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Interviste

Fischer: “Riporterò l’orgoglio di indossare la maglia svizzera”

LUGANO – Lo avevamo lasciato un mese e mezzo fa, rabbuiato in volto, con la sicurezza di aver dato tutto alla causa, ma anche di sapere che non era sufficiente.

Nella mattinata di sabato il viso di Patrick Fischer era disteso e sereno, tornato a trasparire la sua tipica fierezza e la consapevolezza di avere una grandissima occasione, lui che pochissimo tempo fa dovette dire addio al suo progetto in seno all’Hockey Club Lugano.

E proprio tornando in Ticino“credo che sarà anche il posto in cui passerò la mia vecchiaia” – il neo selezionatore della Nazionale svizzera ci ha spiegato le sue idee, i suoi progetti le sensazioni che prova con questo nuovo e importantissimo incarico, a partire proprio dalla nascita dei contatti con la federazione:

“Sono stato contattato dalla Federazione una decina di giorni dopo il mio licenziamento da parte del Lugano, facendomi sapere dell’interesse verso di me e che sarei stato un’opzione. Da lì abbiamo intavolato le prime discussioni, perché mi sono reso conto che era un’occasione grandissima e un sogno che ho sempre avuto, e oltretutto ero libero”.

Con la Deutschland Cup già alle spalle, restano pochi mesi e pochi appuntamenti per preparare i Mondiali. Quale sarà il tuo primo obiettivo su cui lavorare con la squadra?
“Chiaramente come hai detto i tempi sono stretti. Siamo quasi a Natale e c’è subito il torneo di Arosa, dovremmo lavorare in fretta per valutare le convocazioni, accertarci della salute dei giocatori e comunicare con i loro club per verificare la disponibilità. Ovviamente dovremo studiare i ruoli tra noi allenatori, come giocare, e dopo questo “sprint” in cui vogliamo ovviamente giocare bene troveremo il tempo per andare a parlare con i giocatori presenti in Nordamerica e studiare le strategie future. Ora la concentrazione è tutta sull’Arosa Challenge”.

Dopo l’argento di Stoccolma con Simpson e il periodo un po’ così passato con Hanlon in panchina, quali cambiamenti vuoi apportare alla squadra, pensando soprattutto alla mentalità?
“Vogliamo riportare la gioia e la passione di giocare per il nostro paese, portare fiducia, coraggio e entusiasmo per la maglia rossocrociata. Negli ultimi anni troppi giocatori hanno rinunciato, noi vogliamo mantenere la porta aperta per tutti, che siano di fama mondiale oppure no, basta che diano il 100%, perché sono questi i giocatori decisivi all’ultimo tiro. Sono sicuro che con Hollenstein e Von Arx riusciremo a riportare questi stimoli a chi va sul ghiaccio per la nostra bandiera”.

Raffainer è responsabile delle nazionali, Fischer e Von Arx allenatori, tutti della stessa generazione. Hollenstein un po’ più vecchio ma neanche troppo. Sembra che si vuole finalmente dare un’impronta più giovane e moderna a tutta l’organizzazione delle nazionali, dalle giovanili, alla maggiore passando anche dagli uffici.
“È vero, ora tocca alla nostra generazione, credo sia giusto così perché l’hockey è cambiato rispetto a 15 anni fa, è veloce e dinamico. L’idea di Raffainer mi piace molto, lui vuole ridare un’identità svizzera a tutte le categorie nazionali, dalle U16 fino alla maggiore, per questo lui ha cercato persone per lo staff che rispecchiassero questo ideale e lo sapessero trasmettere. Ultimamente abbiamo fatto un buon lavoro, stabilendoci con costanza nel gruppo A, ma è giunto il momento di fare un salto in avanti, credendo di più nei nostri mezzi e dando un segnale forte agli svizzeri. Io, Reto e Felix siamo stati giocatori a cui sono sempre piaciute le responsabilità, siamo sempre stati capitani nelle nostre squadre, abbiamo le caratteristiche giuste per questo progetto e vogliamo portarlo avanti”.

Parlando di giocatori in grado di prendersi responsabilità, facciamo un passo indietro a cavallo degli anni 2000: facevi parte di una linea (formatasi nel Lugano) assieme a Gian-Marco Crameri e Marcel Jenni che ha trascinato la Nazionale ai primi risultati di rilievo con Krueger in panchina, colui che per primo ha cambiato veramente la nazionale. Come ti rivedi oggi dalla panchina assieme ad altri due grandi ex giocatori pensando a quegli anni?
“Ralph Krueger ha fatto tantissimo per il nostro hockey, portandoci nel gruppo A stabilmente. Ma pure Simpson e Hanlon hanno lavorato bene. Però con Krueger dovevamo giocare solo in difesa, chiudendoci e aspettando l’errore dell’avversario o che qualcuno ci sottovalutasse. Oggi la mentalità è cambiata, abbiamo le capacità tecniche di vincere le partite controllando il gioco, usando la nostra velocità e il pattinaggio, ma manca la consapevolezza nei nostri mezzi. A Stoccolma dopo aver vinto due o tre partite si è cominciato a volare, ma questo deve avvenire dalla prima partita, non solo dopo aver trovato le vittorie”.

Com’è nata l’idea di portare con te Reto Von Arx? Ormai tutti sanno dei suoi trascorsi non sempre facili con la Nazionale, ma quale sarà oggi il suo ruolo?
“Reto è stato un giocatore dalla grande intelligenza, sapeva curare ogni dettaglio ed era maestro agli ingaggi e in box play, forse il miglior attaccante svizzero in questi ruoli. Lui è un vincente, porta sicurezza, calma e grande forza e avendo smesso di giocare da poco saprà portare idee nuove e freschezza, e per questo sarà molto utile. Lo rispetto moltissimo come uomo, e come era un grandissimo giocatore sono sicuro che potrà diventare un ottimo allenatore. Comunque bisogna dire che lui non ebbe problemi con la nazionale, ma con una persona sola, ma prima di quell’episodio giocò diversi mondiali e ha fatto tanto per il nostro hockey”.

Hai già pensato a quando convocherai – probabilmente – giocatori del Lugano e ti ritroverai di nuovo ad allenarli, anche se stavolta con la Nazionale? Quali sensazioni pensi proverai?
“Credo che a Lugano tutti gli svizzeri non avranno problemi a seguirmi in nazionale, e io sarò felice di ritrovarli in squadra”.

Lo salutiamo felice e con la voglia rinnovata di dimostrare il proprio valore, rimettendosi in gioco nel ruolo più discusso dell’hockey svizzero. Ma lo sappiamo, nessuno più di lui ama alla follia queste sfide. Tanti auguri Patrick.

Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

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