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National League

Con la Svizzera non parlate di miracolo, potrebbe offendersi

Il risultato raggiunto dalla Nazionale U20 ai Mondiali di Vancouver va letto come una tappa di crescita dell’hockey rossocrociato e non più come il solito exploit di una piccola federazione

© Minas Panagiotakis/HHOF-IIHF Images

Quando si parla di competizioni di squadra ad alto livello, spesso con la piccola Svizzera coinvolta e protagonista di grandi risultati ci si affretta a definire certi traguardi degli “exploit” o dei miracoli.

Una volta tanto smettiamola di affibbiare questi aggettivi a dei risultati che oggi sono tutt’altro che casuali o dei miracoli, perché guardandoci dentro, analizzandoli o partendo dalle loro origini si capisce che sono frutto del grande lavoro di un’organizzazione, di uomini e di ragazzi.

Quindi smettiamola di dire che la Svizzera U20 di Wohlwend ha compiuto un exploit, perché rischieremmo di risultare offensivi verso quei ragazzi, verso il loro staff tecnico e verso tutti coloro che alle basi hanno lavorato e lavorano ancora per far sì che arrivino certi risultati.

© Minas Panagiotakis/HHOF-IIHF Images

Perché oggi non possiamo più parlare di una Svizzera da “hit and run” come negli anni passati, quelle da trincea e contropiede e da staff tecnici provinciali e improvvisati come lo era ai tempi anche la Nazionale maggiore, no, oggi abbiamo di fronte una Nazionale che si è fatta grande tra le grandi. Le medaglie del passato o ancora altre semifinali, quelle si potevano definire miracoli (anche perché le prime di gruppo erano già in semifinale e la quarta affrontava la seconda) anche alla luce delle rose a disposizione.

Oggi la Nazionale di Wohlwend ha raggiunto il quarto posto tenendo testa al Canada, giocandosela per lunghi tratti alla pari, ha vinto da grande nazionale (leggasi mentalità e attitudine) contro la Danimarca senza soffrire un minuto e, soprattutto, ha eliminato la Svezia addirittura dominandola per gran parte sul piano del gioco, tirando in porta 41 volte (!) e trovando più occasioni da rete rispetto ai nordici. Tutt’altro che un exploit, tutt’altro che un miracolo. Nemmeno contro la Russia la Svizzera ha sfigurato, battuta sì due volte, ma immaginiamoci che batosta avrebbe preso in una finalina solo pochi anni fa.

© Minas Panagiotakis/HHOF-IIHF Images

Non è un miracolo perché Philipp Kurashev è entrato nell’All Star Team del torneo segnando più di Poehling e Wahlstrom, dimostrando di valere probabilmente un bel po’ di più di quel quarto turno del draft in cui è stato piazzato dai vari scout nemmeno un anno fa.

Non lo è per le prestazioni di Tim Berni, uno dei migliori difensori del torneo, o ancora del portiere Hollenstein o per i discorsi di Christian Wohlwend, preso per un semplice pazzo un anno fa e oggi addirittura candidato a qualche panchina illustre in Nord America dopo che i media e i GM di oltre oceano lo hanno visto allenare con una passione e una preparazione straordinarie.

E anche qui sta l’importanza di questo risultato, la Svizzera e i suoi giovani giocatori (e allenatori) non possono più essere “snobbati” come veniva fatto in molti casi fino a qualche anno fa, ancora dopo i vari Niederreiter e Josi, considerati ancora a torto dagli addetti ai lavori di NHL più come delle mosche bianche.

© Minas Panagiotakis/HHOF-IIHF Images

Nico Hischier ha aperto gli occhi della NHL sulla piccola nazione che sforna più talenti di quanti si possa immaginare rispetto al numero di tesserati, la nazionale di Wohlwend ha confermato definitivamente a tutti che il movimento rossocrociato avrà moltissimo da dire nel futuro. Perché questo è un segnale che parte dagli anni scorsi, dalle basi nei settori giovanili e dal coraggio dei giocatori di andare a imparare l’hockey vero nelle leghe nordamericane, per crescere come giocatori e come uomini.

Wohlwend li ha indirizzati verso il successo a suon di pacche sulle spalle ma anche tante sfuriate, per far capire che non si vuole più essere la piccola Svizzera a cui in fondo “va bene anche solo esserci”, no, questa Svizzera ha cominciato a sgomitare.

Resta il fatto che raggiungere le finali per le medaglie rimane un discorso a parte, quest’anno sono rimaste fuori Svezia, Canada e Cechia tanto per fare qualche nome illustre, cosa normale con così poche squadre ma molto competitive. L’importante invece sarà poter continuare a lottare ad armi pari e magari anche superiori a certe nazionali, questo confermerebbe la crescita dell’hockey svizzero più di qualsiasi altra cosa in un mondiale molto stretto e selettivo.

Quindi sarà bene che tutti capiscano l’importanza del Mondiale U20 (in prospettiva più fondamentale del mondiale A) e delle conseguenze positive che questo risultato può avere su tutto il movimento elvetico. Lo si capirà quando si smetterà di parlare di miracoli.

Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

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