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L’infinita Gara 4 va allo Zugo, Lugano mestamente eliminato

La stagione termina senza sussulti né vittorie nei playoff. Lo Zugo si è dimostrato superiore su tattica, tecnica e gioco, la disperazione non è bastata al Lugano

L’infinita Gara 4 va allo Zugo, Lugano mestamente eliminato

LUGANO – ZUGO

4-5

(1-0, 1-3, 2-1, 0-0, 0-1)

Reti: 4’35 Hofmann (Haapala, Wellinger) 1-0, 21’16 Roe (Alatalo, Martschini) 1-1, 27’38 Lapierre (Fazzini, Sannitz) 2-1, 33’13 Everberg (Roe, Martschini) 2-2, 34’11 Leuenberger (McIntyre, Albrecht) 2-3, 47’58 Haapala 3-3, 52’34 Loeffel (Hofmann, Sannitz) 4-3, 52’58 Albrecht (Senteler, Schnyder) 4-4, 95’33 Flynn (Senteler, Diaz) 4-5

Note: Corner Arena, 7’200 spettatori. Arbitri Lemelin, Dipietro; Wüst, Progin
Penalità: Lugano 12×2′, Zugo 13×2′ + 1×10′

LUGANO – È stata la mossa della disperazione, quel coach challenge chiamato sulla rete di Flynn al 95′, tutti in cuor loro sapevano che quel disco aveva inequivocabilmente messo fine alla stagione 2018/19 del Lugano.

Un’agonia, ci verrebbe quasi da chiamarla, e l’eliminazione in sole quattro partite da parte dello Zugo è stata semplicemente la mano che ha spento l’interruttore di una luce andata fin troppo ad intermittenza. Quando non ha più nulla a cui aggrapparsi l’uomo cede alla resa mistica, l’allenatore di hockey al coach challenge, sperando che qualcuno guardi giù e modifichi la traiettoria di un disco ormai perso.

E in fondo è una resa mistica anche questa, sperare nel paranormale per salvare il Lugano, perché proprio di paranormale si è trattata la stagione dei bianconeri, finita in una maniera oseremmo dire logica.

La partita della Cornèr Arena è stata infatti un po’ il sunto della stagione, alti e bassi, disperazione, errori e colpi di reni, una battaglia protrattasi quanto un incontro di calcio, fino al 95′, con il gol di Brian Flynn, straniero arrivato in corso di stagione e rivelatosi decisivo per le sorti dello Zugo già in questi quarti di finale.

Estenuanti i due tempi di overtime, le squadre si sono quasi trascinate e la sensazione è stata chiara, il Lugano aveva addosso un timore enorme, solo gli spunti di Fazzini, Hofmann e Loeffel hanno in un certo modo sfiorato la risoluzione di questa delicatissima partita. Sull’altro fronte il futuro bianconero Lammer era già andato vicino al gol centrando la traversa, imitato dallo stesso numero 17 del Lugano.

Come ci sono arrivati Lugano e Zugo al 95′ della sfida? Rincorrendosi, riacchiappandosi e superandosi a vicenda, con i bianconeri ancora una volta incapaci di gestire il vantaggio, anche se bravi caratterialmente a tornare sopra e a mai lasciare scappare i Tori, se non solo appunto al supplementare.

Una partita giocata a viso aperto, spazi abbastanza larghi e botte piuttosto decise, tante le penalità, e anche qui qualche rimpianto per la squadra di Ireland rimane. Ben dieci i power play concessi dallo Zugo, una sola la rete trovata, quella di Lapierre nel secondo periodo.

Era già stato detto, il Lugano non si è discostato da quello visto per le precedenti 53 partite, ma è arrivato perlomeno pronto a giocarsi questa partita con la disperazione necessaria. Non basta però la sola determinazione, occorre anche furbizia, intelligenza e malizia, doti che i bianconeri non hanno avuto soprattutto sul 4-3, un vantaggio, dopo la splendida rete di Loeffel, durato solo 24 secondi.

Lo si vedeva, lo Zugo era sempre lì, sornione e predatore, ogni mossa dei bianconeri veniva rintuzzata, ogni scatto bloccato e alla fine hanno colpito quando era decisivo. Fa male vedere quel disco entrare quando si sa che è finita. Ma fa ancora più male sapere che quel disco ha eliminato il Lugano per 4-0 dopo una stagione tribolatissima.

Fa male perché questo Lugano non si sarebbe dovuto trovare lì, ci fosse stata lungimiranza e unità di intenti, testardaggine e nervosismo che a un certo punto veniva scaricato verso il mondo, incolpevole.

Ma tant’è, la delusione va incassata, sbollita ed elaborata. I processi si fanno a freddo, ma non per questo dovranno risultare “leggeri”, perché oggi possiamo dirlo tranquillamente: questa stagione è stata fallimentare per una squadra e un club come il Lugano.

Di attenuanti e scuse non ce ne sono molte, la stagione che doveva essere dello scalino in più è stata un buco nell’acqua. Una gran delusione e tanti rimpianti, perché questa stagione segna pure la fine di un ciclo che poteva essere vincente, invece è stata improvvisata durante il suo corso, quando poteva ancora essere recuperata.

Invece nei playoff, quando tutti speravano in un illusorio “clic” dei bianconeri, qualcuno è rimasto scottato. E i cerotti, sorpresa, stavolta non bastano più.


IL PROTAGONISTA

Bryan Flynn: Lo Zugo ha nel suo pacchetto stranieri intercambiabili, i quali ogni volta che vengono schierati riescono a fare la differenza.

Dopo la partenza di Stalberg è arrivato il demone Everberg (uscito malconcio da un contrasto sabato sera) e poi lo ha raggiunto anche l’ex NHL Brian Flynn.

Il canadese è stato decisivo in questa serie, già in rete in Gara 3 ha risolto all’overtime la serie dei quarti e ha mandato in semifinale i tori. Lui, che era arrivato per ultimo ma non da ultimo.


HIGHLIGHTS

Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

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