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Ambrì Piotta

Ambrì Piotta 2015/16: le valutazioni di fine stagione di HSHS

AMBRÌ – La stagione dell’Ambrì Piotta è stata consegnata agli archivi dopo la salvezza conquistata in maniera tranquilla nel girone di playout, pur venendo contraddistinta da una sgradita sconfitta per 7-0 a Losanna.

Di seguito vi proponiamo la nostra valutazione di tutti i giocatori biancoblù per quanto riguarda la stagione appena conclusasi, con un breve commento dedicato ad ogni elemento della rosa di Hans Kossmann.

PORTIERI

Sandro Zurkirchen (48 partite RS – .915 SVS – 2.89 GAA): La vera colonna portante della squadra. Il portiere dell’Ambri è stato il secondo più bersagliato di tutta la NLA, ma nonostante questo è stato per un gran numero di partite il miglior biancoblù in pista. Convocato per il secondo anno di fila in Nazionale, Zurkirchen ha chiuso la sua stagione regolare con il 91.54% di parate ed affrontando per la prima volta in carriera una stagione da titolare indiscusso. Mai il 26enne aveva superato soglia 28 partite, ma nel torneo appena conclusesi ne ha disputate ben 20 in più, mantenendo nella stragrande maggioranza dei casi un ottimo livello. Qua e là – come nelle ultime uscite di stagione regolare – aveva concesso qualche gol evitabile, ma il giudizio in merito al suo campionato rimane ottimo.

Tim Wolf (5 partite RS – .827 SVS – 5.69 GAA): Che il giovane zurighese non avesse il livello per rappresentare una vera alternativa a Zurkirchen lo si sapeva, anche se dopo una stagione discreta a Rapperswil si poteva sperare di vederlo fare qualche progresso. Già dalla prima uscita a Ginevra, però, era apparso fuori contesto, ed il fatto di essere stato impiegato solamente per cinque partite rispecchia la poca fiducia dello staff nei suoi confronti. Con delle statistiche da incubo – nemmeno l’83% di parate e oltre 5.6 gol incassati a partita – per lui un ritorno in NLB è probabilmente il giusto passo da fare, nel tentativo di ridare vigore ad una carriera che quando era agli ZSC Lions sembrava promettente.

DIFENSORI

Benjamin Chavaillaz (27 partite, 1 gol e 4 assist, 0): Fermato da un infortunio durante la preparazione, il 27enne è sempre apparso un corpo estraneo in questo Ambrì, e non unicamente per aver giocato solamente 23 partite. Dopo una buona prima annata in leventina, non ha mai fatto quel passo avanti che si era convinti potesse compiere e, nonostante una stagione 2014/15 migliore a livello statistico, i veri progressi si sono fatti attendere. Autore solamente di cinque punti in questo torneo (un gol), ha subito particolarmente il cambio di allenatore, tanto che la sua firma a Friborgo in novembre lo ha praticamente condannato alla tribuna. Cambiare ambiente gli farà bene, una realtà stimolante come quella dei dragoni potrebbe rilanciarlo.

Marc Gautschi (42 partite, 2 gol e 8 assist, -6): Rappresenta una pedina importante nella difesa biancoblù, ma la sensazione è che si cerchi da lui più di quello che è in grado di dare. Fermo per oltre un mese in dicembre e tornato in rete dopo quasi tre stagioni, Gautschi viene chiamato ad avere anche un ruolo d’impostazione ed in powerplay, compiti che esulano però dalle sue attuali caratteristische. Con ancora due anni di contratto ed un’esperienza di quasi 500 partite in NLA, avrà un ruolo importante nell’aiutare i tanti giovani talenti in retrovia che l’Ambrì ha in organico, ma dovrà tornare a giocare con maggiore semplicità, magari grazie anche ad un carico di responsabilità inferiore.

