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Ambrì Piotta

Per l’Ambrì è un’altra serata disastrosa, non solo sul ghiaccio

I leventinesi si confermano fragili e non approfittano di un Davos stanco. Nel frattempo il CEO Fischer comunica su MySports l’arrivo a breve di un nuovo DS

(PostFinance/KEYSTONE/Juergen Staiger)

Per l’Ambrì è un’altra serata disastrosa, non solo sul ghiaccio

DAVOS – AMBRÌ

7-3

(1-0, 2-1, 4-2)

Reti: 4’02 Tambellini (Frehner, Corvi) 1-0, 22’25 Muller (Kostner, Grassi) 1-1, 27’53 Frehner (Fora) 2-1, 37’49 Tambellini (Corvi) 3-1, 45’31 Zadina (Fora) 4-1, 46’53 Asplund (Parree) 5-1, 50’04 Heim (Formenton, Joly) 5-2, 53’22 Lemieux (Frick, Zadina) 6-2, 56’39 Bachmann (DiDomenico, Zwerger) 6-3, 57’43 Asplund (Stransky) 7-3

Note: Zondacrypto Arena, 6’547 spettatori
Arbitri: Stolc, Hungerbüher; Huguet, Meusy
Penalità: Davos 4×2, Ambrì Piotta 2×2

Assenti: Isacco DottiChris Tierney (sovrannumero), Inti Pestoni (infortunato)

DAVOS – È una squadra che si è confermata fragile, disunita e mal organizzata l’Ambrì Piotta, e nemmeno la trasferta in casa di un Davos allo stremo delle forze è bastata per dare ai biancoblù una parvenza di competitività. Non inganni infatti il risultato, perché la capolista – pur con tutte le individualità e caratteristiche che l’hanno resa tale – ha giocato probabilmente la sua partita meno brillante della stagione, con tantissimi errori ed una generale lentezza di cui probabilmente qualsiasi altro avversario sarebbe riuscito ad approfittare.

I biancoblù al momento sono però un gruppo in evidente difficoltà, e questo praticamente in ogni elemento del gioco. L’esecuzione resta lacunosa – tra i principali problemi viste le diverse chance avute – ed i giocatori in pista spesso scollegati tra loro, e questo si riflette in una manovra tanto volenterosa quanto inconcludente. Ci sono poche idee, poca fisicità e soprattutto poca intensità, e se a questo si aggiungono gli evidenti limiti dei singoli la frittata è presto fatta.

I nomi che si potrebbero chiamare in causa sono fin troppi, da un DiDomenico che ha perso una marea di dischi in maniera inspiegabile, sino ad un Virtanen pure lui vistosamente appannato oppure un Cajkovsky nuovamente improponibile, che in dieci minuti di ghiaccio ha fatto registrare un -5. Se questo non è un record, poco ci manca, e viene da chiedersi che senso aveva rinunciare a Tierney per inserire una pedina straniera del genere, soprattutto in un match con soli 12 attaccanti vista l’assenza di Pestoni.

Per l’Ambrì Piotta quella di sabato ha insomma rappresentato un’occasione mancata, perlomeno per dare un po’ di ossigeno ad una classifica preoccupante – una crisi come quella attuale di 8 sconfitte in dieci partite rischia di essere letale – e soprattutto per dimostrare a se stessi di poter mostrare una certa determinazione a livello di squadra.

D’altronde Tommaso De Luca ha avuto venerdì sera l’onestà di ammettere che nel gruppo qualcosa non funziona, una sensazione che risale già alle prime settimane di stagione, con un Ambrì che mai è riuscito ad ingranare sul serio. Ora siamo probabilmente al punto più basso, come testimoniato da un terzo tempo di Davos giocato in maniera catastrofica, senza ordine tattico e consapevolezza delle situazioni.

L’aspetto che più lascia perplessi è però arrivato dai vertici della società, con il CEO Andreas Fischer che con un’intervista a MySports ha comunicato che entro due settimane si verrà informati del nome del nuovo direttore sportivo, e poi di conseguenza delineato lo staff tecnico del futuro. Un nuovo tilt comunicativo di un club apparso ancora scollegato e disorganizzato.

Non c’è infatti nessuna forma di rispetto nell’affidare ad Alessandro Benin il ruolo di DS ad interim, abbandonarlo alle interviste di rito come una sorta di parafulmine per critiche e domande difficili, e poi fargli scoprire in diretta su Teleticino che il proprio CEO ha anticipato su un’altra emittente la decisione di sollevarlo presto dall’incarico, fornendo così informazioni a metà al posto di attendere di diramarle in maniera completa e strutturata con un comunicato ufficiale. Ne è dunque nata l’ennesima situazione evitabile, in un club che ha assolutamente bisogno al più presto di riacquisire chiarezza e credibilità.

Per fare dei passi avanti bisognerebbe però anche fare tesoro degli errori del passato. E dopo la maniera in cui sono stati trattati Paolo Duca e Luca Cereda, la speranza è che almeno nel caso di Alessandro Benin – che da 13 stagioni nell’ombra ha lavorato instancabilmente per il club – si possa ritrovare il giusto rispetto per le persone.

Nel frattempo in pista si vede riflesso lo stato di un club che ha bisogno di un reset praticamente totale. E in tanti se ne stanno finalmente rendendo conto: il ghiaccio rischia di diventare l’ultimo dei problemi.


IL PROTAGONISTA

Luc Bachmann: Al termine di una serata del genere, vogliamo perlomeno trovare uno spazio per segnalare il primo gol in carriera nella massima serie per il giovane Bachmann, anche se arrivato in un momento in cui il match era già agli archivi. Il difensore ha giocato appena sei minuti, con un bilancio di +2 ed una bella esecuzione tutto solo davanti a Hollenstein.


HIGHLIGHTS

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