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Interviste

Steinmann: “Siamo delusi dai risultati, ma vedo una squadra che lavora e resta unita”

Il GM del Lugano fa il punto: “Con Maurer volevamo evitare di sovraccaricare i giovani, mentre Shore si è meritato la conferma. Con l’assenza di Thürkauf era ancora più importante avere un reparto di centri forte”

LUGANO – Con il successo sul Losanna alle spalle e il derby di sabato alla Gottardo Arena ormai alle porte, il Lugano si prepara all’ultimo impegno prima della pausa per le nazionali. I bianconeri cercano continuità dopo una prima parte di campionato al di sotto delle attese, sulla quale fa il punto il GM Janick Steinmann.

Janick Steinmann, che bilancio fai di questa prima parte di stagione?
“Sin dall’inizio avevamo detto di voler partire meglio rispetto allo scorso campionato, ma dal punto di vista dei punti raccolti non ci siamo riusciti. Alcuni risultati non sono stati quelli che speravamo. Credo però che abbiamo giocato tante buone partite, nelle quali siamo poi riusciti a incassare gol in rapida successione e a perdere incontri che avremmo dovuto vincere. Vedo comunque una squadra che lavora duramente e insieme. Sapevamo che sarebbe stato difficile, perché questo è un campionato molto competitivo, ma ovviamente siamo un po’ delusi per non aver ottenuto tutti i risultati che volevamo”.

Il Lugano ha disputato diverse buone partite senza raccogliere punti. Questa discrepanza rende più difficile valutare la squadra?
“Ci sono incontri che, giocando in quel modo, normalmente vinci nove volte su dieci. Quando invece li perdi diventa difficile, sia per gli allenatori sia per i giocatori, perché hai la sensazione di fare tante cose bene senza riuscire a raccoglierne i frutti. Alla fine contano i punti, dunque è stato un periodo frustrante. Ora si sono aggiunti anche diversi infortuni e sappiamo che dovremo lottare, facendo tutto il possibile per cambiare la situazione e risalire. Il campionato è molto equilibrato, con gli ZSC Lions più lontani e tutte le altre squadre vicine. Dobbiamo accettare che sarà un’altra stagione lunga e lavorare duramente”.

Come spieghi quei passaggi a vuoto che sono costati parecchi punti?
“Non sono stati tutti uguali. All’inizio della stagione abbiamo sicuramente preso alcune penalità evitabili e in certe occasioni abbiamo incassato gol molto rapidamente. Quando concedi agli avversari un cinque contro quattro o un cinque contro tre, devi mettere in conto che possano segnare. Generalmente abbiamo un buon boxplay, ma ci sono stati momenti in cui siamo stati puniti ogni volta. Dipende dalla partita, non tutte hanno avuto lo stesso sviluppo. Dobbiamo giocare con più intelligenza, essere solidi per sessanta minuti e stare lontani dalla panchina dei penalizzati. In alcuni momenti importanti serve anche una parata del portiere. È una combinazione di fattori e non voglio puntare il dito contro nessuno, perché la responsabilità è collettiva. Finora, in certe situazioni, non siamo riusciti a far girare gli episodi dalla nostra parte”.

I numerosi infortuni sono arrivati proprio quando dovevate decidere se prolungare il contratto di Shore. Avete valutato la possibilità di cercare un profilo diverso?
“Nick ha giocato molto bene per noi e si era meritato la conferma già per quanto mostrato dall’inizio della stagione. Con l’assenza di Thürkauf era ancora più importante avere un reparto di centri forte, che ci permettesse di schierare un lineup competitivo. Sono convinto che con buoni centri e una difesa solida hai sempre una possibilità di vincere. Abbiamo la fortuna di avere diversi giocatori validi in quella posizione, nella quale può essere impiegato anche Kupari. Shore ha fatto bene in powerplay e in boxplay, blocca i tiri e vince gli ingaggi. Non è appariscente, ma fa il suo lavoro e ha ottime qualità nella costruzione del gioco. Ci offre qualcosa di diverso rispetto ad altri e la sua personalità si inserisce perfettamente nello spogliatoio, dove è molto apprezzato. Con l’infortunio di Calvin, del quale non conosciamo ancora i tempi di recupero, non c’erano ragioni per non tenerlo sino al termine della stagione”.

