
Dopo ogni weekend di campionato HSHS vi proporrà una rubrica dedicata agli ultimi impegni di Ambrì Piotta e Lugano, da cui abbiamo tratto una serie di spunti che vi lasciamo di seguito.
Verranno selezionati cinque episodi o fatti interessanti che hanno caratterizzato i match delle squadre ticinesi, a volte con l’obiettivo di analizzare quando successo sul ghiaccio, altri semplicemente per strapparvi un sorriso!

1. Approvazione fantasma?

A tenere banco nelle discussioni attorno all’Ambrì Piotta non è il fatto che le due sconfitte del weekend abbiano condannato la squadra ai playout, ma piuttosto l’esclusione di DiDomenico da parte di Tapola, che dopo averlo tenuto in panchina per metà partita venerdì lo ha addirittura lasciato in sovrannumero sabato.
Il messaggio del coach finlandese è chiaro, e vuole far capire che nessuno è superiore al sistema e alle logiche di squadra che si vogliono implementare. Insomma, cambi lunghissimi – a cui il canadese è abbonato, ma che possono mettere in difficoltà i compagni e scombussolare le rotazioni – e penalità stupide come quella di venerdì non saranno più tollerati.
Un approccio del genere ha senso se si vogliono porre le fondamenta di una filosofia da portare avanti in futuro, mentre sembra poco logico provocare un tale vespaio in una fase così delicata della stagione. D’altronde è chiaro, la squadra ha pochissimo carattere e senza DiDomenico è priva dell’unico trascinatore che ha spesso rappresentato l’anima del gruppo, e se il rapporto tra coach e giocatore dovesse essere insanabile per i biancoblù la perdita si farebbe sentire.
In tutto questo sarebbe assurdo pensare che Lars Weibel non stia seguendo da vicino la situazione, pur ancora dalle retrovie nelle sue vesti di “DS fantasma”. Se la gestione di DiDomenico è condivisa dai due, e il messaggio lanciato vuole essere una delle basi della futura cultura, allora le nette decisioni prese negli scorsi giorni possono avere un senso. Questo per logica potrebbe anche indicare che Tapola resterà in Valle.
Sarà così? Oppure l’Ambrì si è preso un rischio senza pensare troppo avanti? La speranza è che almeno stavolta il club abbia un piano ben preciso.
2. Gerarchie chiare

Se c’è un aspetto che la prima settimana post-olimpica ha reso chiaro, questo è la gerarchia dei portieri, che si era già ben delineata nel recente passato. Negli ultimi tre mesi è infatti stato Philip Wüthrich a prendersi con maggiore frequenza la porta leventinese, giocando oltre 300 minuti in più di Gilles Senn.
Da inizio novembre ad oggi Senn ha portato solamente due vittorie alla causa leventinese, mentre nello stesso periodo Wüthrich ha contribuito con ben dieci successi. Le sue statistiche d’altronde sono state migliori, tanto che nel 2026 Wüthrich ha parato con il 93.13% di interventi (4.37 GSAA) e 2.21 reti concesse a partita, mentre Senn ha fatto registrare l’87.25% e 4.28 GAA.
Lo stato di forma opposto in cui si trovano i due portieri lo si è visto anche nel weekend, con Senn che nella prima partita agli ordini di Tapola ha sprecato la sua chance con un brutto errore e mostrando una generale insicurezza, mentre Wüthrich specialmente a Zugo si è mostrato molto più sul pezzo.
L’Ambrì Piotta sembra insomma essersi tolto un pensiero in vista della serie contro l’Ajoie.
3. Gara Zero

La prima partita del playout contro l’Ajoie è in calendario solamente il 21 marzo, ma Ambrì Piotta e giurassiani si incontreranno ancora una volta il prossimo giovedì, in quella che potrebbe essere vista come una “Gara Zero”.
Sarà infatti importante interpretare nella giusta maniera la partita, ovvero non come un match qualsiasi ormai ininfluente per la classifica, ma piuttosto come un’occasione per stabilire sin da subito un tono per quella che sarà la futura serie.
D’altronde se prendiamo le ultime 15 partite la differenza tra biancoblù e giurassiani è minima. L’Ambrì ha ottenuto 16 punti contro i 14 dell’Ajoie, presentando pure una differenza reti leggermente peggiore (-14 contro il -12 avversario).
Nulla sarà insomma scontato, lo aveva vissuto sulla sua pelle un anno fa pure il Lugano, e dunque l’Ambrì dovrà farsi trovare pronto. Il processo di preparazione inizia da subito.
4. Centro dolente

Le difficoltà di vari elementi della rosa leventinese non le scopriamo certo ora, ma l’ultima settimana ha reso davvero evidente come la struttura al centro dei biancoblù sia estremamente fragile.
Un giocatore in evidente difficoltà è stato Manix Landry, tra ingaggi persi (appena 38% l’efficacia generale, e uno si è trasformato immediatamente in un gol subito) e un impatto sul gioco che continua ad essere evanescente, compresi vari contrasti con gli avversari da cui è uscito spesso sconfitto. Buona l’azione per l’assist a Virtanen nell’overtime contro il Losanna, ma ovviamente è troppo poco. E purtroppo non hanno fatto meglio i compagni che rivestono il suo stesso ruolo.
L’Ambrì da tutta la stagione scende infatti in pista senza centri che abbiano un livello da top six in NL, con Tierney che nelle sue migliori partite risulta essere appena discreto, mentre Heim rimane un giocatore perso e ben lontano da quello che il club vedeva in lui anni fa.
Quello dei centri rimane insomma un grande problema in Leventina, basti pensare che nelle ultime dieci stagioni solamente una volta è stato raggiunto il 50% ai faceoff. Ma al di là dei oltre ai numeri, oggi lì nel mezzo manca una volta di più un vero leader.
5. Barche e remi

Mentre un occhio può andare ai playoff di Swiss League nella speranza – piuttosto remota – che Visp e La Chaux-de-Fonds perdano il loro quarto di finale (entrambe sono avanti 2-1, ma in caso di sconfitta i playout non si giocherebbero), l’Ambrì Piotta avrà il compito di sfruttare le tre settimane che ci separano dai match contro l’Ajoie nella giusta maniera.
Poco importerà infatti se sulla carta i leventinesi sono più attrezzati, ma piuttosto sarà fondamentale la maniera con cui le due squadre arriveranno al playout. Il gruppo di Ireland è ormai abituato a questa appendice, ed è consapevole dall’autunno di dover giocare queste partite, mentre l’Ambrì Piotta è reduce da una stagione disgraziata su tutti i livelli.
Tapola dovrà far remare tutti nella stessa direzione – DiDomenico compreso – e soprattutto toccare i tasti giusti per alzare la motivazione dei singoli e trovare maggiore intensità. Il linguaggio del corpo visto nel weekend non ha trasmesso chissà che sensazioni positive, e anzi la mancanza cronica di personalità rischia di essere un fattore decisivo contro un Ajoie che invece – nella sua debolezza – può sempre contare su una certa esuberanza e degli stranieri più decisivi.
La barca biancoblù non sta ancora affondando. Ma tutti dovranno essere disposti a remare con convinzione in un mare mosso, e soprattutto bisognerà trovare il modo di arrivare alla serie con del vento a proprio favore per alimentare le vele.


