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Lugano

Il Friborgo mette in chiaro le cose, Lugano al tappeto in Gara 1

La prima sfida va al Gottéron trascinato da Sörensen. Bianconeri indisciplinati e con una prima linea impotente, per rispondere lunedì servirà ben altro

(PostFinance/KEYSTONE/Anthony Anex)

Il Friborgo mette in chiaro le cose, Lugano al tappeto in Gara 1

FRIBORGO – LUGANO

6-2

(2-1, 2-0, 2-1)

Reti: 14’19 Streule (DiDomenico) 1-0, 19’27 Fazzini (Quenneville, Alatalo) 1-1, 19’46 Wallmark (Mottet) 2-1, 27’56 Sörensen (Mottet) 3-1, 32’48 Wallmark (Sörensen) 4-1, 47’09 Sörensen (Wallmark, Mottet) 5-1, 51’41 Marco Müller (Mirco Müller, Quenneville) 5-2, 57’02 Walser (Jörg) 6-2

Note: BCF Arena, 9’095 spettatori
Arbitri: Hebeisen, Kohlmüller; Schlegel, Wolf
Penalità: Friborgo 4×2, Lugano 6×2 + 1×10

Assenti: Julian WalkerMarkus GranlundGiovanni MoriniSamuel Guerra (infortunati), Mario KempeJoey LaLeggiaArno SnellmanRoberts CjunskisAlessandro VillaJoel MesserliJeremi GerberThibault FattonLeandro HausheerArttu RuotsalainenAleksi Peltonen (sovrannumero)

FRIBORGO – Un conto è essere nei playoff, un altro conto è viverli e giocarli come tali. Al momento, dopo Gara 1 andata al Friborgo, l’impressione è che il Lugano non si fosse completamente calato nella realtà, o perlomeno molti dei suoi giocatori non hanno ancora girato l’interruttore sulla posizione giusta.

E allora si spera che questa prima sconfitta secca abbia portato la squadra di Luca Gianinazzi nella modalità che tutti speravano di vedere, ma che alla BCF Arena, se non per qualche frangente, la si è vista solo dalla parte dei padroni di casa. E alla fine il Friborgo non ha dovuto strafare o mettersi a spaccare pietre per avere la meglio sui suoi avversari e questo è ancora peggio in una riflessione sul potenziale del Lugano contro il comunque favorito Gottéron.

Certo, anche il 6-2 finale non conta se non come sconfitta che porta avanti i dragoni, ma la maniera con cui sono arrivate quelle prime cinque reti (il sesto a porta vuota) deve far accendere qualche lampadina nello staff della squadra bianconera.

(PostFinance/KEYSTONE/Anthony Anex)

Sorprendendo un po’ tutti con una formazione rimescolata e che ha visto per la prima volta schierati i fratelli Maxim e Arnaud Montandon – licenze B – e il ritorno di Quenneville al posto di Ruotsalainen, è evidente che sul piano della preparazione mentale, la panchina bianconera non è riuscita a portare la miglior formazione possibile a questo esordio nei playoff.

Aveva fatto ben sperare la reazione al vantaggio dei padroni di casa, con un buon possesso del disco e l’addormentamento del ritmo per troncare il prevedibile “rush” iniziale di DiDomenico e compagni, ma dopo il pareggio di Fazzini si è vista la prima falla, con l’immediato nuovo vantaggio di Wallmark nato tra una gestione sbagliata del disco nel terzo e una parata non riuscita di Koskinen.

Ma è stato soprattutto il secondo periodo a sancire l’uscita di scena dalla partita dei bianconeri, incapaci di mantenere disciplina e concentrazione, soprattutto dopo un 3-1, va detto, nato un po’ dal nulla e ancora con la complicità del portiere finlandese, sorpreso di nuovo sul suo angolo e dalla parte della pinza. Quella rete ha esaltato il Friborgo e dall’altra ha frustrato gli ospiti, ben contenuti da un Gottéron compatto e lineare, capace di annullare a lungo la linea di Thürkauf e impedendo ai bianconeri di installarsi a lungo nel terzo offensivo, tranciando le trame d’attacco con una grande efficienza nei posizionamenti.

Non è stato quindi un caso se a brillare di più (o perlomeno a giocare con più lucidità e più a lungo sulla porta avversaria) è stato proprio il quarto blocco del Lugano, quello inedito formato da Canonica, Patry e Arnaud Montandon, con quest’ultimo schierato anche in power play davanti al portiere avversario. E gli altri? Poco da dire se non per qualche sprazzo di lucidità da parte soprattutto di Marco Müller, Arcobello e Fazzini, troppi invece i giocatori andati in ombra o a giocate “alterne” ossia passati da buone cose a errori gravi, come l’invisibile Quenneville, Verboon, Andersson e il citato Koskinen, di nuovo incapace di donare anche fiducia alla propria difesa.

(PostFinance/KEYSTONE/Anthony Anex)

Una è andata, la serie potrà essere ancora lunga, ma questo dovrà deciderlo il Lugano. Il Gottéron i primi pugni sul ring li ha piazzati, trovando una guardia avversaria piuttosto bassa e pochi movimenti di difesa. Se i bianconeri vorranno mandare la sfida perlomeno ai punti dovranno sicuramente alzare il livello generale di concentrazione, di disperazione e convinzione. E non sarebbe male nemmeno trovare qualche idea in più per sopperire ad un attacco che il Friborgo ha contenuto molto bene soprattutto quando il risultato era ancora in bilico.

Ci saranno da prevedere cambiamenti per Gara 2 della Cornèr Arena? È molto probabile, vedendo anche la prestazione di Koskinen e l’utilizzo di Schlegel come riserva, ma Luca Gianinazzi avrà ben più di un nodo da sciogliere entrò lunedì sera. La sfida è appena iniziata, e il Lugano ha sicuramente le capacità per rientrare, ma il coach bianconero dovrà trovare il famoso interruttore, perché sappiamo tutti che la sua squadra può fare molto meglio di così.


IL PROTAGONISTA

Marcus Sörensen: La doppietta la dice lunga su quanto sia stato decisivo lo svedese del Friborgo in questa prima gara dei quarti di finale, Soprattutto il topscorer del Gottéron ha stravinto la sfida interna con Calvin Thürkauf, decidendo la sfida con il gol del 3-1 e l’assist per il 4-1, le due azioni che hanno di fatto cambiato definitivamente le coordinate dell’incontro in favore dei padroni di casa.


HIGHLIGHTS

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