Patrick Sidler (28 partite, 1 gol e 3 assist, -11): Dopo cinque stagioni lo zurighese lascerà la Leventina per passare ai GCK Lions, ed il fatto che la sua presenza sia passata quasi inosservata è per un giocatore delle sue caratteristiche un fattore positivo. Sidler ha incassato colpi, bloccato dischi e dato l’anima, cercando di ridurre gli errori individuali grazie ad una semplicità che va comunque ammirata. Poco appariscente e bloccato nel primo mese e mezzo da un infortunio, il 30enne ha dato tutto ciò che aveva alla causa biancoblù, meritandosi almeno in questa sede una nota di merito.

Michael Fora (38 partite, 3 gol e 4 assist, -11): Maledetto quell’infortunio al legamento del ginocchio, che gli aveva impedito di debuttare in NLA fino a metà ottobre. Poco male, il giovane ticinese si è reso protagonista di un’ottima prima stagione, rivelandosi in diverse occasioni tra i migliori difensori della squadra, e trovando pian piano anche il feeling con la produzione offensiva. Proprio nel momento in cui sembra essere più caldo si è infortunato di nuovo – era fine gennaio – ma il suo messaggio lo hanno sentito tutti forte e chiaro: l’Ambrì ha in squadra un piccolo gioiello. Forte fisicamente, intelligente anche in impostazione e dotato di un buon tiro, Fora il prossimo anno avrà un ruolo ancora più importante nella difesa biancoblù.

Mikko Mäenpää (49 partite, 6 gol e 32 assist, +17): Per un punto Sondell gli ha soffiato il titolo di difensore più produttivo della NLA, ma ad Ambrì il finlandese ha portato esattamente l’apporto che ci si aspettava da lui. Forse ci si poteva attendere qualche rete in più uno slapshot lasciato partire con maggiore regolarità, ma questo non intacca una stagione contraddistinta da diversi ottimi momenti. Certo, ci sono stati anche dei goffi errori – chi si dimentica quel disco regalato a Stapleton in un overtime contro il Bienne? – ma per giocatori dalle sue caratteristiche questi sono rischi che bisogna essere disposti a correre. Da elogiare inoltre il suo grandissimo impegno, che ha portato sul ghiaccio in ogni cambio e che lo ha visto essere il giocatore che probabilmente ha versato più sudore di tutti. Consapevole di non restare probabilmente da tempo, non si è mai arreso nemmeno per un secondo. Chapeau.

Markus Nordlund (12 partite, 2 gol e 2 assist, -7): Non è stato sicuramente il Nordlund che ci ricordavamo, ma in gran parte non è stata nemmeno colpa sua. Ingaggiato per rimpiazzare l’infortunato Mäenpää e poi confermato sino a fine stagione, il finlandese era arrivato senza alcun ritmo partita, e la scarsa regolarità con cui è stato impiegato non gli ha permesso di ritornare in una forma accettabile. Da fine gennaio è praticamente finito nel dimenticatoio, per poi essere rispolverato nel finale di stagione e buttato nella mischia nella disfatta di Bienne che ha negato ai biancoblù i playoff. In definitiva difficilmente valutabile visto il contesto.

Sven Berger (48 partite, 1 gol e 5 assist, +20): Arrivato tra un po’ di scetticismo da Rapperswil, Berger ha disputato una stagione eccellente, risultando uno dei migliori acquisti dello scorso offseason. Basti pensare che è risultato uno dei migliori difensori del campionato (!) per quanto concerne la statistica +/- con un ottimo +17 nella stagione regolare. Versatile, intelligente e mai con un atteggiamento sopra le righe, l’ex Lakers ha sorpreso con un gioco pulito ed efficace. Sicuramente una bella intuizione in un mercato dei difensori complicatissimo.

Jesse Zgraggen (43 partite, 2 gol e 5 assist, -8): Ha dei numeri, è giovane ed ha sicuramente fatto dei passi avanti, anche se ha intercalato buone fasi a tante partite da mani nei capelli. Il ragazzo canadese di origini urane porta però una dimensione fisica nella difesa dell’Ambrì che nessun altro è in grado di garantire, tanto da dare spettacolo tenendo testa ad un “esperto in materia” come Lapierre. Non ha paura di niente e di nessuno, ma talvolta si intestardisce in manovre complicate e cervellotiche, specialmente in uscita dal terzo. Semplicità e maggiore concentrazione saranno la sua ricetta per migliorare.

