
LUGANO – RAPPERSWIL
7-3
(3-0, 0-3, 4-0)

Reti: 03’48 Carrick (Fazzini) 1-0, 10’11 Perlini (Sekac, Emanuelsson) 2-0, 14’09 Morini (Aebischer, Aleksi Peltonen) 3-0, 21’22 Henauer (Lammer, Pilut) 3-1, 21’58 Moy (Larsson, Taibel) 3-2, 36’27 Moy (Strömwall, Dufner) 3-3, 54’21 Thürkauf (Fazzini, Alatalo) 4-3, 57’50 Simion (Perlini) 5-3, 58’56 Sanford (Simion, Thürkauf) 6-3, 59’29 Emanuelsson (Müller, Jesper Peltonen) 7-3
Note: Cornèr Arena, 5’072 spettatori
Arbitri: Lemelin, Dipietro; Schlegel, Muggli
Penalità: Lugano 2×2, Rapperswil 7×2 + 1×20
Assenti: Rasmus Kupari, Marco Zanetti, Lorenzo Canonica (infortunati)
LUGANO – Se qualcuno non avesse guardato la partita e si dovesse limitare ad osservare il punteggio finale di 7-3, penserebbe che sia stata una serata facile per il Lugano contro il Rapperswil. E invece di facile non vi è stato nulla per la squadra di Tomas Mitell, che solo nel finale di partita ha trovato i mezzi per piegare l’organizzazione rognosa di Johan Lundskog e poi dilagare su un risultato invero piuttosto bugiardo con quelle quattro reti di scarto.
Il fatto è che il vero Lugano, o perlomeno il più simile, lo si è visto appunto in quei dieci minuti del periodo conclusivo e precedentemente nella seconda metà del tempo iniziale, dopo essere andato sul 2-0 grazie a Perlini. Proprio in quel primo periodo sembrava che i bianconeri potessero veramente fare di un solo boccone i Lakers, tanto era stato facile proporre trame accattivanti e andare a bucare Nyffeler a scadenze regolari, e quello che avevano da dire gli ospiti lo avevano detto nei primi cambi senza colpo ferire.

(Photobrusca & Luckyvideo)
Strömwall e compagni però qualcosa, molto, se lo erano tenuto da parte per dei momenti migliori, gettandolo in pista nel secondo periodo al termine del minuti di powerplay che restava ai padroni di casa a cavallo della prima pausa. Il Lugano dopo il gol di Henauer non ci ha capito più nulla, lo svarione che ha portato al 3-2 di Moy invece ha aperto una voragine con panorama su un Lugano vecchio stampo. Inizialmente il time out immediatamente richiesto da Mitell sembrava poter mietere qualche effetto, ma la cosa è durata poco, il tempo che ci ha messo lo svedese del Rapperswil – in serata veramente ispirata – ad inventarsi l’assist geniale nello slot basso per Moy che senza problemi ha infilato il 3-3.
A quel punto ci piacerebbe sapere cosa ha detto Mitell durante il secondo intervallo, la faccia al rientro nello spogliatoio non prometteva certo bene, ma di sicuro qualcosa il coach bianconero è riuscito a smuovere nella testa dei suoi ragazzi. Non è cambiato molto a livello di esecuzione tra i vari Sekac e compagni, spostati di linea ma sempre con quel “caos” di troppo sempre pronto all’evenienza, ma sicuramente sul piano della volontà e della determinazione i padroni di casa sono riusciti a svoltare al momento giusto.
E ne sono usciti grazie alla classe e all’esempio dei propri leader, Thürkauf e Fazzini su tutti, con il topscorer capace di guadagnarsi con insistenza e furbizia il powerplay decisivo e di servire poi l’assist per il game winning gol del capitano, il quale un attimo prima aveva vinto due contrasti decisivi a mantenere il disco nel terzo.

(Photobrusca & Luckyvideo)
Da lì via c’è stata un po’ di gloria per tutti, compreso il rientrante Emanuelsson protagonista di un’ottima gara premiata da uno splendido gol in solitaria, ma quel dilagare fino al 7-3 non deve far dimenticare un secondo periodo disastroso.
Il fatto che il Lugano questa partita sia ancora riuscito a vincerla nei minuti finali e andare a prendersela con tale determinazione dopo venti minuti di disastri la dice lunga sul carattere della squadra, che dal gol di Henauer via è ricaduta in un baratro che per molti tifosi ha riaperto ricordi non propriamente esaltanti.
Va detto anche che il rimescolamento delle linee non ha probabilmente dato i frutti sperati, ed è sorprendente (forse) vedere quanto al blocco di Fazzini e Sanford manchi il lavoro di Canonica e quanto sia mancato sul funzionamento del gioco e del forecheck il citato Emanuelsson, così come l’assenza di Dahlström si sia fatta sentire anche per Aebischer, tornato ad essere uno dei più propositivi e coraggiosi nel proporre azioni di rilancio.
Tutto è bene quel che finisce bene, soprattutto in una partita fondamentale per i bianconeri nel mantenere e aumentare le probabilità di accesso ai playoff diretti, con un cuscinetto sulla settima in classifica di ben quattordici punti. Tanti brividi e sudori freddi, ma alla fine ne è valsa la pena.
IL PROTAGONISTA

Luca Fazzini: Il topscorer si è caricato sulle spalle la squadra nei momenti difficili, mantenendo la lucidità necessaria a portare avanti il suo gioco anche quando molti dei suoi compagni si stavano impantanando. Nel finale ha il merito di lottare come un leone su un disco alla balaustra tanto da provocare la penalità che ha regalato il power play decisivo ai bianconeri e di servire l’assist per il game winning gol di Thürkauf.
HIGHLIGHTS



