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Lugano

La chiave è soffrire, il Lugano torna alla vittoria contro il Davos

Privi di Riva ed Heed, i bianconeri ottengono la quarta vittoria in altrettante sfide al Davos. I grigionesi hanno comandato il gioco, ma il Lugano è stato più cinico

© Photobrusca & Luckyvideo

La chiave è soffrire, il Lugano torna alla vittoria contro il Davos

LUGANO – DAVOS

3-1

(0-0, 1-0, 1-1)

Reti: 33’56 Traber (Morini) 1-0, 41’59 Fazzini (Bertaggia, Herburger) 2-0, 50’55 Ambühl (Herzog) 2-1, 59’58 Wellinger 3-1

Note: Corner Arena, porte chiuse. Arbitri Hebeisen, Nikolic; Progin, Kehrli
Penalità: Lugano 4×2′, Davos 2×2′

Assenti: Sandro ZurkirchenElia RivaTim Heed (infortunati), Timo HaussenerLoic VedovaEliot Antonietti (Rockets)

LUGANO – Un’autentica sofferenza. La partita tra Lugano e Davos è stata una partita strana, che all’inizio sapeva di nulla, insipida e pastosa, poi è partito il Davos e il Lugano ha sempre dovuto rincorrere dischi e avversari ma intanto proprio i bianconeri stavano facendo la differenza decisiva.

Di sicuro da guardare con gli occhi dei grigionesi è stata dura, i gialloblù hanno fatto la gran parte del gioco e si sono visti infilare due volte nei loro momenti migliori, una di quelle sconfitte che bruciano sotto la pelle come delle braci.

© PhotoBrusca & LuckyVideo

Una sofferenza autentica, si era detto, sì perché reduce dalla doppia trasferta ginevrina il Lugano ne era uscito malconcio – molto – sia sul piano morale che quello fisico, con le due pesanti sconfitte subite dall’avversario diretto in classifica e con gli infortuni di Riva prima ed Heed poi, entrambi ai box con delle commozioni cerebrali che li terranno lontani dal ghiaccio per un bel po’ di tempo.

Quel Lugano malconcio non era già nelle condizioni di proporre il suo miglior hockey, figuriamoci con la prima coppia di difesa in infermeria, una coppia che nonostante i disastri recenti di Heed in retrovia, faceva partire molte delle azioni in velocità a cui sono tanto attaccati i bianconei.

Con Chiesa e Wellinger a fare il grosso del lavoro (il numero 95 ha giocato, ottimamente, per 31’41) il Lugano ha schierato anche il giovane Nicolò Ugazzi, ributtato nella mischia dopo la trasferta di Bienne, e il piccolo numero 83 non ha sfigurato, mostrando di nuovo personalità e coraggio – gli errori fanno parte della crescita – dopo un inizio un po’ titubante.

© PhotoBrusca & LuckyVideo

Un inizio partita che sembrava sorridere al Lugano, che con il passare dei cambi si è mostrato un po’ più convinto nell’andare su Aeschlimann piuttosto che i grigionesi su Schlegel, poi dopo quei quattro minuti di power play dimezzati dal fallo di Arcobello, la partita è sembrata cambiare.

E lo ha fatto in effetti, con la pausa che ha fatto più bene al Davos che al Lugano, improvvisamente i gialloblù hanno aumentato il ritmo, i bianconeri si sono chiusi troppo verso la porta di Schlegel probabilmente per cercare di limitare i danni con la panchina lontana, ma così facendo hanno attirato ancora di più le trame di Corvi e compagni.

Però a volte le cose girano in maniera contraria, ed è stato il Davos a farsi prendere in controtempo sul cambio di Traber, involatosi a segnare la bella rete del vantaggio. La scossa ha “calmato” un po’ il Davos, almeno fino al terzo periodo, ossia fino a quando Bertaggia e Fazzini non hanno trovato il raddoppio, da lì gli ospiti hanno forzato di nuovo la mano, facendosi annullare una rete per bastone alto e sfiorandola più volte, fino a quando Ambühl non ha fatto prendere paura a tutti con l’inevitabile 2-1.

Il Lugano è sembrato sulle ginocchia, i cambi lunghi di alcuni difensori hanno rallentato il ritmo degli uomini di casa e in pochi hanno trovato gli spunti per delle uscite pulite dal terzo di difesa, facilitando sempre li Davos nel compito di mantenere il controllo del disco.

Ingenuo anche il Lugano con le due penalità consecutive nel finale che hanno rischiato di rovinare tutto in una partita in cui alla fine sono contati solo i tre punti, ma per il Davos proprio non era serata, con quel palo esterno di Nygren a pochi secondi dalla fine che tanto ha ricordato la prima sfida stagionale tra le due squadre pareggiata proprio dallo svedese a fil di sirena.

Il Lugano è gioco forza tornato alle basi, e tra sacrifici di difensori (23 tiri bloccati) e parate di Schlegel ha mostrato perlomeno di nuovo il carattere necessario, quella voglia di lottare che sembrava sparita improvvisamente.

© PhotoBrusca & LuckyVideo

Sul piano del gioco i passi indietro rimangono importanti, anche per le assenze citate, ma ci sono molti giocatori che in questo momento fanno molta fatica a stare a galla e a dare impulsi alla manovra, come Suri, Loeffel e anche un “pallido” Arcobello.

Dall’altra parte però sono tre punti pesanti, sia per come si è rimessa la classifica e per come si stava piegando la partita. Ma a Zurigo martedì sera l’impressione è che la sola buona voglia non possa bastare, il salto di qualità è d’obbligo, perlomeno per tornare il Lugano che faceva dormire sonni più tranquilli.


IL PROTAGONISTA

Mikkel Boedker: Stavolta il danese non è andato a segno, anche se ci è andato vicino più di una volta, ma è stato il bianconero più propositivo sul ghiaccio e in generale il giocatore più intelligente tra le due squadre.

Ha recuperato dischi, calmato il gioco e fatto alzare la squadra, distribuito ottimi passaggi e aiutato compagni con il suo senso della posizione e di “defilamento”, proponendo un gioco di qualità a tutta pista. Da qualche settimana è in crescita, l’impatto sul ghiaccio è sempre più costante.


HIGHLIGHTS

Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

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