
AMBRÌ – Si è parlato tanto nelle ultime settimane di Inti Pestoni che, già alle prese con una stagione complicata, ha visto il suo impiego ridursi ulteriormente con l’arrivo di coach Jussi Tapola, che lo ha spesso lasciato in sovrannumero oppure impiegato in quarta linea.
Sulla sua situazione il ticinese non si era ancora espresso, visto che il club ultimamente non lo aveva messo a disposizione dei media, ma questa situazione è cambiata nella giornata di martedì.
“Come sto vivendo questo momento? Non bene, perché ovviamente un giocatore non è mai contento quando non può scendere in pista, questo è sicuro”, ci ha spiegato Pestoni. “Sono consapevole di quello che mi chiede Tapola, ed è la stessa cosa che chiede al resto del gruppo. Sono sicuro che abbia questo approccio per il bene della squadra, sceglie i giocatori che crede gli diano più possibilità di vincere, e questo bisogna accettarlo”.
Tapola ci ha detto di voler vedere da te maggiore intensità e una mente più libera. Condividi questo suo punto di vista?
“Sì, con me ha fatto lo stesso discorso. Quando è arrivato abbiamo avuto un meeting io e lui, gli ho spiegato che per me questa era stata una stagione difficile, e che anche mentalmente era stato per me complicato ritrovare la fiducia. Poi è chiaro, l’intensità è un aspetto che mi è sempre stato fatto notare da diversi allenatori, ha rappresentato spesso un problema nel corso della mia carriera. Tapola è stato chiaro su ciò che vuole, dunque tocca a me lavorare”.
La decisione di non parlare con i media nelle scorse settimane era una tua richiesta? Ci ricordiamo che anche nella passata stagione per un certo periodo avevi preferito non rilasciare interviste…
“L’anno scorso la decisione l’avevo presa io, avevo chiesto di non parlare più perché le domande tendevano ad essere quasi sempre le stesse, e mi si chiedevano spiegazioni che nemmeno io sapevo dare. Dunque mi sembrava abbastanza inutile esprimermi. Questa volta invece la cosa non è arrivata da me, bensì dalla società”.
Numericamente questa è stata la tua peggior stagione. Nonostante tre allenatori non hai mai trovato un ruolo centrale come in passato, sei deluso di te stesso? Oppure pensi di non essere stato messo nelle condizioni giuste?
“Questa è una bella domanda. Sicuramente sono deluso da me stesso, perché sono consapevole che avrei potuto fare molto di più. Poi è vero il fatto che non ho mai avuto un ruolo centrale in squadra, ma per riceverlo bisogna anche meritarselo. Se tre allenatori non me l’hanno dato vuol dire che devo farmi un esame di coscienza”.
Abbiamo visto Tapola prendere decisioni decise. Con te, ma anche con DiDomenico o ad esempio utilizzando Pezzullo solo nel primo tempo a Rapperswil. In squadra come vivete queste decisioni?
“Di sicuro è entrato in spogliatoio “a piedi pari”. Ci ha detto che da ora in avanti si sarebbe fatto come dice lui, altrimenti non ci sarebbe stato spazio nel lineup. Penso sia una cosa buona per l’organizzazione e i giocatori, sappiamo tutti cosa vuole e se non segui le indicazioni devi assumerti le tue responsabilità. Alla fine per vincere devi avere una squadra che rema nella stessa direzione, dunque c’è poco altro da aggiungere. Ha preso decisioni forti, non guarda in faccia a nessuno, ma la situazione così è molto chiara”.

Nella prossima stagione avrai 35 anni e sarai insomma chiamato a rimetterti in gioco. Hai ancora l’energia e la voglia di raccogliere una sfida del genere?
“Di sicuro ho voglia di continuare a giocare. Ho ancora un anno di contratto e voglio giocarmi tutte le chance che ho con Tapola, per avere un ruolo migliore in squadra nel prossimo campionato. L’energia e la voglia ci sono, nella mia testa non sono ancora arrivati pensieri di un imminente ritiro. È un’opzione che non ho ancora fatto “scattare”, ma sarà da vedere al termine della stagione cosa mi diranno e a che conclusioni si arriverà quando discuteremo. Poi lì tirerò le mie somme, ma io sono pronto a lottare e fare il massimo per avere un posto in squadra”.
Con Weibel ha già discusso? Lui punta tanto sui giovani, ma anche avere elementi d’esperienza come te sarà importante…
“No, non ho ancora avuto occasione di parlare con lui. Non l’ho mai sentito finora”.
Il playout con l’Ajoie è per voi un’ultima possibilità di fare qualcosa di buono in questa stagione. Vincere la serie sarebbe comunque un modo per chiudere in maniera positiva, sei d’accordo?
“Di sicuro vogliamo finire il più velocemente possibile, perché è stata una stagione veramente lunga e difficile per tutti. È iniziata male, ed è proseguita nella stessa maniera. Si vuole voltare pagina, e ora abbiamo un’occasione per chiudere il capitolo senza altri dubbi. Posso immaginare che se riuscissimo a vincere la serie, sul momento si vivrà comunque un bel momento, ma indubbiamente capiremo anche che una stagione del genere non potrà più capitare”.
In generale a livello di squadra sei deluso di come sono andate le cose? A settembre eri convinto che l’Ambrì avesse le potenzialità per fare bene…
“Durante la stagione ci ho riflettuto spesso, sul perché le cose non stavano funzionando. In quella famosa intervista avevo affermato di non aver mai visto un tale potenziale offensivo ad Ambrì, ed è una cosa che penso tutt’ora. Però se le cose non funzionano ti rendi conto che questo potenziale devi saperlo sfruttare. Se considero la qualità individuale che vedo nei giocatori in allenamento, secondo me è superiore a quella che avevamo gli altri anni, però poi devi trovare le alchimie giuste. Mettere assieme tutti i pezzi necessari per fare una buona stagione non è facile come si pensa. Quando le cose vanno male, è molto difficile invertire la rotta. Se la squadra vince l’ambiente in spogliatoio è bellissimo, ma se invece si perde continuamente c’è un altro clima che si sviluppa… L’allenatore ovviamente è arrabbiato, i giocatori lo sono altrettanto e magari si addossano le colpe per non fare abbastanza, e si crea un contesto negativo. La serie contro l’Ajoie può essere un nuovo inizio”.



