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Ambrì Piotta

L’Ambrì dovrà mettere una marcia in più, Gara 1 al Bienne

Impatto con i playoff solo discreto per i leventinesi, la ricetta per battere i seeländer è ancora incompleta. Martedì serviranno più ritmo e convinzione

L’Ambrì dovrà mettere una marcia in più, Gara 1 al Bienne

BIENNE – AMBRÌ

3-1

(2-0, 0-0, 1-1)

Reti: 7’12 Diem (Moser, Rajala) 1-0, 16’06 Fuchs (Earl, Sataric) 2-0, 59’45 Fischer (Kubalik, Zwerger) 2-1, 59’55 Künzle (Forster, Pouliot) 3-1

Note: Tissot Arena, 6’521 spettatori. Arbitri Stricker, Kaukokari; Kaderli, Altmann
Penalità: Bienne 1×2′, Ambrì 4×2′

BIENNE – L’Ambrì Piotta ha rotto il ghiaccio con i playoff, ma per fare altrettanto con la maledizione rappresentata dal Bienne ci vorranno delle prestazioni di spessore maggiore.

Nella prima sfida della serie si è infatti evidenziato un divario con gli avversari che non è apparso incolmabile, ma al tempo stesso piuttosto importante per una squadra leventinese che non si è espressa al pieno del suo potenziale.

Il gruppo di Cereda questo l’ha capito con il passare dei minuti, cercando di mettere più fisicità ed intensità nel proprio gioco, ma una certa imprecisione e forse anche un po’ di tensione causata dall’inedito contesto ha frenato i leventinesi, mai veramente lucidi e “balbettanti” per buona parte della sfida.

Ne è così nata una serata in cui Rajala e compagni hanno avuto qualcosa in più sin dai primi minuti, mentre l’Ambrì ha finito per litigare più con se stesso che con gli avversari, probabilmente consapevole dei propri stessi errori ed ansioso di porvi rimedio il prima possibile.

È stato uno specchio di questo atteggiamento la prima linea, poco ispirata sul fronte offensivo ed in pista per entrambe le reti ottenute dal Bienne in un primo tempo quasi a senso unico. “Quasi” perché in fondo anche nella prima frazione i biancoblù hanno avuto sui loro bastoni un paio di occasioni interessanti, con una conclusione di Kubalik in powerplay (uno dei soli due tiri scagliati dal ceco, dato significativo…) e soprattutto quella chance per Bianchi che se concretizzate avrebbero potuto dare una dimensione diversa all’incontro.

La fase decisiva – nonostante non sia arrivate segnature – è però arrivata nella frazione centrale, porzione di gara in cui l’Ambrì è stato chiamato a giocare per 1’43 in doppia inferiorità numerica proprio quando aveva inanellato alcuni buoni cambi in zona offensiva. In quel frangente gli uomini di Cereda hanno saputo stringere i denti, ma il fatto di non aver alimentato il momentum positivo creato da un boxplay giocato con il coltello tra i denti ha tolto in prospettiva parecchia “vita” dalle speranze di rimonta leventinesi.

Earl e compagni, pur giocando una seconda parte di gara solamente a fiammate, hanno continuato a farsi preferire nella velocità delle transizioni e nella loro capacità di eludere il forecheck leventinese, che nemmeno con due uomini a mettere pressione sul portatore del disco è riuscito a creare maggiore possesso in zona offensiva. Alla seconda pausa il Bienne ci è così andato piuttosto tranquillo e, nonostante ai padroni di casa probabilmente non sarebbe dispiaciuto infilare anche una terza rete, il doppio vantaggio è parso dare una discreta serenità agli uomini di Törmänen.

Un po’ deludente in termini di spettacolo il terzo tempo, con il Bienne che non ha forzato più di tanto la propria manovra – il piede dal gas i seeländer lo avevano già tolto nel periodo centrale – mentre l’Ambrì non ha mai dato l’impressione di avere i mezzi per riaprire la sfida. Fondamentalmente un gol sarebbe bastato per rimettere tutto in discussione, prospettiva teoricamente vicina ma di fatto apparsa piuttosto lontana un po’ come lo stesso Bienne, tenuto sempre a vista ma mai realmente raggiunto.

Per riuscire a battere Hiller ai leventinesi è probabilmente mancata un po’ di concretezza soprattutto nelle proprie intenzioni, e chissà che Gara 1 non possa essere vista come un “investimento” per realmente rendersi conto che nei playoff alcune giocate di fino hanno poca efficacia. In questo senso pensiamo ad esempio a Zwerger, che si è perso in qualche virtuosismo di troppo, ma è in generale che la manovra dell’Ambrì dovrà essere più diretta e ruvida se si vorranno segnare reti pesanti.

Può dunque assumere un certo significato il gol segnato da Jannik Fischer, inutile nell’economia della sfida ma ottenuto ribadendo in rete un puck rimasto ballonzolante davanti a Hiller. Il primo gol in maglia biancoblù del difensore è arrivato senza troppi fronzoli, capitalizzando un disco spedito in mezzo al traffico, ed è moltiplicando tentativi del genere che i biancoblù potranno cercare di risolvere la loro sterilità offensiva contro il Bienne.

L’Ambrì potrà inoltre ripartire dalla prestazione di Fabio Hofer, indubbiamente il migliore dei suoi ed uno dei pochi a trovare la giusta dinamicità per rendersi pericoloso. Da questa Gara 1 ci sono dunque degli insegnamenti da trarre, senza però crucciarsi troppo, perché nei playoff è anche importante avere la memoria corta, qualunque sia il risultato dell’ultimo match.

La sfida di martedì alla Valascia molto dirà sulle capacità dell’Ambrì di dare la giusta dimensione al proprio gioco per impensierire il Bienne, che se sfidato sul piano tecnico non lascerà scampo agli uomini di Cereda. Gara 2 dovrà essere una vera battaglia, perché è solo costringendo gli avversari a giocare con le proprie regole che l’Ambrì potrà avere una chance. Una vittoria cambierebbe tutto…


IL PROTAGONISTA

Jonas Hiller: Non ha avuto una serata particolarmente impegnata, visto che l’Ambrì Piotta raramente ha saputo operare una pressione costante su di lui – in sostanza solamente in una fase del secondo tempo -, ma alcuni suoi interventi sono stati fondamentali.

Tornano alla mente quelli su Kubalik e Bianchi nel primo tempo, così come alcune parate con cui ha fermato i tentativi di Hofer. La sfida avrebbe anche potuto prendere una piega diversa se l’Ambrì fosse riuscito a colpire in una di quelle circostanze, ma Hiller ha abbassato la saracincesca.


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Capo redattore e fondatore, Andrea Branca si occupa di tutti gli aspetti gestionali e redazionali. Si è laureato in Scienze della Comunicazione con un Master in Gestione dei Media all'Università della Svizzera italiana.

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