
AMBRÌ – Annunciato già nel mese di marzo, l’attaccante Petr Kodytek era stato il primo tassello individuato nella costruzione del nuovo Ambrì Piotta. Il ceco dopo tre anni in Finlandia ha deciso di accettare la sfida posta dalla National League, e per i biancoblù dovrà essere un motore importante del gioco.
“Ho considerato l’offerta dell’Ambrì come il passo successivo della mia carriera e sentivo che fosse arrivato il momento di cambiare”, ci ha spiegato Kodytek. “Quando si è presentata questa possibilità non ho esitato nemmeno per un secondo, sapevo di voler venire qui. Ho raccolto alcune informazioni sul club e ho parlato anche con Lars Weibel, che mi ha spiegato quale potrà essere il mio ruolo e quali sono i piani per il futuro. Ciò che ho sentito mi è piaciuto e scegliere di entrare a far parte di questa organizzazione è stato piuttosto semplice”.
In passato hai giocato con Dominik Kubalik e Jiri Novotny. Ti sei confrontato con loro prima di accettare?
“Sì, ho parlato con Kubalik e mi ha raccontato quanto si fosse trovato bene qui. Mi ha dato diverse informazioni sulla cultura del club, sulle dinamiche dello spogliatoio e sulle persone che avrei incontrato. Mi ha parlato anche dei tifosi, dicendomi che sanno essere davvero molto rumorosi. Non vedo l’ora di vivere quell’atmosfera. Mi ha riferito solamente cose positive dell’Ambrì”.
Sei stato presentato come un giocatore che incarna bene il nuovo corso, grazie alla tua intensità e allo spirito battagliero. Ti consideri anche un leader?
“Certamente. Non sono più tra i giocatori più giovani, ma nemmeno tra i veterani, mi trovo un po’ nel mezzo. Penso però di avere sempre avuto dentro di me quello spirito battagliero e quel cuore da mettere al servizio della squadra. Credo di poter dare qualche consiglio ai ragazzi più giovani, anche se non sono una persona che parla continuamente. Se verranno da me per chiedermi qualcosa, sarò molto felice di aiutarli. Sono a loro disposizione e aperto verso tutti. Ho giocato con grandi giocatori sia in Finlandia sia in Repubblica Ceca, e ho cercato di imparare qualcosa da ciascuno di loro. Ora sta iniziando una fase della mia carriera in cui posso restituire parte di ciò che ho ricevuto e aiutare maggiormente i più giovani. Per me è qualcosa di relativamente nuovo, ma allo stesso tempo devo continuare a concentrarmi sul mio gioco, perché è così che posso essere più utile alla squadra”.
Non sei tra i giocatori più imponenti fisicamente. Il fatto di dover sempre dimostrare di poterti imporre è diventato una motivazione supplementare?
“È sempre stato così. Quando arrivi in un posto nuovo, le persone vedono un ragazzo piccolo e non particolarmente alto e pensano che non possa giocare a certi livelli. Per me è diventata una motivazione per dimostrare che posso farlo, che sono qui e che ho il cuore necessario per impormi. Ad Ambrì, comunque, nessuno mi ha ancora fatto pesare questo aspetto. Con il passare degli anni ho anche imparato a non prenderla più sul personale”.

Ti aspetti di dover modificare qualcosa del tuo gioco passando dalla Liiga alla National League?
“Naturalmente dovrò adattarmi. Ho già parlato con alcuni giocatori che hanno avuto esperienze in Svizzera e mi hanno dato diverse informazioni. Dovrò inoltre confrontarmi ancora con gli allenatori per capire esattamente come desiderano che giochi. Si tratterà soprattutto di abituarmi alle caratteristiche e alla velocità del campionato. Spero che il ritmo sia elevato e di riuscire a esprimermi bene”.
Quando hai lasciato Plzen per la Finlandia hai avuto bisogno di un po’ di tempo per ambientarti. Pensi che questa volta sarà più semplice?
“Quando sono andato in Finlandia si trattava della mia prima esperienza lontano dalla Cechia e tutto era nuovo. Anche la lingua rappresentava una sfida e probabilmente era l’aspetto sul quale dovevo lavorare maggiormente. Dopo un paio di mesi, però, tutto è diventato più semplice anche grazie a un ottimo gruppo, con dei compagni che si sono presi cura di me. Ora la situazione è un po’ diversa. Sono più grande e so meglio come funzionano le cose quando si gioca all’estero. Alla fine si tratta sempre di hockey, quindi cerco di non pensarci eccessivamente”.
In Finlandia hai attraversato anche alcuni momenti controversi, con in particolare una squalifica che ha fatto molta notizia. Cosa ti ha insegnato quell’esperienza?
“Credo che tutti attraversino un momento difficile nel corso della propria carriera e spero che quello sia stato il mio. Penso di aver imparato dall’accaduto e ho iniziato a controllare maggiormente le mie emozioni. Ormai appartiene al passato e non posso fare nulla per cambiarlo, quindi devo andare avanti. Se qualcuno me lo domanda, rispondo che ho commesso un errore, che me ne sono pentito molto e che ne ho pagato le conseguenze. Bisogna accettarlo, imparare e proseguire senza continuare a pensarci. Quella era stata una partita difficile per me dal punto di vista personale e avevo sbagliato. Non posso dire altro, ho commesso un errore”.


