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Lugano

Il Lugano fa giochi pericolosi, il Bienne lo ribalta in casa

Sprecato un vantaggio di due reti i bianconeri vengono traditi dalle loro stesse emozioni e si fanno rimontare scivolando sotto la linea. Tripletta di Brunner

Il Lugano fa giochi pericolosi, il Bienne lo ribalta in casa

LUGANO – BIENNE

3-4

(2-0, 0-3, 1-1)

Reti: 12’21 Bürgler (Lapierre) 1-0, 18’28 Haapala (Chorney, Sannitz) 2-0, 25’31 Hügli (Brunner, Kreis) 2-1, 38’36 Brunner (Rajala, Kreis) 2-2, 39’39 Brunner (Neuenschwander, Pedretti) 2-3, 58’08 Brunner (Maurer) 2-4, 59’48 Fazzini (Loeffel, Hofmann) 3-4

Note: Corner Arena, 6’031 spettatori. Arbitri Wiegand, Oggier; Castelli, Wüst
Penalità: Lugano 5×2′ + 1×10′, Bienne 4×2′

LUGANO – La più grossa delle banalità: a giocare con il fuoco prima o poi ci si scotta. Non esiste nulla di più semplice e scontato, ma a quanto pare c’è chi ancora mette in dubbio la teoria e la deve mettere in pratica.

La scottatura presa dal Lugano, con l’ustione guadagnata in quel di Rapperswil non ha certo giovato di un altro colpo di calore preso alla Cornèr Arena contro il Bienne e in quattro e quattr’otto la ferita si è trasformata in una bruciatura di… decimo grado.

Il decimo posto occupato attualmente dal Lugano in classifica è diventato realtà dopo che Damien Brunner ha brutalizzato i suoi ex compagni con una tripletta e, se per qualcuno non deve preoccupare perché “la classifica è corta e non va guardata troppo”, dall’altra parte è segno che qualcosa continua a non funzionare in casa bianconera.

Il 6-0 contro il Friborgo sembra lontanissimo, doveva essere la partita da cui ripartire e scalare la graduatoria e invece dopo il disastro di Rapperswil anche contro il Bienne Chiesa e compagni si sono fatti del gran male da soli.

Comincia a diventare un problema più che fastidioso il fatto che i bianconeri non riescano a gestire loro stessi ed evitare certi blackout, come diventa ormai frustrante vedere sempre la stessa squadra non riuscire a convincere per più di un paio di partite di fila.

Tra le linee bianconere c’era aria di rivoluzione dopo il rimescolamento di tre blocchi su quattro e l’esclusione di Klasen a favore di Haapala e se per una mezzora abbondante questa “shakerata” è sembrata dare i suoi frutti, è sembrato poi evidente che il problema di gestione dei risultati e della continuità di gioco non derivasse dalla composizione del line up.

Chiusi sul 2-0 i primi venti minuti, giocati con una discreta autorità da parte del Lugano, senza strafare ma impedendo al Bienne di rendersi minaccioso, i problemi sono sorti al primo momento in cui i padroni di casa si sono fatti trovare con i nervi scoperti.

Dopo la rete del 2-1 in power play da parte di Hügli, Sebastien Reuille ha utilizzato male la propria foga colpendo Earl dopo che allo stesso avversario era stata comminata una penalità per simulazione e da lì il Bienne ha capito che giocando sul nervosismo avrebbe potuta far male ai bianconeri.

Da un possibile powerplay al 2-2 proprio di Brunner sulla scia di quella situazione, praticamente il Lugano ha staccato le valvole. Un’altra azione in velocità ha permesso ancora al numero 96 di fare doppietta e portare incredibilmente in vantaggio gli ospiti a fil di seconda sirena.

Un black out dal quale il Lugano non si è più ripreso e in una partita giocata maluccio da entrambe le squadre – ma che i bianconeri erano in grado di gestire – si sono ribaltati i ruoli. Il Bienne ha controllato il terzo periodo (allungando sul 2-4 con l’hat trick del citato Brunner) e i ragazzi di Ireland, aldilà dell’inutile 3-4 di Fazzini allo scadere, ci hanno capito poco.

Un’involuzione in piena partita scaturita da un nervosismo eccessivo e da un sbagliato uso delle emozioni, ma sono state evidenti anche le difficoltà del Lugano di fare gioco e di costruire schemi corali. Dopo le vittorie su Ginevra e Friborgo i bianconeri hanno fatto un passo indietro giocando oggettivamente male da quando il Bienne ha trovato il pareggio.

Il Lugano ha spesso bisogno di una scarica di emozioni per rimettersi ogni volta in carreggiata ma stavolta le ha usate male (ad immagine dello stesso Reuille, di Lapierre e altri), fatto sta che anche sul piano del gioco e della continuità di rendimento le lacune continuano ad essere presenti nonostante vengano intercalate ottime partite come quella contro i burgundi.

È sempre stato un Lugano “lunatico” quello di Ireland, ma oggi sta diventando un po’ schizofrenico rischiando sempre di perdere il controllo di se stesso e quando lo fa sono dolori.

Dopo la sconfitta di Rapperswil ci eravamo chiesti se si trattasse di episodi isolati, fatto sta che siamo praticamente a metà regular season e gli episodi isolati cominciano ad accumularsi. Sarà bene cominciare a buttare questo benedetto fieno dentro la cascina, o con tutti questi harakiri rischia di essere un inverno rigido,alla Cornèr Arena.

La classifica rimane cortissima nel bene e nel male, quindi sarebbe un peccato non cominciare ad approfittarne sul serio per riportarsi in zone più tiepide.


IL PROTAGONISTA

Damien BrunnerNon bastava lo scontatissimo gol dell’ex, no. Il numero 96 ha trafitto nel cuore la sua ex squadra e quelli che erano i suoi tifosi con una dolorosissima tripletta.

Va detto che il Brunner visto venerdì sera era motivato come non mai ed ha confermato il suo momento di forma, tanto per farlo rimpiangere a qualcuno, ma soprattutto per fare malissimo a chi lo ha mandato a vestire la maglia giallorossa.


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Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

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