State analizzando le ragioni di tutti questi infortuni? Non può essere soltanto una questione di sfortuna…
“Certamente, lo avevamo fatto anche la scorsa stagione. Ci sono diverse squadre con tanti infortunati e ogni caso è un po’ diverso. Alcuni giocatori si sono però fatti male nuovamente in zone nelle quali avevano già avuto problemi, e su questo dobbiamo trovare delle soluzioni. Proprio in questi giorni ho letto un articolo sul possibile legame tra il tempo trascorso in viaggio e gli infortuni. Mi sembra che attualmente tra le squadre più colpite ci siano Ginevra, Lugano, Davos e Losanna, tutte formazioni che affrontano parecchi spostamenti. Non possiamo certo spostare Lugano, quindi dobbiamo trovare il modo di mantenere sani i giocatori. Abbiamo già adattato diverse cose negli allenamenti durante la preparazione, ma dobbiamo fare un ulteriore passo avanti. Poi ci sono episodi come il check subito da Jesper Peltonen, che possono capitare in uno sport di contatto. Continueremo ad analizzare la situazione e a cercare di migliorarla, soprattutto per evitare che siano sempre gli stessi giocatori a infortunarsi nuovamente”.

Questa situazione potrebbe portarvi a intervenire ancora sul mercato?
“Il problema è che in questo momento l’unico straniero assente è Dahlström, mentre tutti gli altri infortunati sono svizzeri. Trovare buoni giocatori svizzeri non è semplice. Puoi provare a fare uno scambio, ma per ottenere qualcuno devi anche cedere un tuo giocatore. Gli svizzeri non crescono sugli alberi. L’unico giocatore svizzero di alto livello arrivato durante la stagione è stato Kurashev, che non costa poco, e non ce ne sono cento disponibili. È una situazione difficile, nella quale dobbiamo trovare una soluzione come squadra, come organizzazione e attraverso il contributo di ogni singolo giocatore”.

Come va interpretato l’arrivo di Marco Maurer? Volevate proteggere i giovani da un carico eccessivo oppure non eravate soddisfatti del loro contributo?
“Dopo la partita di Zugo non ero sicuro di poter contare su un altro difensore e dovevo decidere rapidamente. Anche trovare giocatori in Swiss League non è così semplice, perché quei club hanno la loro stagione e non sono necessariamente disposti a lasciar partire qualcuno per giocare in National League. La mattina seguente ho iniziato a cercare, perché non sapevo se avremmo avuto abbastanza giocatori per affrontare il Losanna. Marco ha dato subito la sua disponibilità, è salito in macchina ed è venuto qui. Gli sono stato grato e credo abbia disputato un’ottima partita. I giovani devono ricevere minuti, ma bisogna anche capire quali e quanti. Quando hai più giocatori sani, è ottimo poter utilizzare un giovane come settimo difensore per sei, sette, otto o nove minuti. Se improvvisamente deve giocarne dieci o quindici, perché manca un altro elemento, la situazione può prendere una direzione diversa. Serve equilibrio. Non è stata assolutamente una scelta contro i giovani, ma una precauzione perché rischiavamo di ritrovarci davvero corti”.

Per Dario Simion il problema resta legato alla riabilitazione oppure si tratta ormai soprattutto di recuperare la condizione fisica?
“Ci sono ancora alcuni passaggi del suo programma di riabilitazione da completare. Per noi è molto difficile dire quando potrà rientrare, e anche per lui non è semplice affrontare un percorso così lungo. Non posso dare una risposta precisa. Quando si allenerà regolarmente con la squadra entreremo nella fase in cui potrà davvero recuperare la condizione, ma finora non ha ancora svolto un allenamento con il gruppo”.

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