Alain Birbaum (54 partite, 1 gol e 10 assist, -9): Distrutto di critiche nella sua prima annata ad Ambrì, ha dimostrato che con un po’ di pazienza è in grado di dare un buon contributo. Meno incline all’errore, in tanti avrebbero visto di buon occhio un suo rinnovo rispetto a quello di Trunz, ma un maggiore impegno finanziario nei suoi confronti ha probabilmente scoraggiato la dirigenza. Rimangono nelle sue caratteristiche una copertura difensiva deficitaria ed un senso della posizione a volte difettoso, oltre ad una statura che non lo aiuta. Ha comunque giocato una stagione discreta.

Adrian Trunz (54 partite, 2 gol e 4 assist, -3): Ci mette cuore, polmoni e fisico, ma le sue caratteristiche terminano qui. Sul piano tecnico lo zurighese ha poco da offrire, anche se è risultato l’unico difensore svizzero in positivo (in regular season) assieme a Berger. La sua presenza in squadra deve però diventare di carattere complementare, ed eventualmente lasciare spazio ai giovani talenti se le prestazioni della concorrenza permetteranno di percorrere questa strada. Non è in grado di ricoprire un ruolo centrale, ma il fatto di non infortunarsi praticamente mai lo rendono un classico elemento che dà profondità alla rosa.

ATTACCANTI

Thibaut Monnet (54 partite, 16 gol e 14 assist, -11): Era una scommessa, ed in definitiva si può considerare vinta. Si era coscienti che non potesse più essere un giocatore di assoluto livello, ma quanto fatto dal 34enne è probabilmente proprio ciò che si sperava potesse portare. Il rischio era che “bucasse” la stagione, ma invece Monnet si è rimboccato le maniche ed ha dato un notevole apporto. I suoi contributi offensivi sono arrivati con buona frequenza, finendo sul tabellino in metà delle partite.

Alexandre Giroux (54 partite, 19 gol e 22 assist, +5): In fondo ha prodotto un buon numero di punti (36 in 48 match di regular season), ma quella del canadese è sembrata dall’inizio alla fine la classica stagione di troppo. Lento, prevedibile ed oggetto di critiche praticamente per tutto il campionato, Giroux con l’arrivo di Kossmann aveva ripreso vigore, ma all’Ambrì serve un giocatore con maggiore energia e capacità di fare reparto da solo. Se davvero finirà in DEL, potrà avvalersi di quello spazio extra e quel secondo in più di tempo che potrebbe permettergli di essere di nuovo letale. La NLA viaggia però ad un ritmo troppo alto per questo Giroux.

Lukas Lhotak (56 partite, 14 gol e 10 assist, -5): Che avesse talento lo sapevamo tutti, ma questa stagione il giovane ceco ha davvero fatto un passo avanti! Autore di ben 14 gol ed un bottino complessivo di 24 punti, in diverse fasi del campionato ha dato all’Ambrì quella marcia in più necessaria per sopperire a dei “momenti no” degli attaccanti di prima fascia. Aveva lottato per il rinnovo ed ha risposto con una stagione da incorniciare, ora dovrà lavorare per ritagliarsi un posto fisso nelle prime due linee.

Daniele Grassi (56 partite, 12 gol e 8 assist, -4): Energia, umiltà, tanto lavoro ed una costanza incredibile. Sono questi gli incredienti che hanno contraddistinto la miglior stagione della carriera di Daniele Grassi, che lascerà un vuoto difficilmente colmabile nell’effettivo biancoblù. Il verzaschese è il prototipo di giocatore perfetto da terza linea ed in boxplay, capace di applicare un forecheck asfissiante e di lottare su ogni singolo disco ed in ogni partita. Una garanzia.

