
AMBRÌ – Oltre un terzo di regular season è ormai trascorso. L’Ambrì Piotta saluta dal secondo posto in classifica, frutto di 33 punti in 18 partite. Il direttore sportivo Lars Weibel, in una lunga chiacchierata, traccia un primo bilancio di questa stagione sinora esaltante e svela qualche retroscena in merito agli acquisti della scorsa estate.
Lars Weibel, una partenza davvero con il botto. Quanto sei sorpreso?
“La classifica non dice ancora molto. Chiaramente è bello vederci lì, ma questo è il primo anno della nostra strategia quadriennale e il focus e l’orientamento sono sulla tabella di marcia in questo senso. Fa piacere vedere i frutti, osservare che i cambiamenti stiano producendo già dei risultati. Non sono sorpreso, eravamo convinti del nostro progetto. Volevamo dare una nuova impronta, mostrare un altro hockey, aumentare l’intensità, cambiare il mindset, aumentare il livello di battaglia e cambiare l’approccio. Siamo dove vogliamo essere attualmente, ma il lavoro e la programmazione sono a lungo termine. È importante per tutto l’ambiente, per i dipendenti e tutte le persone coinvolte vedere che i frutti stanno arrivando. Abbiamo sì la convinzione di poter fare bene e disponiamo di esperienza, ma questo inizio dà ulteriore energia e fiducia. Arriveranno però sicuramente tempi duri, al 100%. Vuoi sapere la cosa che più mi ha sorpreso finora? Come riusciamo a girare partite difficili, contro avversari forti, questo è proprio uno dei nostri obiettivi, quando parlavo di mindset, l’obiettivo è sempre quello di sentire “La Montanara” al termine della partita”.
E la cosa che invece hai gradito meno? C’è qualcosa di negativo?
“Sì certo, ci sono sempre punti dove si può migliorare. Non è una critica, è una logica conseguenza, siamo la squadra più giovane dell’intero campionato, a volte ci sono errori di gioventù dovuti alla mancanza di esperienza, in particolar modo per quanto riguarda il puck management. Abbiamo molto margine di progressione nel gioco senza disco”.
Ti saresti aspettato di vedere Järventie e Schnarr così dominanti sin da subito? In fondo i nuovi stranieri sono sempre un punto interrogativo quando arrivano nel nostro campionato…
“Mi permetto d’inserire anche Kodytek, non bisogna dimenticarlo. È vero, non sarà il giocatore che fa entusiasmare la folla, ma è importantissimo. Non puoi mai sapere al 100% che impatto avranno dei nuovi stranieri, ma abbiamo cercato di minimizzare i rischi. Abbiamo parlato molto con ognuno di loro, cercando di scoprire la personalità, avevamo la necessità e la volontà di essere sicuri che fossero giocatori che volevano l’Ambrì, non solo il contrario. “Perché vorresti firmare da noi? Questa è la nostra strategia, ti va? Sei pronto a sposarla?” Non “semplici” discorsi legati allo stipendio. Järventie ad esempio ci ha illustrato e presentato un piano inerente alla sua carriera, per lui l’Ambrì rappresentava uno spot importante in questo viaggio al fine di progredire. Cercavamo inoltre giocatori diversi: un leader, uno scorer e un elemento two-way per diversificare le varie personalità, con il carattere che veniva al primo posto, prima ancora del talento. Schnarr è sempre stato considerato un leader, io ho giocato a Colonia, ho tuttora molti contatti lì e mi sono informato. Tapola ha pure ricevuto ragguagli tramite il suo connazionale Kari Jalonen, che era appunto l’allenatore di Schnarr in Germania. Eravamo coscienti che c’era bisogno di uno come lui, un leader, capace di aiutare il giovane team di capitani italofoni. Kodytek infine lo conoscevo dall’European tour con la Nazionale ceca, mi era sempre balzato all’occhio, in particolar modo per la sua energia e il suo duro lavoro a tutta pista senza il possesso del disco”.
Loro erano per così dire acquisti “programmati”. Kreü invece no. Sei rimasto stupito dalle sue prestazioni?
“Io me l’aspettavo a questi livelli, lo avevo seguito in maniera intensa. Abbiamo parlato una mezz’ora insieme. Dopo questa chiacchierata ero convinto della scelta di puntare su di lui. Non ho mai visto un giocatore che ha provato a convincermi in questo modo per ricevere una chance. L’ho sentito parlare, l’ho ascoltato e mi sono detto: “Lui è veramente serio, vuole una piattaforma, la nostra piattaforma”, e nel Linköping aveva fatto molto bene. Devo però infine ammettere che onestamente non avevo chissà quanta scelta, il mercato era arido, considerando oltretutto i nostri mezzi”.
Hai ingaggiato Peter Mettler come consulente dei portieri affiancandolo a Pauli Jaks, una sorta di esperimento. Sei soddisfatto sinora della collaborazione tra i due?
“Sono molto felice di questo innesto. Tutto sta andando bene. L’idea di base era di dare un po’ d’ispirazione a Pauli. Lui è da tantissimi anni ad Ambrì, è sempre stato da solo. A volte ricevere un input esterno è di aiuto. Per poter formare i giovani e aiutare i nostri giocatori è fondamentale avere un know-how, poco importa che siano skills-coach o allenatori dei portieri. Pauli ha dimostrato un grande spirito, è stato contentissimo di questa proposta. Lui e Peter parlano la stessa lingua, vanno molto d’accordo, come d’altronde Tapola, Puistola e Schumacher. Il secondo motivo di questa scelta è stato anche per mostrare ai nostri portieri che vogliamo veramente aiutarli, dare loro la sensazione che investiamo tempo e risorse a loro favore per farli progredire. Credo che si stiano vedendo dei miglioramenti”.
