ZUGO - Non è un periodo facile per il Lugano, sicuramente il più difficile da quando sulla panchina bianconera “siede” Tomas Mitell. I risultati che non sono arrivati in corrispondenza delle aspettative e di diverse prestazioni che non hanno pagato quanto i bianconeri si aspettavano, l’improvvisa e impressionante sequenza di infortuni pesanti checché se ne dica - l’ultimo in ordine di tempo quello di Enzo Guebey - e la necessità di fare punti in una zona del calendario che ha riservato una settimana di fuoco a Fazzini e compagni.
Insomma, farsi grandi aspettative in questo periodo è abbastanza difficile, ma quello che si chiedeva ai bianconeri dopo la brutta prestazione con il Kloten era perlomeno di tornare a lottare come una squadra. Con tutti i limiti del primo periodo a Berna è arrivato un punticino con una prestazione in crescendo, a Zugo invece le premesse dopo un primo tempo ordinato e abbastanza compatto erano altre rispetto al pesante risultato finale.

(PostFinance/KEYSTONE/Michael Schmid)
E quanto fatto dai bianconeri nel secondo periodo alla OYM Hall dimostra anche che certe amnesie non se ne sono andate del tutto e che trovare anche un paio di episodi che possano andare a proprio favore diventa difficile soprattutto quando ci si mette del proprio come in occasione del 4-1 propiziato dall’uscita mancata da Mayer.
Non mettiamo tutta la croce sulle spalle del portiere bianconero, che per il resto se l’è cavata bene, ma è ovvio che tra il 3-1 e il 4-1 il Lugano si è visto sfuggire la maggior parte delle possibilità di andare a punti, e nonostante alcuni buoni tentativi andati a vuoto, è evidente che il materiale a disposizione di Mitell in questo momento non permette il minimo errore soprattutto contro squadre come lo Zugo, ben lanciato dalle ritrovate prestazioni casalinghe.
Pesanti per la stabilità difensiva e il box play le assenze di Dahlström e Jesper Peltonen, non parliamo di quella di Thürkauf così come dell’importanza di Canonica e Bertaggia, indispensabili per costruire un top six che al momento fatica tremendamente a trovare le intese che si erano costruite nella prima decina scarsa di partite.

(PostFinance/KEYSTONE/Michael Schmid)
Però come detto il Lugano ci mette anche del suo, quegli errori di gestione e di finalizzazione che si erano palesati già da subito, e correre ai ripari quando con dieci dita devi coprire undici buchi nel muro risulta assai difficile, e se mentalmente non si trova la forza di rimanere in partita si affonda come visto a Zugo.
La classifica rischia di compromettersi rispetto agli obiettivi di inizio stagione, al momento le proiezioni più probabili danno il Lugano più candidato ai play-in che altro, ma nella pausa della Nazionale ci sarà il tempo di tranquillizzarsi un po’, con ancora due impegni importanti da portare a casa prima di tirare un po’ il fiato e capire come cercare di raddrizzare la baracca e compattare una squadra che subisce gli eventi in maniera troppo passiva.
IL PROTAGONISTA
Vinzenz Rohrer: Il topscorer dello Zugo era un po’ ovunque e con lui sul ghiaccio qualcosa poteva sempre succedere. Decisivo con una doppietta, l’austriaco ha ancora dimostrato come sia rinato nel suo passaggio alla squadra di Lauri Marjamäki.
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