Adam Hall (46 partite, 11 gol e 11 assist, +4): Numericamente non si è allontanato molto dal primo anno in biancoblù (11 punti in meno con 40 incontri giocati contro i 50 precedenti in regular season), ma l’impatto avuto dall’americano è stato insufficiente. In fase calante a dire il vero già nella seconda parte dello scorso campionato, non è mai riuscito a portare quell’energia che dovrebbe contraddistinguere il suo gioco, tanto da portare gli osservatori a dimenticarsi addirittura di lui in troppe occasioni. Per giustificare l’uso di una licenza straniera, il prossimo anno dovrà dare di più.

Inti Pestoni (56 partite, 15 gol e 29 assist, +2): Iniziata con un infortunio durante la preparazione, continuata con le incertezze sul suo futuro, e terminata dovendo scendere a patti con la reazioni dei tifosi per la partenza, la stagione di Pestoni è stata la più complicata della carriera. Però, statisticamente è stata anche la migliore (44 punti in 56 partite). Ha avuto una lunga crisi realizzativa, con soli due gol in 22 partite tra metà novembre e fine gennaio, periodo in cui l’Ambrì ha perso il treno dei playoff. Ottimo invece il suo apporto nella prima parte di stagione (16 punti in 15 partite) e nel finale (9 punti, 6 gol nelle ultime 7 uscite di regular season). Tra alti e bassi, la vera lacuna è stata la mancanza della sua consueta passione e felicità in pista, fattore che il pubblico non ha ben digerito. Da settembre, lo sappiamo tutti, all’Ambrì mancherà tantissimo.

Elias Bianchi (46 partite, 5 gol e 7 assist, +3): Il luganese ha rivestito diversi ruoli complementari nel corso della stagione, faticando a dare un apporto offensivo nella prima parte, per poi mettere a referto alcuni punti a partire da gennaio. Giocatore chiamato a dare profondità alla rosa e a sacrificarsi per la squadra, anche nell’ultima stagione non si è mai tirato indietro, ma il rinnovo triennale arrivato in febbraio stupisce per un elemento dalle sue caratteristiche.

Jason Fuchs (53 partite, 4 gol e 10 assist, -5): In compagnia di Grassi è stato il giocatore più costante sull’arco del campionato, e probabilmente anche il miglior centro dell’Ambrì Piotta. Veloce, propositivo e con una buona fantasia e visione di gioco, il 20enne (!) si è confermato come uno dei più grandi talenti dei biancoblù, ed anche nelle serate in cui tutto andava storto lui era uno dei pochi a provarci. Ha la capacità di rendere migliori i suoi compagni di linea, e per uno della sua età questo è un appunto mica da poco. Il prossimo passo sarà quello di contribuire con qualche punto in più.

Cory Emmerton (52 partite, 17 gol e 21 assist, 3): Sino a dicembre l’Ambrì ha avuto in squadra il giocatore che sperava potesse essere Cory Emmerton, ma da Natale in avanti si è trasformato in quello che tutti temevano si rivelasse. Sulla falsa riga di quanto successo ad Hall un anno fa, anche il canadese ha vissuto una prima parte di torneo eccezionale, per poi spegnersi ed ottenere solamente due gol nelle 18 partite giocate nel 2016. Troppo poco, anche perché oltre ai punti il canadese è risultato nettamente meno esuberante, ritornando ad essere un’incognita in vista della prossima stagione. Se saprà tornare ai migliori livelli e restarci, però, i biancoblù avranno un centro da prima linea di ottimo livello.

Christian Stucki (20 partite, 1 gol e 2 assist, +2): Ha giocato decisamente poco – solo 17 partite in regular season – ed ha pagato la profondità di una rosa che non è riuscito a scalare. Quando viene mandato in pista garantisce velocità e determinazione, ma quest’anno è rimasta una pedina di ripiego. Si è rivelato prezioso in caso di infortuni, e disposto a fare tutto quando gli è stato chiesto di giocare addirittura in difesa, lui che pesa poco più di 70 kg. Rappresenta una buona risorsa, che si può ipotizzare sarà girata a Biasca per permettergli di giocare e progredire.

