
Una stagione del riscatto non è necessariamente quella che ne segue una disastrosa. A volte nasce da una distanza più sottile, quella tra il valore riconosciuto a un giocatore e ciò che è riuscito realmente a produrre. I dieci nomi di questa lista arrivano al campionato 2026/27 con domande diverse – ritrovare produzione offensiva, riconquistare un ruolo, giustificare uno slot straniero, vincere una concorrenza interna o dimostrare che il declino dell’ultima stagione non è definitivo – ma con lo stesso bisogno di spostare nuovamente la percezione attorno al proprio rendimento.
Miro Aaltonen

Il dato che definisce maggiormente la sua prima stagione completa a Berna non è quello dei 22 punti in 43 partite, bensì quello dei cinque gol. Nel 2024/25 Aaltonen ne aveva segnati 20 in 36 incontri con il Kloten, aggiungendone altri sette nelle 11 partite disputate con il Berna, per un totale di 29 reti e 44 punti complessivi in 47 presenze. Dodici mesi più tardi il totale è diventato 5 gol e 17 assist.
I 17 assist dicono che visione e qualità da playmaker non sono scomparse, ciò che è venuta meno è stata la pericolosità offensiva generata dai suoi tiri e la sua capacità di attaccare direttamente le porte avversarie.
Il Berna ha bisogno che Aaltonen torni a dominare con più presenza nelle zone calde della pista, più iniziativa nel costruire gioco e soprattutto un volume di conclusioni in linea con il suo talento. La questione non è recuperare un numero preciso di punti, ma tornare a essere il giocatore attorno al quale si può davvero costruire una linea.
Inti Pestoni

Il bottino esiguo di appena otto punti in 41 partite è solo uno degli indicatori della stagione difficile che ha vissuto Inti Pestoni, visto che il vero passo indietro è avvenuto soprattutto in termini di gerarchie di squadra.
Nel corso dell’ultima stagione ha infatti perso il posto già sotto Luca Cereda, non lo ha ritrovato stabilmente durante l’interinato di Eric Landry e, nei playout, Jussi Tapola ha scelto di non utilizzarlo. Per un attaccante così identificato con l’Ambrì, l’esclusione ripetuta pesa più di qualsiasi assenza dal tabellino.
La vera sfida del 2026/27 sarà quindi conquistare la fiducia di Tapola. E per riuscirci Pestoni dovrà convincerlo soprattutto lontano dal disco, con ritmo nelle transizioni, pressione in forecheck, sostegno ravvicinato al portatore e l’intensità che lo staff chiede a tutti i giocatori. Il talento nell’uno contro uno e la capacità di inventare una giocata fuori copione restano rari nel lineup biancoblù, ma non possono più costituire gli elementi per avere un posto assicurato.
A 35 anni e nell’ultima stagione di contratto, il riscatto di Pestoni passerà dalla capacità di trovare una versione più essenziale e affidabile del suo gioco, capace di offrire creatività senza chiedere al sistema di compensarne continuamente le libertà. Se vincerà questa battaglia, Tapola avrà a disposizione una risorsa offensiva importante. Se invece non ci riuscirà, nemmeno il peso simbolico del suo nome potrà proteggerne il ruolo.
Harri Säteri

In una sola stagione la percentuale di parate di Säteri è scesa dal 92.4 all’89.7%, mentre la media di reti subite è salita da 2.34 a 2.88. Il confronto è omogeneo anche nel carico di lavoro, con 42 presenze nel 2024/25 e 41 nell’ultimo campionato. Una flessione di 2.7 punti percentuali è troppo ampia per essere archiviata come semplice anomalia statistica, pur all’interno di un Bienne che ha concesso molto e raramente ha dato ai propri portieri una partita semplice.
Il punto più interessante, però, riguarda la costruzione del roster 2026/27. Säteri occupa uno slot straniero ed entra nell’ultimo anno di contratto, al suo fianco arriva Viktor Östlund, reduce da ottime stagioni in Swiss League e soprattutto in possesso di licenza svizzera. In sostanza, se il rendimento dei due dovesse avvicinarsi, il Bienne avrebbe un incentivo strutturale a schierare Östlund se nel frattempo dal mercato dovesse arrivare un settimo straniero.
Säteri deve dunque tornare ad essere un valore aggiunto per i seeläander, basandosi sulla calma che caratterizza il suo gioco e che ne hanno fatto per anni uno dei portieri più affidabili della lega.
Marco Müller

