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I nuovi volti della NLA 2018/19: il canadese Torrey Mitchell

Il Losanna si è assicurato i servigi di un centro dalla grande leadership e attitudine al lavoro. Per i vodesi sarà un esempio da seguire

I nuovi volti della NLA 2018/19: il canadese Torrey Mitchell

TORREY MITCHELL


Età: 33
Posizione: C/RW
Altezza: 180 cm
Peso: 84kg
Tiro: right

Nazionalità:

Provenienza: Los Angeles Kings (NHL)
Draft: 2004, round 4, #126, San Jose Sharks
Contratto: 1 anno

Un centro solido e un uomo squadra

Alla ricerca di due stranieri per completare il proprio pacchetto d’importazione, il Losanna ha optato per l’ingaggio del centro canadese Torrey Mitchell, impiegabile in caso di necessità anche all’ala.

Il 33enne quebecois non ha delle ottime mani come il futuro compagno di squadra Dustin Jeffrey, ma con la sua firma i vodesi si sono assicurati un vero uomo squadra, capace di costruirsi una carriera di quasi 750 partite NHL grazie alle sue doti di leadership e alla costante volontà di aiutare la sua squadra al massimo delle sue possibilità.

Nel corso degli anni, durante i quali ha vestito le maglie di cinque franchigie NHL diverse, è stato elogiato per aver sempre accettato il ruolo affidatogli, diventando un giocatore difensivo da bottom six affidabile e al servizio del gruppo. Mitchell non è però solamente un gran lavoratore, ma un centro che nel miglior campionato del mondo ha saputo farsi apprezzare per velocità, abilità agli ingaggi e diventando un vero esperto del boxplay.

Il suo profilo è inoltre ideale se si vuole avere in spogliatoio una figura da cui i giovani possono prendere esempio. La sua attitudine al lavoro e l’approccio da tipico veterano è contagioso per tutti e la sua presenza a Malley non mancherà di farsi sentire.

Dal giardino dietro casa ai riflettori della NHL

La carriera di Torrey Mitchell inizia nel più classico dei modi per un ragazzo cresciuto a pochi passi dal centro di Montreal, ovvero dal giardino dietro casa, dove il padre Steve aveva costruito per lui ed il fratello una piccola pista in cui praticare il loro sport preferito.

Mitchell adorava quella pista e dalla tenera età di due anni sino a quando ha spento 17 candeline, ha passato gran parte del proprio tempo libero ad allenarsi in compagnia del fratello Josh. Proprio su quel ghiaccio “casalingo” il giocatore ha iniziato a sviluppare la sua spiccata etica al lavoro, che anni dopo gli avrebbe permesso di diventare un professionista.

“Mio fratello era un ottimo atleta, ed io mi ritrovavo sempre a rincorrerlo… Ogni cosa che facevo, lui era sempre un passo avanti, ma il desiderio di raggiungere il suo livello mi ha reso più forte”, aveva spiegato Mitchell in un’intervista di qualche anno fa.

Denti stretti, sin da ragazzo

Mitchell ha messo in pratica tutto quanto appreso nel giardino di casa durante il suo percorso giovanile, e già all’età di 16 anni appariva come un ragazzo capace di scavare un divario importante con i suoi coetanei.

La sua grande volontà di imporsi si è manifestata sin dai primi tornei giovanili, ed in particolare durante l’Air Canada Cup targata 2002, quando il giovane sembrava dover alzare bandiera bianca a causa di un infortunio all’inguine e saltare così il match valido per la medaglia di bronzo.

La sfida è iniziata senza di lui ma, dopo che una bagarre generale aveva decimato la sua squadra a causa delle tante penalità, Mitchell ha pregato l’allenatore di mandarlo in pista. Il nuovo acquisto del Losanna ha così giocato sostanzialmente su una gamba sola, ma è riuscito a segnare due gol e fornire un assist, portando la sua squadra alla vittoria per 6-4.

Hockey e studio, due mondi inscindibili

Il percorso giovanile di Mitchell non passa inosservato, e così i San Jose Sharks lo selezionano al quarto turno nel Draft 2004. Il suo desiderio di raggiungere una squadra giovanile non incontra però il sostegno dei genitori che – entrambi insegnanti – impongono una condizione ben precisa al figlio per continuare a giocare a hockey: iscriversi al college.

Inizialmente Mitchell è furibondo, ma con il senno di poi ammetterà di aver vissuto degli anni indimenticabili all’Università del Vermont, dove ha sviluppato ulteriormente il suo gioco ed ha conosciuto la sua futura moglie.

Il richiamo dell’hockey è però per lui troppo forte e, a soli 10 crediti dalla laurea, Mitchell decide di abbandonare gli studi nel momento in cui arriva la chiamata dei San Jose Sharks, che nel marzo 2007 gli offrono un entry level di due anni. Lascia così la sua squadra NCAA e finisce la stagione in AHL a Worcester, dove ha subito un impatto con nove punti in 17 partite.

Stabilmente in NHL sin dall’inizio

Dopo quel primo assaggio di professionismo, Mitchell l’AHL non la vedrà praticamente più. In undici anni di carriera nel miglior campionato del mondo il canadese giocherà infatti solamente sette partite nelle minors, disputando nella sua prima stagione tutte le 82 partite di regular season (20 punti) e 13 di playoff.

Nel corso degli anni diventa una certezza per gli Sharks, mentre nelle annate successive porterà le sue qualità al servizio di Wild, Sabres, Canadiens ed infine Los Angeles Kings.

Gli unici dubbi il centro li incontra a livello fisico, con una serie di infortuni che ne rallentano a scadenze regolari la carriera. Al termine del passato campionato Mitchell comprende che un decennio giocato a denti stretti lo ha con il tempo logorato e decide di trasferirsi in Europa, dove un gioco meno fisico gli permetterà di avere nuovamente l’impatto dei tempi migliori.

L’infortunio più importante

Lo stile senza riserve attuato da Mitchell ha spesso portato il giocatore a saltare qualche partita qua e là, ma è ad inizio carriera che il suo fisico viene realmente messo alla prova.

Durante un allenamento nel settembre 2008 il compagno Brett Westgarth lo spinge infatti a tutta velocità contro una delle porte, provocandogli una grave frattura della tibia e del perone.

La diagnosi iniziale è di uno stop di due mesi ma, dopo essere tornato a pattinare a gennaio, un paio di partite in AHL gli provocano un nuovo infortunio alla stessa gamba. Finirà per saltare tutta la stagione.



Capo redattore e fondatore, Andrea Branca si occupa di tutti gli aspetti gestionali e redazionali. Si è laureato in Scienze della Comunicazione con un Master in Gestione dei Media all'Università della Svizzera italiana.

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