
(Photobrusca & Luckyvideo)
BIENNE – Non è stata decisamente una serata facile quella del Lugano a Bienne, una sconfitta maturata perché i bianconeri non hanno certo mostrato il consueto volto, come conferma Joren Van Pottelberghe.
“Non abbiamo mostrato l’hockey che avevamo messo sul ghiaccio nelle scorse settimane. Ci sono state alcune buone cose, ma abbiamo fatto troppo poco per poter portare a casa dei punti”.
Avete fatto diversi errori insoliti specialmente nel vostro terzo difensivo, questi alla fine si sono rivelati decisivi…
“Sono dei piccoli errori, se ne fai due o tre a partita non è così grave, ma a Bienne queste imprecisioni si sono sommate e quando è così diventa difficile sperare di vincere le partite. Dobbiamo immediatamente metterci un tampone e tornare in fretta al nostro gioco”.
Tu hai sfoderato una prova tutto sommata solida. Sei contento fin qui della tua stagione e dello spazio che ricevi?
“Sento che sto migliorando, ma non è sempre semplice quando non si gioca molto. Sto lavorando duramente e in maniera onesta, è tutto quello che posso fare”.
Hai l’impressione di essere tornato il Joren prima dell’infortunio? E se no, cosa manca ancora?
“Credo di essere vicino al livello precedente. La sicurezza aumenta partita dopo partita. Manca ancora un po’ appunto la routine del match. In allenamento non puoi simularla completamente, sai come tirano i tuoi compagni e come si muovono. La routine la si ritrova solo con le partite”.
Il rapporto con Niklas Schlegel da fuori sembra ottimo. Vi parlate spesso, anche durante le interruzioni. Siete sì concorrenti, ma ancor prima compagni di squadra…
“Lavoriamo bene assieme, improntiamo tutto sull’onestà. Chiaramente ognuno di noi vuole giocare, ma quando inizia la partita poi ci si aiuta a vicenda indipendentemente da chi difende la gabbia. Non ci si augura mica che il collega giochi male, ci si supporta. Ad esempio da fuori, se si vede qualcosa di particolare, ci si parla nella pausa. Insomma, durante gli allenamenti è una sana concorrenza, appena inizia la partita è un supporto reciproco”.
Negli ultimi anni hai vissuto tante peripezie, ma sei sempre tornato. Come hai gestito il tutto a livello mentale, qual è il tuo segreto?
“Prima di tutto la gioia nell’hockey, è una delle gioie più grandi della mia vita. Questa mi ha sempre aiutato e motivato a tornare. E poi anche le brutte esperienze vissute, quando si sommano, aiutano e ti insegnano a trovare il modo migliore per tornare. È importante anche saper impiegare il periodo negativo in maniera positiva”.
È ancora speciale per te giocare a Bienne?
“È sicuramente speciale, ma più che altro dopo la partita. Lì vedi facce note, amici che vengono a salutarti. Prima e durante il match è un incontro quasi normale, anche perché si è concentrati sulla sfida, si è in una sorta di tunnel”.