Tu, in qualità di ex portiere di punta, hai un occhio particolare nei confronti dei tuoi portieri? Magari dai pure qualche consiglio a Wüthrich e Senn, oppure il tuo tempo da estremo difensore è definitivamente terminato?
“Quei tempi sono decisamente finiti. Evidentemente m’interessano sempre i portieri, parlo molto con Pauli Jaks, ma lo faccio con tutti gli altri allenatori. Ho il massimo rispetto per i nostri allenatori dei portieri, non c’è bisogno che io mi immischi, non è il mio compito. Essere tra i pali è stata la mia vita, ho la prospettiva dell’estremo difensore, quello sì, ma il mio ruolo ora è quello di fare il direttore sportivo e di occuparmi di questo lavoro, senza addentrarmi in mansioni specifiche che non mi competono. Le mie responsabilità sono altre”.

Attualmente c’è un entusiasmo straripante. Ti aggrada o preferiresti che l’ambiente rimanesse più calmo e si evitassero troppi bagordi?
“(Weibel ride, ndr). Questa è una bella domanda. Provo una gioia incredibile nel vedere l’entusiasmo. Sono fiero di poter lavorare per l’Ambrì, è un privilegio, un onore. Il supporto che c’è qui non so dove lo si possa trovare altrove. Bisogna apprezzarlo, questo sostegno e questo entusiasmo meritano considerazione. Ecco perché ad esempio Tapola e lo staff sono scesi sul ghiaccio alla fine dell’ultima partita. Non era per farsi festeggiare, quello semmai se sarà il caso si potrà farlo a fine stagione, bensì per ringraziare il pubblico dell’immenso sostegno. Jussi, Pasi, Fabio e il resto dello staff non sono abituati a ricevere un simile supporto. Noi restiamo con i piedi per terra, e se non dovesse essere più il caso interverremmo subito al fine di riportare i membri della squadra all’ordine”.
Parliamoci chiaro, durante la primavera e l’estate in diversi non consideravano molto l’Ambrì, c’era quasi un sentimento di disfattismo. Hai l’impressione che il vento sia cambiato e la percezione e considerazione esterna sia aumentata, per esempio quando fai delle trattative?
“Ho la sensazione che sia ancora un po’ presto per questo. L’obiettivo è quello da te citato, ma c’è ancora bisogno di tempo. Il nostro ambiente più stretto sa che diamo fiducia incondizionata ai giovani. La speranza è quella di incoraggiarli in futuro a sposare la nostra causa al fine di mostrare che per la progressione della loro carriera sia la scelta giusta, malgrado ci siano meno soldi da guadagnare. Il tempo dirà se funzionerà, o per meglio dire quanto ce ne vorrà per fare in modo che questa strategia possa veramente essere recepita e applicata per il nostro rebuild. Il mercato attuale è folle e noi con i nostri mezzi finanziari dobbiamo appunto agire così, consci che dopo 2 o 3 anni i giocatori se ne andranno verso altri lidi”.
Chi non se ne andrà è però Muggli. Un primo successo…
“Sono contentissimo. Tim era uno di quegli elementi che volevamo assolutamente conservare. Quando parlo al plurale intendo ovviamente anche lo staff tecnico. Il suo sviluppo non è completamente terminato, ha ancora margini di progressione. Quando un giocatore inizia a macinare punti diventa subito appetibile per la concorrenza. Sarebbe potuto andare altrove, avrebbe guadagnato più soldi, ma ha mostrato un carattere incredibile, ha ascoltato i nostri argomenti e ha deciso di restare con noi. Senza il suo appoggio, non sarebbe mai stato possibile per noi trattenerlo”.
Non possiamo non chiederti le tue sensazioni in merito a un eventuale rinnovo di Philip Wüthrich, la cui decisione ormai è imminente. Sei fiducioso?
“Spero che Ambrì sia il posto in cui Philip decida di rimanere per poter tornare in Nazionale. Conosce molto bene Tapola, sa che Jussi ha piena fiducia in lui. L’intero club ripone la sua fiducia in Philip. Lui è uno molto enigmatico, non è dunque facile avere delle percezioni in merito. Aspettiamo la sua decisione, speriamo veramente che resti con noi”.
Ultima domanda, ora che operi da un po’ di mesi in questa nuova funzione, come ti senti e come valuti questa tua decisione?
“Sono molto grato di aver ricevuto questa possibilità dopo i sette anni trascorsi in Federazione. Non potevo immaginarmi un club migliore. Non è facile il lavoro, ci sono stati tanti cambiamenti, occorre tempo per imbastire una nuova struttura e costruire qualcosa di nuovo, ma avere la chance di poter creare e realizzare un nuovo progetto è semplicemente fantastico. Sono veramente riconoscente ogni giorno al CDA per la fiducia. Quando lavori in Federazione non c’è solo la parte sportiva, c’è anche quella politica. Avere ora la possibilità di agire ogni giorno nell’ambito esclusivamente sportivo suscita in me una sensazione di quotidiana gratitudine. Poterlo fare con alle spalle un CDA che ti sostiene incondizionatamente è un privilegio”.


