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Olimpiadi 2026

Rossocerchiati: La Svizzera ha Suter in Piu(s)

Per avvicinarsi il più possibile alle grandi, Fischer dovrà puntare sulle qualità difensive degli attaccanti two way che danno profondità alla rosa elvetica. Pius Suter potrebbe essere una risorsa enorme

MILANO – Lo sappiamo, il livello tecnico del torneo di hockey dei Giochi Olimpici 2026 è tra i più alti di sempre. La Svizzera per ambire alla zona medaglie dovrà disputare delle partite perfette e sperare anche in un po’ di fortuna, che nei tornei corti e nelle sfide ad eliminazione diretta fa sempre la sua parte.

La squadra di Patrick Fischer può comunque vantare un gruppo di NHL di grande valore, se teniamo conto dei leader come Roman Josi (vincitore del Norris Trophy nel 2019/20), Nico Hischier, Kevin Fiala e Nino Niederreiter. Questo però non potrà da solo bastare ad avvicinare la strapotenza di nazionali come quella degli USA (particolarmente impressionante in difesa) e Canada, quindi la Svizzera dovrà cercare di perlomeno rosicchiare qualche tacca di differenza con altre armi.

Fischer queste armi le ha a disposizione, e stanno nei molti attaccanti two way presenti in squadra, un nucleo che da anni è alla chiave dei risultati elvetici ai mondiali. Giocatori come Thürkauf e Bertschy si sono dimostrati decisivi anche come giocatori da bottom six e box play, nonostante nei loro club e in National League ricoprano ruoli da top player, portando alle rassegne mondiali – che rimangono una cosa, questi giochi un’altra – una profondità che quasi nessun avversario iridato ha potuto vantare.

Questo perché il campionato svizzero forma attaccanti two way come pochi altri al mondo, grazie ai grandi spazi del ghiaccio uniti ai ritmi elevati del gioco e alla velocità di pattinaggio, che obbligano soprattutto i centri a un lavoro di transizione da difesa ad attacco e ritorno a dir poco estenuante, un fattore in cui diversi giocatori stranieri dal curriculum di valore sono spesso affondati.

E poi c’è soprattutto lui, quel Pius Suter che in NHL ha fatto spendere parole di grande elogio da parte di allenatori e giornalisti, l’esempio perfetto del centro di qualità tutto fare formato dalla competitività del massimo campionato rossocrociato.

Da quando ha varcato l’oceano lo zurighese ha partecipato a un solo Mondiale agli ordini di Fischer (nel 2022 in Finlandia) risultando tra i migliori degli elvetici e distinguendosi proprio per il suo lavoro a tutta pista, mentre in precedenza aveva fatto parte anche della fallimentare spedizione olimpica del 2018, restando comunque ancora tra i più meritevoli del gruppo e soprattutto il miglior marcatore di quella squadra.

Le sue qualità per dare profondità ai line up sono forse più conosciute agli addetti ai lavori nordamericani che al tifoso svizzero che lo ricorda soprattutto per il suo trascorso ai Lions, e nella NHL di stampo elvetico non ha l’appeal “pubblicitario” di compagni come Nico Hischier o Kevin Fiala, costretto da un ruolo che fa spendere più belle parole ai coach che ai tifosi. Saranno proprio queste qualità nascoste che ne faranno l’uomo in più accanto alle grandi stelle della Svizzera?

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