Il primo campionato dopo il ritorno a Berna di Marco Müller si è fermato a due reti e 8 assist in 40 incontri, con un infortunio alla parte alta del corpo che lo aveva fermato nel corso dell’autunno. Il finale di stagione ha però lasciato sensazioni diverse, con due gol e un assist nei due incontri di play-in contro il Bienne.
Quelle due partite non cancellano ovviamente le difficoltà dei precedenti mesi, ma Müller rimane un giocatore comunque interessante nonostante alcune difficoltà. Può giocare al centro o all’ala, gli si possono affidare differenti compiti, e possiede abbastanza pattinaggio per accompagnare linee con identità differenti. Il rischio è però che la parola “versatile” diventi l’elegante sinonimo di un giocatore utilizzabile ovunque perché mai davvero indispensabile in un ruolo preciso.
A 32 anni e con il contratto in scadenza, dovrà trasformare la propria utilità in un impatto riconoscibile. Non gli si chiede di diventare uno dei principali terminali offensivi del Berna, ma di tornare ad essere un elemento costantemente energico e fastidioso per gli avversari. Altrimenti la concorrenza interna finirà inevitabilmente per ridurne minuti e responsabilità.
Jan Kovar

(JustPictures)
Il calo da 36 a 27 punti può sembrare moderato rispetto ad altri nomi della lista, anche pensando che Kovar ha segnato persino un gol in più – 11 contro 10 – la scorsa stagione rispetto a quella precedente, ma a venire meno è stata la sua capacità di alimentare il rendimento dei compagni, la qualità che per anni lo ha reso il centro più impattante dello Zugo. Anche il passaggio ad un bilancio negativo per la prima volta da quando gioca in Svizzera rappresenta un campanello d’allarme.
Capitano dal 2021, Kovar entrerà a 36 anni nell’ultima stagione di contratto e nel nuovo ciclo affidato a Lauri Marjamäki. La leadership e l’intelligenza negli ingaggi continueranno a renderlo utile, ma il punto è capire se possa essere ancora un motore offensivo, non soltanto un veterano che rende ordinata la manovra.
Il suo riscatto dovrà vedersi nella capacità di guidare la sua linea. Kovar non deve inseguire il ritmo dei più giovani, ma piuttosto dovrà tornare a controllarlo. Se ci riuscirà, Marjamäki avrà ancora un centro capace di dare una forma all’attacco. In caso contrario, lo Zugo dovrà iniziare a ridisegnare la propria identità senza il suo storico fulcro.
Vinzenz Rohrer

Parlare di riscatto per un giocatore che compirà presto appena 22 anni può sembrare eccessivo, ma il 2025/26 ha interrotto bruscamente una progressione che pareva indirizzata verso il Nordamerica. Dopo i 15 gol e 25 punti ottenuti in 52 partite nel 2024/25, Rohrer si è fermato a 4 reti e 8 assist in 41 incontri, ed il passaggio da 0.48 a 0.29 punti a partita non rappresenta una semplice oscillazione per un attaccante dal quale ci si attendeva un ulteriore salto di qualità.
Il calo realizzativo contiene certamente una componente destinata a riequilibrarsi. La percentuale al tiro è precipitata dal 17.2 al 7%, mentre le conclusioni sono diminuite da 87 a 57 anche per effetto delle undici partite giocate in meno. Agli ZSC Lions Rohrer ha continuato a portare intensità, pressione e accelerazioni, ma ha trasformato troppo raramente quella energia in spunti realmente pericolosi. La sua stagione è rimasta spesso notevole nell’esecuzione ma modesta nel risultato.
Il passaggio allo Zugo gli offre un contesto nel quale quella stessa energia dovrebbe avere maggiore spazio. Il prossimo passo sarà quello di dimostrare che le sue qualità possono produrre con una continuità da top six.
Tim Heed

