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Lugano

Polveri bagnate e indecisioni, il Lugano spiana la strada al Davos

I bianconeri pagano un secondo periodo ricco di errori e il cinismo del Davos. La squadra di Mitell non riesce invece a concretizzare la mole di gioco prodotta

(Photobrusca)

Polveri bagnate e indecisioni, il Lugano spiana la strada al Davos

LUGANO - La partita di venerdì sera del Lugano spiega perfettamente perché il volume di gioco a volte non corrisponde al risultato, nel senso che in certe sfide non è sempre chi produce più occasioni ad avere la meglio sull'avversario.

In questo caso ai bianconeri è mancata la qualità al tiro - e un pizzico di fortuna - nel primo e nel terzo periodo, in particolare nello sforzo finale in sei contro cinque, ma a fare da mannaia decisiva è stato un secondo periodo decisamente negativo, vissuto male dalla squadra di Mitell dopo il gol del possibile 2-0 annullato giustamente ad Aebischer per un offside.

Quello è stato lo spartiacque della partita, i bianconeri si sono disuniti e hanno piazzato in serie alcuni errori madornali in difesa, dal disco perso da Cjunskis e uno Zadina qualsiasi dimenticato sulla blu difensiva durante un cambio, alla confusione messa davanti a Mayer sul 3-1 ospite.

(Photobrusca)

Una serie di errori di gestione e disciplina che il Lugano non aveva commesso quasi nemmeno in tutte le partite giocate fino ad oggi, pagate come al solito con il prezzo massimo quando davanti ci si trova il Davos, capace di colpire con una media realizzativa impressionante.

Un cinismo che al Lugano manca ancora, nonostante un Innala che viaggia alla media di un gol a partita, perché tra il primo periodo (in particolare il primo power play) e il terzo, con lo sforzo in scia al 2-3 di Thürkauf, tutte quelle occasioni meritavano sicuramente miglior sorte, seppure con tutti i meriti di un Sandro Aeschlimann a volte intrattabile. Però anche il portiere dei grigionesi ha dovuto superarsi in fondo su relativamente pochi tiri dei bianconeri, se si tralasciano i due minuti finali, in quanto i tentativi dei padroni di casa spesso hanno trovato la visuale libera del portiere o troppo poco traffico perché venissero sporcati o deviati in qualche maniera da trarre in inganno il portiere della nazionale rossocrociata.

Vi è anche da dire che in questo periodo all'attacco del Lugano mancano un paio di certezze, ossia quelle portate da un paio di stranieri - Lycksell non riesce ancora a dare continuità al suo gioco e Kupari è ancora troppo fumoso - e soprattutto da Luca Fazzini. Il numero 17 del Lugano, non si sa se perché soffre l'assenza di Canonica, in queste settimane appare irriconoscibile. Tanti gli errori in gestione del disco, anche quelli derivati dai soliti automatismi con i compagni, passaggi fuori misura e pochissimi tiri, con una propensione a scaricare il disco ai compagni in cerca di una alternativa che forse alternativa non deve essere per forza.

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Sul fronte difensivo invece Mitell, recuperato Brian Zanetti, non ha più potuto contare su Mirco Müller con il passare dei minuti, il numero 25 deve aver sofferto parecchio un tiro bloccato nel primo tempo e non si è più visto sul ghiaccio per tutto il terzo periodo. Un reparto difensivo ricostruito e rimescolato, che seppure di qualità non può non risentire di certe assenze, e per quanto spesso criticato o “non capito”, Calle Dahlström agli occhi dello staff tecnico ha un'importanza molto grande in quanto risparmia tanto lavoro sporco ai suoi compagni e tanti minuti di gioco grazie anche a una tenuta fisica sulla distanza che in pochi nella rosa possono vantare, ridistribuendo in maniera più equilibrata gli sforzi.

Contro il Davos insomma sono uscite delle criticità che in fondo un po' si conoscevano, da un attacco che non sempre riesce a tenere una media realizzativa consona allo sforzo prodotto (4,55% contro il 14,29% del Davos, con un 3,65% contro il 22,15% fino alla seconda pausa).

(Photobrusca)

È un peccato, perché in fondo i pericoli maggiori portati dalla squadra di Holden si sono limitati a quel secondo periodo e praticamente a poco più del totale delle occasioni sfruttate dai gialloblù, perché i bianconeri sono stati abbastanza bravi in generale a non concedere il possesso del disco in zona difensiva anche grazie a un'ottima media agli ingaggi davanti a Mayer (68%), il che ha permesso spesso di alleggerire la pressione quando il portiere bianconero ha concesso dei faceoff.

Il 37enne, schierato forse un po' a sorpresa, ha ancora impressionato in positivo, e quello che appare è uno stile di parate che "marca presenza" anche per i suoi compagni, un modo di stare in porta molto visibile nei movimenti, molto attivo anche nello spazzare la sua zona.

Sabato il Lugano sarà alla BCF Arena di Friborgo a sfidare i campioni svizzeri, sul pullman andranno caricati alcuni insegnamenti appresi venerdì sera, il tutto sempre con la consueta fiducia in se stessi, a patto di ritrovare continuità soprattutto sul piano della disciplina.


IL PROTAGONISTA

Filip Zadina: Ogni volta che si “carica” diventa un'attrazione, il suo pattinaggio e controllo del disco negli spazi stretti e in velocità sono di elite mondiale, e al minimo centimetro concesso non perdona. Il gol del 2-1 è l'immagine dell'attaccante ceco, dimenticato sulla blu gli sono bastate due pattinate per anticipare ogni movimento di Mayer e batterlo con un polsino impressionante.
Da solo è in grado di tenere occupata una linea avversaria intera per tutto il proprio cambio.


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