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Lugano

Il Lugano non graffia, gli orsi dettano legge e vincono 3-1

BERNA – LUGANO

3-1

(1-0, 2-0, 0-1)

Rete: 0’29 Berger (Jobin, Plüss) 1-0, 30’43 Ritchie (Joensuu, Gragnani) 2-0, 38’17 Joensuu (Gragnani) 3-0, 51’53 Andersson (Brunner) 3-1

Note: PostFinance Arena, 16’094 spettatori. Arbitri Massy, Wehrli; Küng, Progin
Penalità: Berna 3×2′, Lugano 6×2′

BERNA – La ricerca della forma ideale, non necessariamente solo quella fisica, del Lugano è dovuta giocoforza passare pure dalla Capitale, a sfidare quel Berna che con Guy Boucher ha ripreso a macinare punti e a dominare il campionato.

Privi degli infortunati Ulmer, Filppula e Balmelli, Fischer ha dovuto rinunciare anche all’ammalato Sannitz, presentando una formazione praticamente inedita alla Postfinance Arena, anche per ciò che riguarda il portiere titolare, che stavolta ha risposto al nome di Elvis Merzlikins.

C’è da dire che il rientro in porta del giovane lettone dopo 8 partite filate di un super Manzato non è stato dei più semplici. La rete di Alain Berger dopo soli 29” di gioco dall’inizio del match ha fatto temere il peggio, ma bene o male, i bianconeri hanno protetto il loro cerbero, permettendogli di andare alla prima pausa con una sola rete subita.

Tutto qui? Più o meno sì, perché aldilà del blasone dell’avversario e del fatto che sia una classica dell’hockey svizzero, il primo tempo ha fatto capire ai 16’000 presenti che lo spettacolo sarebbe potuto anche essere di bassa qualità. Squadre guardinghe, match tattico, filtri a centro pista e portieri quasi inoperosi, soprattutto Bührer.

Il Lugano ha cercato di slegarsi dal forechecking di Plüss e compagni, ha cozzato contro i difensori e le assi, ha pattinato su gambe legnose, e alla fine si era già capito che con un Berna semplicemente autoritario e attento, i bianconeri non avrebbero avuto molte possibilità di vincere l’incontro se non avessero cambiato almeno un paio di marce.

La rete di Byron Ritchie a metà partita – debole il posizionamento della difesa, altrettanto l’intervento di Merzlikins – ha praticamente sancito la superiorità dei padroni di casa, che come detto non hanno giocato una partita stellare, ma hanno messo in pista solidità, pattinaggio continuo e concretezza sotto rete.

Addirittura la terza rete ad opera di Joensuu – la prima in LNA – ha dato un’ulteriore mazzata agli ospiti, confusionari e “delicati” in attacco, anche se abbastanza ordinati in difesa, e ha praticamente chiuso una contesa che nel terzo periodo ha dovuto attendere gli ultimi 5’ per vedersi riaccendere una misera speranza che la partita prendesse un po’ di ritmo. Quasi una rassegnazione quella bianconera, un logico calo del ritmo quello bernese, e match facile da gestire nonostante la rete di Andersson nel finale.

Poco altro da dire su un match “soporifero” per la sua gran parte, per colpa di un Lugano poco ispirato che ha trovato un Berna praticamente perfetto a livello difensivo – solo 20 i tiri bianconeri, più un palo di Bertaggia sullo 0-0 – e che semplicemente ha fatto il suo lavoro in attacco sfruttando le occasioni giuste. Se il box play conferma di essere uno dei punti fermi di questa squadra, soprattutto in trasferta, il power play è ripiombato nel buio, dopo un paio di match incoraggianti.

Pochi i bianconeri vivaci in questa serata abulica, tra cui Vauclair e lo stesso Andersson, servito con un bell’assist da Brunner dopo un egregio lavoro dello stesso numero 98. Un po’ nervosi gli altri tenori – 2 penalità sul conto di Pettersson sempre per colpo di bastone – e un Merzlikins bravo nel complesso ma che almeno sulle prime due reti avrebbe potuto fare un po’ di più.

Perdere dalla prima forza del campionato non è certo uno scandalo, ma più difficile da digerire è il fatto che il Lugano visto a Berna ha espresso solo una parte del proprio potenziale, contro una squadra, che già come lo Zugo qualche giorno fa, non è sembrata impossibile da battere.

Peccato perché lo Zugo si riprende pure il quarto posto in classifica, ma vi è da star certi che la lotta per la migliore posizione tra gli uomini di Fischer e quelli di Kreis andrà avanti fino alla fine, e a questo punto ben difficilmente qualcun’altro riuscirà a infilarsi in mezzo alle due contendenti.

Dimenticare queste due partite “zoppicanti” e andare avanti, la sfida casalinga di domenica contro un Kloten in eterna crisi deve essere obbligatoriamente la partita da cui ripartire, vincere e convincere. Già, perché gioca e gioca e i play off non sono mica così lontani.

Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

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