Tra i giocatori presenti in questa lista, il calo vissuto da Heed è stato uno dei più netti, perché dopo le difficoltà di gioco già viste nell’annata 2024/25, nella passata stagione anche la produzione offensiva è stata molto più modesta.
Certamente il bilancio di -25, peggior dato dell’Ambrì e tra i più negativi della lega, va collocato nell’ambito di una stagione giocata in una squadra fragile e non può essere usato come dato assoluto. Resta però il fatto che da Tim Heed ci si aspetta un gioco che non sia macchiato dai troppi errori individuali – spesso pure banali, e che sono sembrati più mentali che non riconducibili all’alto minutaggio – e che sappia alzare il livello in maniera decisiva.
Anche lui entra nell’ultimo anno di contratto. La struttura del sistema di Tapola può offrirgli più ordine e situazioni maggiormente leggibili, ma il sistema non potrà restituirgli da solo quelle caratteristiche che lo rendevano speciale. Se Heed tornerà pericoloso al tiro, l’intero gioco offensivo e soprattutto il powerplay ne potranno giovare, mentre se si limiterà a smistare il disco per gli avversari sarà nuovamente più semplice anticiparne le intenzioni.
Alessio Bertaggia

Il ritorno a casa di Alessio Bertaggia aveva un valore simbolico evidente, ma la prima stagione del suo secondo capitolo bianconero non ha ancora restituito al Lugano quell’attaccante capace di incidere con velocità e aggressività. Condizionato anche dagli infortuni, il 33enne ha chiuso la regular season con 2 gol e 6 assist in 35 partite, rimanendo poi senza punti nelle tre gare disputate nei playoff.
Limitarsi ai numeri sarebbe però superficiale. Bertaggia ha faticato a trovare con continuità quelle accelerazioni e quella presenza nelle zone pericolose che, nel suo precedente periodo a Lugano, gli avevano permesso di raggiungere anche i 17 gol stagionali.
In una squadra diventata più profonda e competitiva, Bertaggia deve riconquistare un posto stabile nel top nine e dimostrare di poter essere ancora qualcosa di più di un attaccante d’energia da utilizzare nelle rotazioni del bottom six.
Il suo riscatto non passa necessariamente dalla produzione offensiva, ma dal recupero di una vera identità e della fiducia di Tomas Mitell. Con un contratto valido sino al 2028, la prossima stagione dirà se il suo ritorno a Lugano potrà davvero lasciare il segno come in passato.
Gilles Senn

Senn ha chiuso il campionato 2025/26 con l’88.9% di parate e 3.35 reti subite di media in 26 presenze. Un anno prima, in 31 incontri, aveva fatto registrare il 90.7% e 2.81. Il confronto interno rende il problema ancora più concreto, visto che Philip Wüthrich ha terminato con il 90.6% e 2.84 in 28 partite. Queste comparazioni ovviamente non rappresentano mai una prova assoluta – qualità dei tiri, avversari e situazioni di partita possono differire – ma nello svilupparsi della stagione erano emerse sempre più incertezze e disattenzioni, con errori anche banali e diversi gol concessi in maniera troppo semplice.
Tapola dovrebbe dare all’Ambrì una struttura più compatta e ridurre una parte del caos davanti alla porta, ma proprio per questo dai portieri ci si aspetterà un contributo che non potrà avere troppe sbavature individuali.
Senn è un portiere che riesce a dare il meglio quando può avere un buon piazzamento tra i pali, muoversi in maniera calcolata ed evitare le seconde occasioni. Avrà l’occasione per farlo, e rispetto a Wüthrich ha un contratto sino al 2028, ma dovrà dimostrare di avere ciò che serve per rimettere in equilibrio le gerarchie.
Fabrice Herzog

(Philipp Hegglin)
Herzog è forse il caso più leggibile dell’intera lista. Nel 2024/25 aveva segnato 13 gol e raccolto 19 punti in 43 partite, mentre un anno dopo – con cinque presenze in più – è precipitato a 3 reti e 8 punti. Anche il +12 diventato -8 riflette la crisi più ampia dello Zugo, ma il calo dell’impatto resta individualmente troppo marcato per essere diluito nel contesto.
Il 5.3% al tiro suggerisce una quota di sfortuna, e dunque un possibile ritorno verso la media. Ma le 57 conclusioni in 48 incontri – poco più di una a partita – dicono che non basterà aspettare una regressione statistica: Herzog dovrà tornare a creare volume e qualità delle occasioni.
A Rapperswil troverà un contesto in cui potrà tornare alla basi del suo gioco, ovvero agire nelle zone calde attorno alla porta, metterci il fisico nello slot e disturbare le visuale del portiere avversario, così da trasformare i rebound e deviazioni in dischi molto pericolosi. Herzog non dovrà insomma reinventarsi per riscattarsi, ma dovrà tornare a fare con convinzione ciò che lo ha sempre reso prezioso.

