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Interviste

Spooner: “L’ultima stagione mi ha svuotato, con il Lugano voglio tornare a divertirmi”

Da mezzo punto a partita in NHL ad un nuovo inizio in bianconero: “La Svizzera non è un passo indietro, ma una nuova chance. Non posso cambiare il passato ma voglio determinare il futuro, è questo ciò che mi spinge”

OTTAWA – L’attaccante canadese Ryan Spooner ha vissuto un’ultima stagione da dimenticare. Il nuovo straniero dal Lugano nel giro di pochi mesi è stato scambiato due volte, ha ottenuto appena nove punti in 32 partite ed è pure dovuto scendere per alcuni match in AHL, prima di vedere il suo contratto oggetto di buyout da parte dei Vancouver Canucks.

Un concatenarsi di eventi atipico per un giocatore capace di registrare oltre mezzo punto a partita in NHL sull’arco di sette anni, ma questo non ha tolto il sorriso dal volto di Spooner, che dal suo passaggio in bianconero è pronto a trarre il meglio e vivere appieno una nuova esperienza in Svizzera.

“Non è un segreto, per me l’ultimo anno è stato molto duro”, ha debuttato al telefono il canadese. “Sono semplicemente arrivato al punto in cui ho capito di aver bisogno di un nuovo inizio, del Lugano ho sentito parlare solo positivamente e dunque ho pensato che per me trasferirmi in Svizzera potesse essere un cambiamento positivo”.

Ci sono giocatori che prima di spostarsi in Europa attendono sino all’ultimo un possibile ingaggio in NHL, ma questo non è stato il tuo caso…
“Ci ho effettivamente pensato, ma a livello personale l’ultima stagione è stata davvero complicata da portare a termine. L’unica cosa che ora mi interessa è far parte di una squadra in cui posso rivestire un ruolo di maggiore importanza… Per la mia carriera penso che a questo punto la cosa migliore sia raggiungere un club che mi voglia davvero, e che mi veda come parte importante di un contesto vincente. Certo, avrei potuto accettare di fare un tryout per una squadra NHL, ma non ci sarebbe stata alcuna garanzia e quella non era una situazione in cui volevo ritrovarmi dopo lo scorso anno”.

Come hai vissuto quelle difficoltà? Vedi il trasferimento in Svizzera come un passo indietro necessario per poi farne due avanti?
“Mentalmente è stato davvero difficile, a fine stagione mi sentivo svuotato. Sono stato scambiato due volte ed ho viaggiato parecchio, non ho mai trovato una casa e fortunatamente ho potuto contare sui miei genitori e sulla mia ragazza per superare questa fase complicata. Ho cercato di interpretare quello che mi stava succedendo come un’esperienza di vita, ho provato ad aiutare le squadre in cui mi ritrovavo ma alla fine come anno non è stato un granché. Mi assumo gran parte della colpa. Guardando avanti non vedo la Svizzera come un passo indietro, ma piuttosto come un’opportunità nuova di crescere e di giocare al livello che so di poter raggiungere. Voglio tornare a divertirmi sul ghiaccio, essere un buon compagno di squadra ed aiutare la squadra a vincere”.

La tua concentrazione è dunque sul presente… Non vedi Lugano come un trampolino per tornare in NHL?
“Una cosa è chiara, se non dovessi avere una buona stagione in Svizzera, ben difficilmente potrò fare ritorno in NHL. Ma detto questo non ho alcun piano preciso per il futuro, il primo passo è sicuramente aiutare al massimo delle mie possibilità il Lugano divertendomi di nuovo. Questa è la prospettiva che mi rende eccitato al momento, non un ipotetico ritorno in Nordamerica”.

Hai vissuto degli anni molto positivi a Boston, ed anche per i primi mesi ai Rangers le cose sembravano andare bene. All’inizio della passata stagione tutto ha però preso velocemente una piega complicata, cosa è successo?
“In tutta onestà? Anch’io sto ancora cercando di capire che cosa sia successo, non ho una vera risposta a questa domanda. A livello personale non ho cambiato nulla, mi sono presentato al camp con la solita attitudine e facendo tutto ciò che aveva funzionato per me in passato, ma gli eventi semplicemente non volevano essermi favorevoli. A New York abbiamo capito che sarebbe stato meglio per ambo le parti prendere strade diverse, ma in questo modo mi sono ritrovato a dovermi spostare molto per tutta la stagione e non ho mai trovato il mio gioco. Tutto questo è nel passato e non posso farci nulla, ma ciò che posso cambiare è quello che succederà in futuro”.

Cosa conosci del campionato svizzero? Quanta importanza dai al dover giocare su una superficie più grande?
“Non gioco in una pista europea da otto anni, ma mi ricordo che ho sempre amato avere un po’ di spazio in più a disposizione. Sono sempre stato un buon pattinatore e questo andrà dunque a mio vantaggio… Certo, qualche cambiamento dovrò farlo, ma ho parlato con alcuni ragazzi che hanno giocato in Svizzera – specialmente Chris Bourque – e mi hanno assicurato che mi divertirò molto”.

Kapanen è arrivato a Lugano affermando di volere un hockey veloce e offensivo, caratteristiche che sembrano adattarsi bene a te…
“Con Domenichelli le trattative si sono sviluppate velocemente, ma c’è stato il tempo di parlare un po’ di quanto sta succedendo a Lugano e del modo in cui si vuole giocare. Arriverò tra un paio di settimane (non in tempo per il primo allenamento di inizio agosto, ndr.) e a quel punto toccherò con mano un ambiente completamente nuovo per me. In squadra troverò Taylor Chorney, un volto noto visti i trascorsi da avversari in AHL e contro i Washington Capitals, mentre degli altri ragazzi che compongono la squadra non so praticamente nulla. So però che si lavora duro e che c’è tanto talento in quello spogliatoio!”.

Avrai dunque la possibilità di liberare davvero la mente dal passato…
“Sicuramente, ed anche lontano dalla pista sono curioso di vedere una città e un paese che tutti mi hanno descritto come bellissimi. In Svizzera inoltre si giocano solamente 50 partite e le trasferte sono molto brevi, c’è meno intensità e questo è stato un elemento che ho considerato… Non fraintendetemi, faccio il professionista da anni e non mi dà fastidio spostarmi, non è per questo che ho scelto la NLA al posto – ad esempio – della KHL, però avere la possibilità di viaggiare un po’ meno sicuramente non mi dispiace. Complessivamente non so precisamente cosa aspettarmi, prenderò le cose giorno per giorno lavorando duramente e sperando che tutto funzioni al meglio”.

Capo redattore e fondatore, Andrea Branca si occupa di tutti gli aspetti gestionali e redazionali. Si è laureato in Scienze della Comunicazione con un Master in Gestione dei Media all'Università della Svizzera italiana.

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