
AMBRÌ – A seguire questa disgraziata stagione dell’Ambrì Piotta, sembra quasi di assistere a una puntata della storica Corrida di Corrado. Il club biancoblù non perde infatti occasione per tornare costantemente al centro dell’attenzione in maniera tragicomica, prendendo decisioni che vanno a creare problemi e polveroni a non finire, dando sempre l’impressione di essere gestito in maniera dilettantistica.
La scelta da parte di Tapola di dare un chiaro segnale con la gestione di DiDomenico non è sbagliata a prescindere, ma nel momento e contesto attuale in cui si trova l’Ambrì ha ben poco senso. D’altronde siamo arrivati alla soglia delle 50 partite, e non serve chissà che analisi per osservare che il canadese era l’unico giocatore in squadra con delle doti da leader, un carattere esuberante e una mentalità vincente che lo porta a non arrendersi mai. Oltre naturalmente a essere il top scorer della squadra (41 punti in 47 partite), con lo zampino in oltre un terzo dei gol segnati.
Chiamare in causa il suo bilancio di -17 (con i vari Tierney, Joly o Formenton che non sono certo distanti, ma che contribuiscono in maniera molto più evanescente), i cambi lunghi oppure qualche penalità evitabile significa cercare nei numeri delle scuse per non ammettere quanto il giocatore sia stato importante in questi mesi. Con quei difetti che conosciamo da oltre un decennio, certo, ma pure con delle caratteristiche che nessun altro porta in pista. E che per una squadra sono imprescindibili.
Sul piano puramente sportivo c’è insomma da sperare che Tapola abbia fatto bene i suoi calcoli, e che abbia individuato delle sicurezze in una rosa che dall’esterno ha grandissimi problemi di carattere e compattezza, e che senza una guida emotiva rischia di risultare ancora più apatica. A prescindere, la vera abilità del coach finlandese si sarebbe vista nel caso in cui fosse riuscito a gestire il giocatore traendone il meglio, un’esclusione dopo poche partite è invece una chiara sconfitta.

Poi c’è ovviamente il buco concreto lasciato nel lineup che, a mercato chiuso, costringerà l’Ambrì a concludere la stagione con cinque giocatori stranieri. L’unica pezza ancora possibile è quella di un innesto tramite Licenza B, ma questo presuppone che qualcuno si sia occupato di pensarci negli scorsi mesi. Tra DS ad interim e “fantasma”, la cosa non può essere data per scontata, e anzi pare che in Leventina non ci si sia tutelati in questo senso.
E allora in che modo aver scelto di dare un taglio netto al rapporto con DiDomenico può aver senso? L’unica risposta possibile è quella di aver voluto mandare un messaggio chiaro in ottica futura, dimostrando con i fatti che da ora in avanti in Leventina non si tollereranno più comportamenti che vanno contro le direttive del coach.
Questo messaggio però a chi sarebbe indirizzato? A un gruppo di stranieri per la grande maggioranza in partenza, e che non avrà ruolo nel futuro dell’Ambrì? Oppure a chi rimarrà in una rosa svizzera che dovrà passare da una profonda rifondazione? Anche se fosse questo l’intento, c’era sicuramente modo di far passare chiaramente il concetto una volta chiusa l’attuale stagione, che non aveva bisogno dell’ennesimo colpo di teatro. Se poi Tapola non dovesse rimanere, questo ennesimo vespaio avrebbe ancora meno senso.
Se l’Ambrì Piotta dovesse perdere il playout con l’Ajoie, non ci sarebbe insomma da sorprendersi. I biancoblù sono da mesi una squadra piena di dubbi, con una gestione poco chiara e l’assenza di figure di riferimento. Se poi DiDomenico era davvero il problema in tutto questo, ora dal ghiaccio ci si devono attendere delle prestazioni a supporto della decisione.
Da fuori sicuramente i biancoblù appaiono indeboliti, e protagonisti dell’ennesimo teatrino stagionale. Quasi da Corrida.


