
(Andrea Branca | HSHS)
MILANO – L’effetto esterno, soprattutto al calar delle luci di sera, è abbastanza impressionante. Gli anelli illuminati con i led banner con cui è costruito l’esterno della Milano Santagiulia Arena provoca un effetto “alieno”, il colpo d’occhio è indubbiamente molto riuscito.
L’interno della pista, inteso come tribune e ghiaccio è altrettanto potente, nonostante la mancanza di un quarto di tribuna – studiato per gli eventi futuri, non per l’hockey – ma la costruzione è a prima vista di qualità e di livello internazionale.
Una prima piccola pecca la si può trovare nel maxischermo, invero piccolino e non di facile lettura soprattutto dai livelli più bassi delle tribune e da bordo ghiaccio, ma per molti non sembra essere un problema. Quindi tutto bene? La pista è ciò di cui un torneo del genere aveva bisogno e pretendeva?
Sul piano puramente tecnico e dell’intrattenimento, così come degli spostamenti e della facilità di movimento c’è poco da dire, il tutto viene anche facilitato dalle centinaia di steward e volontari presenti.

(Andrea Branca | HSHS)
In altri spazi invece risulta evidente come a questo risultato si sia arrivati con il fiatone e lasciando qua e là chiare tracce di come molti lavori non siano ancora ultimati. Se l’arrivo verso le entrate è accolto da una bella piazzetta verde, con una camminata pulita e larga, sul lato est, quello verso l’autostrada, la storia è tutt’altra.
Cantiere aperto e infinito, crateri di scavo allagati e senza più alcun macchinario dentro, edifici mezzi abbattuti e in stato di abbandono, aree di cantiere lasciate in fretta e furia regalano dalle finestre dei piani superiori un panorama decisamente poco edificante.
Anche all’interno, prima di arrivare alle tribune, ci si imbatte in più di una traccia di frettolosità, dalle scale ancora macchiate di quella fanghiglia secca di acqua e cemento, da rotoli di cavi appesi al soffitto, fino a pannelli di cartongesso messi in qualche maniera per coprire vani scale usati come magazzini di emergenza.

(Andrea Branca | HSHS)
Va bene, alla fine lo si può anche accettare pensando che in fondo solo un mese fa non sapevamo ancora quale sarebbe stata l’effettiva agibilità dell’impianto, e le prime partite vere che ha accolto, tra cui un Canada-USA femminile davanti a 10’000 spettatori ha fatto dimenticare per una attimo certe magagne. In fondo è stato un po’ come decorare quegli alberi di Natale messi negli angoli dei salotti, addobbati per tre quarti e lasciati al loro triste destino spogli e secchi nell’angolo nascosto contro i muri.
Ma in fondo, quando accogliamo ospiti a casa durante le feste l’importante è farli accomodare a loro agio in salotto, mica ci mettiamo a mostrargli il lato spoglio dell’albero, vero?