Mark Bastl (53 partite, 6 gol e 9 assist, -5): Da lui ci si attendeva qualcosa di più, ed invece dall’arrivo di Kossmann è sempre stato il principale candidato a rivestire il ruolo di 13esimo attaccante… Un ruolo molto modesto per un veterano come lui, con oltre 600 partite alle spalle. Difficile capire i motivi che gli hanno impedito di avere un reale impatto, anche rimane una risorsa da rivalutare in vista della prossima stagione. Il suo ingaggio non ha comunque dato i frutti sperati.

Paolo Duca (44 partite, 8 gol e 10 assist, -8): Energia e grinta per un vero capitano. Duca si è confermato essere il leader dell’Ambrì, ed ha “mangiato il ghiaccio” dall’inizio alla fine. Ha indicato la via a livello emozionale ma anche mettendo assieme un bottino di punti che non raggiungeva da diversi anni (18), dimostrando di avere ancora tanto da dare a questo club. Con diversi giovani in squadra, la sua presenza è fondamentale da molteplici punti di vista.

Oliver Kamber (53 partite, 3 gol e 18 assist, -11): Una ventina di punti in meno rispetto allo scorso anno, un ruolo che si è velocemente ridimensionato e troppe partite anonime. L’ex bianconero ha lasciato intravedere lampi del giocatore che fu specialmente in powerplay, dove si è trovato a suo agio, ma a parità numerica sul ghiaccio ha fatto davvero fatica. Nella gerarchia dei centri – anche in vista del prossimo anno – è nettamente al quarto posto, starà a Kossmann capire come riuscire a trarre il meglio dall’hockey che ha ancora nelle corde.

Adrien Lauper (56 partite, 10 gol e 7 assist, -4): Un buon elemento da terza linea, che anche quest’anno è riuscito ad arrivare a quota dieci reti. Non è adatto ad un ruolo maggiore rispetto a quello ricoperto sinora, ma in una squadra come l’Ambrì porta un’energia unita ad una buona fisicità che in pochi tra gli attaccanti in rosa possono vantare. Deve però migliorare dal punto di vista della costanza, visto che nella sua stagione ci sono stati due “buchi neri” che lo hanno visto scomparire dai tabellini rispettivamente per 11 e 14 partite consecutive.

Miglior giocatore: Sandro Zukirchen. È grazie a lui che l’Ambrì è riuscito ad emergere dal fondo della classifica e restare aggrappato al treno dei playoff sino all’ultimo weekend di campionato. Il suo apporto è spesso dato per scontato, ma senza di lui i biancoblù sarebbero spesso e volentieri nei guai. Lucido nella grande maggioranza delle partite – anche quando veniva abbandonato a se stesso – ha saputo rubare punti fondamentali e nascondere alcune lacuni importanti della squadra.

La rivelazione: Sven Berger. In pochi pensavano che il difensore potesse dare un apporto tanto importante nel reparto arretrato, ed invece l’ex Lakers è arrivato in Leventina in punta di piedi ed ha dimostrato di essere un difensore concreto e con davvero poche sbavature. Nel momento in cui si è infortunato, il reparto ha sofferto in maniera evidente.

La delusione: Mark Bastl. C’erano molte aspettative in merito al suo arrivo, ma alla fine dei conti il suo ruolo in squadra è rimasto piuttosto enigmatico. Ha le potenzialità e l’esperienza per essere un giocatore di valore per l’Ambrì – dentro e fuori dal ghiaccio – ma non può farlo se finirà la maggior parte delle sere a fare il 13esimo attaccante. A lui il compito di fare un’ottima preparazione e di mettere in difficoltà coach Kossmann quando si ritroverà a stilare le gerarchie della prossima formazione.

Capo redattore e fondatore, Andrea Branca si occupa di tutti gli aspetti gestionali e redazionali. Si è laureato in Scienze della Comunicazione con un Master in Gestione dei Media all'Università della Svizzera italiana.

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