti che vi lasciamo di seguito.

Verranno selezionati cinque episodi o fatti interessanti che hanno caratterizzato i match delle squadre ticinesi, a volte con l’obiettivo di analizzare quando successo sul ghiaccio, altri semplicemente per strapparvi un sorriso!


1. La sfida è nei numeri

Con appena dieci punti conquistati nelle 15 partite giocate da inizio novembre ad oggi – tre sole vittorie, una contro lo Zugo e due ai danni dell’Ajoie – è chiaro che la classifica dell’Ambrì Piotta ha preso davvero una brutta piega, con appena 0.67 punti ad incontro ottenuti negli scorsi due mesi a mezzo.

Questo ha purtroppo vanificato una prima metà di stagione su buoni livelli, con i biancoblù che avevano ottenuto 29 punti nelle prime 20 uscite (1.45 ad incontro, sinonimo di settimo posto).

Le proiezioni statistiche di conseguenza non sono rosee. I numeri di NLIcedata.com parlano infatti del 71.8% di probabilità che l’Ambrì chiuda la regular season all’undicesimo posto. Le chance di raggiungere i preplayoff passano invece da un 17.4% di probabilità di chiudere decimi, numero che diventa sempre più esiguo ad ogni sconfitta registrata.

Ad oggi le proiezioni danno insomma un Ambrì undicesimo con una media di 1.22 punti ad incontro, insufficiente per contrastare avversarie dirette come Ginevra, Berna o Losanna (proiettate rispettivamente a 1.39, 1.43 e 1.45).

Inutile però andare nei dettagli dei numeri, la sostanza è che a livello statistico l’Ambrì sembra spacciato. Di partite da giocare ne mancano però parecchie, ed è proprio in questa sfida che la squadra di Cereda deve trovare la forza per reagire, soprattutto considerando che prima delle Olimpiadi il calendario parla (ad oggi) di ben sei partite su otto da giocare in trasferta.

Insomma, quando tutti ti danno per morto non c’è nulla di più bello che dimostrare il contrario, ma una reazione di carattere ora non può più attendere.

2. Come una domenica in chiesa

(PostFinance/KEYSTONE/Peter Schneider)

Ok, forse stiamo esagerando, ma in fondo la sensazione nel guardare la partita di domenica alla Tissot Arena è stata proprio questa. Nonostante oltre 5’000 spettatori presenti a Bienne ed i settori spalti ancora aperti al pubblico, la sfida tra Ambrì Piotta e seeländer si è giocata praticamente nel silenzio.

Non se ne sono sicuramente dispiaciuti gli ospiti, che già storicamente contro Rajala e compagni incontrano in trasferta le loro difficoltà, ma complessivamente c’è da sperare che questa non diventi la regola sino al termine del campionato.

In Ticino le curve rimarranno infatti chiuse almeno per le prossime partite, e di conseguenza i tifosi più caldi saranno costretti a seguire la squadra dal divano, oppure “dirottati” in maniera sparsa nei posti di tribuna rimanenti. Nonostante la situazione c’è insomma da augurarsi che Ambrì e Lugano possano continuare a contare sul calore del proprio pubblico, perché altrimenti – e lo sappiamo bene dal recente passato – il nostro hockey semplicemente non sarebbe lo stesso.

3. Ruggine e concentrazione

Non è una sorpresa, tra una lunga pausa e varie quarantene, le squadre stanno tornando sul ghiaccio ben lontane dalla loro forma migliore. C’è insomma della ruggine nelle gambe ed una concentrazione da ritrovare a livello di prontezza mentale, ed i match disputati dal weekend dall’Ambrì Piotta ne sono stati un buon esempio.

Basti pensare al Ginevra, che ai leventinesi ha spianato la strada per le tre reti con un disco spedito in tribuna da Le Coultre, una gaffe di Vatanen sulla rete di Pestoni, e poi un disastro di Maurer nello slot che ha favorito Isacco Dotti.

Il mea culpa lo può però recitare anche l’Ambrì su diverse reti concesse, sia nella sfida di Les Vernets che di quella alla Tissot Arena, ed anche sul fronte offensivo si è sciupato troppo.

Sinora si sta insomma assistendo a partite che in senso lato possono sicuramente intrattenere, con diversi gol e cambiamenti di fronte, ma gli allenatori probabilmente non vedono l’ora di tornare ad un hockey caratterizzato da maggior rigore.

4. Non conta solo la percentuale

Statisticamente Damiano Ciaccio non è uscito in maniera brillante dalle prime due sfide dell’anno nuovo, con l’86.2% di interventi a Ginevra e l’88.9% in quel di Bienne. I numeri però decisamente non dicono tutto.

Alla Tissot Arena il portiere biancoblù è risultato il migliore dei suoi, ed è stato capace di mettere più volte una pezza agli errori dei compagni, mantenendo in partita l’Ambrì sino quando ha potuto. Le reti sono poi arrivate, ma praticamente nessuna per sua responsabilità.

Oltre la metà dei 65 tiri che ha dovuto fronteggiare sono inoltre arrivati dallo slot, e sicuramente nell’analizzare le sue prestazioni non bisogna fermarsi ai freddi numeri. Con le prestazioni di Ciaccio ed il rientro di Conz, l’Ambrì può insomma vedere tra i pali un tassello solido da cui ripartire.

5. Un certo sconforto

E non parlo di quello che potrebbe star vivendo l’Ambrì Piotta, ma piuttosto della sensazione che si prova nell’impegnarsi al massimo per creare dei contenuti di qualità che possano rendere HSHS un media interessante da leggere, per poi vedere tutto vanificato e sprecato da una sezione commenti che troppo spesso getta fango sul nostro lavoro.

Sia chiaro, ben vengano le discussioni – anche accese – tra appassionati che vogliono scambiarsi opinioni e critiche su tutto ciò che ruota attorno al nostro hockey, ma quando il tutto cade in patetiche provocazioni, allusioni di basso livello e nell’utilizzare questo spazio per scaricare le proprie frustrazioni personali, beh allora cadono veramente le braccia.

Questo è un appello a tornare a vivere lo sport come tale, ovvero un divertimento ed un passatempo appassionante che deve permettere di vivere emozioni positive, e non di mangiarsi il fegato ogni giorno. C’è chi porta su queste pagine spunti interessanti, discute con passione le vicende di biancoblù e bianconeri, e che quando c’è una critica da muovere lo fa con rispetto e comprensione della realtà con cui si confronta.

Ci sono poi tanti altri che semplicemente vengono qui per rovinare il nostro lavoro di giornalisti e la sana passione di tifosi che vivono lo sport con un minimo di consapevolezza. Se vi ritrovate tra questi, francamente, non siete più i benvenuti.

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