
MILANO – La scena con protagonista Kevin Fiala che lascia il ghiaccio su una barella è ancora negli occhi di tutti, soprattutto dei compagni di Nazionale.
Un’immagine forte che a livello mentale potrebbe non essere stata facile da digerire per il gruppo rossocrociato, prima ancora di pensare al buco “tecnico” che l’assenza del numero 21 lascia in questa selezione.
Anche perché Fiala è l’esempio migliore di ciò che Patrick Fischer ha portato in questo gruppo da quando siede in panchina, ossia l’orgoglio di vestire la maglia che rappresenta il proprio paese. Non solo per i giocatori del nostro campionato ma anche e soprattutto per il gruppo presente in NHL, i cui componenti ai tempi grigi di Glen Hanlon snobbavano ne le chiamate.
Una cosa non scontata appunto prima dell’arrivo del 50enne, e Fiala nei suoi primi passi in NHL qualche piccolo problema di gestione caratteriale lo aveva mostrato (nulla di eclatante, comunque) tanto esuberante quanto caparbio e appassionato, ma anche un po’ solista e non sempre attaccatissimo a certe realtà.
Oggi invece proprio l’attaccante dei Los Angeles Kings è uno dei leader di questo gruppo che lo scudo rossocrociato sull’addome lo mostra con fierezza e che ha sempre una gran voglia di fare parte del “Wolf pack” tanto caro a Patrick Fischer, il “papà” di quella che in dieci anni è passata quasi dall’essere un fastidioso intermezzo stagionale per diversi giocatori a una famiglia di cui tutti vogliono fare parte.
Non dimentichiamoci come proprio nei giorni iniziali del Mondiale di Praga nel 2024 Fiala prese l’aereo per la Repubblica Ceca poche ore dopo essere diventato papà per la prima volta, con la telefonata al suo selezionatore in cui gli diceva che avrebbe voluto comunque giocare due giorni dopo, con ancora addosso i postumi di notti insonni e jet-lag vari. E giocò pure alla grande, tanto da trascinare la Svizzera fino alla finale contro i padroni di casa venendo eletto come MVP del torneo.
La sfortuna per il nativo di San Gallo inizia però un anno dopo. Appena prima di partire per i Mondiali di Herning e Stoccolma, la vita sua e della compagna venne funestata da un evento tragico ma, proprio spinto da Jessica, raggiunse comunque la Danimarca per fare parte della spedizione che arrivò di nuovo fino all’argento iridato nella capitale svedese.
Oggi il 29enne si trova a dover affrontare un altro evento avverso, trovandosi in un letto d’ospedale milanese convalescente dopo l’infortunio che ne ha messo fine alla stagione, ma ha voluto mandare un videomessaggio alla squadra per mostrare la sua vicinanza e spronarla nel suo evento più importante, e se ne avrà l’occasione farà di tutto per raggiungere i suoi compagni in forma fisica.
Tutto questo dimostra che quella costruita da Patrick Fischer in questi dieci anni è una famiglia oltre che una squadra, e Kevin Fiala uno dei collanti maggiori e tra i compagni più amati e apprezzati da tutti, un esuberante ragazzo di talento diventato leader della nazionale grazie alla nazionale.


