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Ambrì Piotta

Bürgler: “Abbiamo chiuso con rispetto per il pubblico, spero sia una ripartenza per l’Ambrì”

Il veterano ha terminato la sua carriera: “L’hockey ha rappresentato la mia vita, e ad Ambrì ho trovato un attaccamento unico in Svizzera. Il futuro del club? Sono certo che con Tapola la squadra sia in ottime mani”

PORRENTRUY – Si è chiusa con un sorriso la stagione dell’Ambrì Piotta e, al tempo stesso, la carriera di Dario Bürgler iniziata più di vent’anni fa a Zugo. Due volte campione svizzero con la maglia del Davos, il numero 87 si è congedato dall’hockey giocato con un’ultima intervista.

“Abbiamo chiuso la stagione con rispetto nei confronti del nostro pubblico, e penso che questa vittoria possa rappresentare un solido punto di partenza per il futuro del club”.

Avete mostrato grande calma in tutta la serie. Raramente avete panicato nonostante alcuni momenti di pressione dell’Ajoie. In questo senso avete compiuto un deciso passo in avanti rispetto al passato, sei d’accordo?
“Sì è così, anche se bisogna riconoscere grande merito a Wüthrich che in più di un’occasione ha salvato la situazione. Ci ha aiutato tanto, ma noi non lo abbiamo mai lasciato solo. Ho visto una squadra che ha saputo sacrificarsi per lui e per il gruppo. Siamo cresciuti e penso che il lavoro svolto rispecchi bene questo 4-0 finale”.

Avete archiviato la serie in sole quattro partite. In tutto questo quanto è stato determinante l’apporto di Tapola?
“Lo è stato non tanto nel sistema di gioco quanto più nella filosofia che ha saputo portare all’interno dello spogliatoio. Sai, di sistemi ne esistono tanti e la maggior parte sono validi e possono condurti al successo, ma la filosofia è una cosa diversa ed estremamente impattante su una realtà sportiva. Ha insistito tanto sull’unità del gruppo, sull’importanza della squadra. A ciò ha fatto seguito la sua impronta tattica improntata sulla disciplina e sulla stabilità, aspetti che stanno alla base del successo”.

Credi che con lui l’Ambrì sarà in buone mani?
“Non lo credo. Ne sono convinto”.

È stata la tua ultima partita da professionista dell’hockey. Cos’hai provato alla sirena finale?
“Sono scese un paio di lacrime, non lo nascondo. Ora va meglio, le emozioni si sono un po’ placate, ma certamente è strano per me. L’hockey ha rappresentato la mia vita, ho trascorso cinque anni ad Ambrì e ho coltivato tante amicizie profonde che certamente manterrò anche in futuro”.

La tua carriera si è suddivisa tra Zugo, Davos, Lugano e Ambrì. Cos’ha rappresentato per te il club biancoblù?
“Casa mia. Sono cresciuto a Brunnen, che è un posto dal quale vengono tantissimi tifosi dell’Ambrì, e posso dirti che ogni volta rimango stupito dall’affetto incondizionato mostrato dal popolo biancoblù nel corso di questi anni. Nonostante le difficoltà, nonostante i risultati non sempre soddisfacenti, nonostante una stagione complicata come questa, ci hanno sempre sostenuto. Magari è arrivato qualche fischio, ma il supporto non è mai venuto a mancare e questo lo trovo straordinario. La situazione era difficile, ma sul ghiaccio grazie al loro sostegno l’ho percepita meno pesante di quanto lo fosse in realtà. Ho grande rispetto per i tifosi dell’Ambrì e credo che questo attaccamento sia davvero qualcosa di unico e che non avevo mai visto in nessun’altra realtà svizzera”.

A inizio stagione ti avevo chiesto se a 38 anni avessi ancora degli obiettivi da raggiungere. Avevi risposto di voler raggiungere i playoff con l’Ambrì. Le cose però sono andate diversamente…
“A inizio stagione avevo la sensazione che la squadra potesse avere un buon potenziale per fare bene. Eravamo positivi e c’era grande serenità nel gruppo. Oggi, per come si è sviluppata la stagione, quelle parole appaiono strane. È vero, ma siamo uomini. E gli uomini vivono anche di sogni”.

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