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Lugano

L’illusione dura solo un tempo, poi il Lugano affonda 8-3 a Kloten

KLOTEN – LUGANO

8-3

(0-3, 5-0, 3-0)

Reti: 6’03 Bertaggia (Bürgler) 0-1, 7’47 Zackrisson (Fazzini, Klasen) 0-2, 16’36  Fazzini (Klasen, Zackrisson) 0-3, 20’28 Santala (Obrist, Shore) 1-3, 27’49 Back (Santala) 2-3, 28’55 Praplan (Schlagenhauf) 3-3, 30’42 Obrist (Weber, Santala) 4-3, 35’23 Homberger (Praplan, Bieber) 5-3, 43’29 Bieber (Schlagenhauf) 6-3, 56’01 Hollenstein (Praplan, Santala) 7-3, Hollenstein (Leone) 8-3

Note: SWISS Arena, 4’569 spettatori. Arbitri Dipietro, Vinnerborg; Gnemmi, Wüst
Penalità: Kloten 1×2′, Lugano 3×2′

KLOTEN – Cosa sarà mai successo nello spogliatoio bianconero (o semplicemente nelle teste dei giocatori, vorremmo pensare) nella pausa tra il primo e il secondo tempo, probabilmente non lo sapremo mai.

Fatto sta che un Lugano non certo trascendentale ma più ordinato, “operaio” e inaspettatamente cinico dopo imprimi 20 minuti era in vantaggio per 3-0 sul Kloten padrone di casa. E certo, gli aviatori sono partiti meglio ed avevano la loro supremazia territoriale, ma quelle reti erano cadute grazie a del buon lavoro e gli spunti degni di nota dei vari Fazzini, Bertaggia, Bürgler e Zackrisson.

E poi? Poi il naufragio, violento, repentino e addirittura imbarazzante se non vergognoso, lanciato con un primo buchino nello scafo fatto da Santala, che si è poi trasformato in una falla degna del Titanic. Non c’era più nulla nella testa dei bianconeri, contro gli uomini di Tirkkonen che in fondo in casa loro ci hanno sempre creduto, e non è solo causa dei soliti “mali da trasferta” ciò che è successo, perché il secondo tempo del Lugano ricordava fin troppo bene quel triste 9-1 sempre a Kloten capolinea di Barry Smith nel 2011.

Nessuna reazione da parte dei giocatori, men che meno da parte di una panchina muta (un time out che sarebbe stato da chiamare in almeno cinque occasioni con la squadra allo sbando, ma che non è mai arrivato, è segno di un immobilismo inaccettabile) quasi a segnar una resa prima del tempo, quando la barca la si sarebbe potuta portare a riva almeno con i remi e qualche falla rattoppata.

E invece nulla. Giocatori in balia degli avversari che non si sono fatti pregare, in balia di loro stessi e di una sensazione brutta, l’ennesima, che qualcosa sia rotto. Forse, e lo vorremmo tanto, non è così, ma chiunque abbia assistito alla partita dal 20′ in avanti quella sensazione l’ha sicuramente provata e difficilmente se la scrollerà di dosso a meno di clamorosi risultati nel breve periodo.

Le constatazioni tecniche prendono una strada secondaria in una disfatta del genere, senonché alcune scelte continuano a rendere difficile anche la vita dei giocatori sul ghiaccio (vedasi Hofmann al centro, con due reti arrivate direttamente su due ingaggi persi dal numero 15), ma sarebbe comunque riduttivo pensare che questa sconfitta sia figlia semplicemente delle scelte tecniche (o magari indirettamente…) o degli infortuni, che sì incidono molto, ma non possono giustificare o spiegare l’8-3.

Otto reti sotto le quali sono affondati tutti, staff tecnico compreso a causa del citato immobilismo, e che ora forzatamente deve sentirsi senza dubbio in discussione, alla società il compito di fare le dovute valutazioni e agire di conseguenza.

È estremamente difficile raccontare di più di questa partita, che di fatto si è conclusa con il 4-3 di Obrist a metà partita (se non già prima) e che ha avuto solo una seconda parte di triste trascinamento al 60′ per il Lugano e di divertimento per il Kloten e i suoi tifosi.

Non vogliamo avere la presunzione di sapere ciò che è successo (e che succede) tra le fila del Lugano, ma sembra ormai chiaro a tutti che la situazione è estremamente delicata, tanto che la classifica precaria sta diventando addirittura l’ultimo dei problemi. Ciò che non è chiaro è tutto ciò di cui si parla da ormai settimane, se non mesi, ossia le situazioni dei giocatori stranieri, di quelli prima sul mercato e oggi titolari, di quelli che rilasciano interviste sibilline in patria e rimangono muti in Ticino, ma anche la situazione di uno staff tecnico che raramente o mai è stato capace di autocritica e di proteggere il gruppo, nonostante alcuni alibi gli siano sempre stati concessi.

Di sicuro tutti gli auspici e gli obiettivi dichiarati ora vanno messi da parte per fare una valutazione ponderata, e qualunque soluzione ne scaturisca (se mai la si trovi) che sia fatta per il bene della squadra, o perlomeno di chi lo merita. Perché se si vuole ritornare a essere grandi, la sensazione è che si sia imboccato il bivio sbagliato, ma non è tardi per tornare sulla strada giusta. Bisogna solo avere il coraggio di guardare aldilà di alibi che ormai reggono quanto una bava di ragno per quanto si è visto alla Swiss Arena.

fattore2SPARITI DAL GHIACCIO: Dopo un buon primo tempo, ottimo per produttività offensiva, il Lugano sembrava essere sulla strada per uscire dalla crisi di risultati negativi in trasferta, giocatori come Zackrisson e Bürgler sembravano trasformati, e per una volta i bianconeri sono stati cinici come non mai.

Passata la prima sirena però qualcosa è successo, perché il Lugano è semplicemente sparito dai radar, lasciando la completa supremazia al Kloten, che già nel primo tempo aveva giocato di più, ma non disponeva di certi spazi. Fine del forecheck, contrasti fisici persi, convinzione nulla e pericolosità offensiva ridotta quasi allo zero.

Il resto lo ha fatto uno staff tecnico colpevolmente e clamorosamente immobile nei primi segnali arrivato dal ghiaccio, ossia il ritorno del Kloten e le reti di scarto che diminuivano fino al ribaltamento e al pesantissimo 8-3. Meriti al Kloten per la buona squadra che è, ma così è stato troppo facile anche per loro.

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