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McSorley: “Il nostro sguardo è rivolto verso l’alto, sapevamo di avere un buon gruppo”

Con vari rientri dall’infermeria il Lugano ha voltato pagina: “Nei momenti di difficoltà siamo stati calmi, c’è stata molta comprensione in tutto il club. Vogliamo giocare in maniera unica e sono fiero di come gira la squadra”

LUGANO – È un allenatore felice, Chris McSorley. La sua è stata la squadra migliore di tutte nel periodo tra le due pause per la Nazionale, con ben 18 punti incamerati in 7 partite. Un bottino cospicuo che ha anche avuto ripercussioni sulla classifica, che ora vede i bianconeri al settimo posto.

“I nostri stranieri stanno giocando in modo fantastico, stanno contribuendo su entrambi i lati della pista. Difensivamente la nostra squadra è un tutt’uno, i cinque giocatori sul ghiaccio si muovono in armonia e in maniera compatta e questo è un sogno per un allenatore”, ha commentato il coach bianconero riflettendo all’attuale momento della sua squadra.

“Questo è il modo in cui vogliamo giocare, come le cinque dita di una mano. In questo modo tutti possono supportarsi a vicenda, anche se questo stile richiede molta energia e la prima partita del weekend ad Ambrì è stata complicata per noi… Non è stato facile mantenere alte le riserve di energia anche contro il Langnau. Il messaggio più importante per la squadra era che dovevamo mantenere lo stesso momentum con cui abbiamo concluso il derby e portalo nella partita di sabato. Alla fine sono molto fiero, è stato un grande weekend per noi e sei punti molto importanti. Ora il nostro sguardo è rivolto verso l’alto, cercheremo di raggiungere il sesto posto e poi chissà quali altri obiettivi potrebbero essere alla nostra portata”.

State lavorando già in questo periodo per creare le giuste abitudini in vista dei playoff?
“È dal 2 agosto, dal primo allenamento sul ghiaccio, che diciamo che ci saranno molti giorni difficili e parecchie dure lezioni. Se giochiamo nello stesso modo delle altre squadre del campionato, alla fine la squadra con maggior talento vincerà. Per questo motivo dobbiamo essere unici, dobbiamo attuare uno stile di gioco che si adatti alla nostra squadra e ai nostri giocatori ed è quello che stiamo facendo; non c’è squadra che faccia backcheck o giochi senza disco duramente come noi. Il modo in cui giochiamo senza il disco ci dà poi sempre l’opportunità di avere successo con il disco. Sono molto fiero di come la squadra si muove su e giù per la pista”.

In queste ultime settimane non hai praticamente mai operato cambiamenti al lineup. Ha a che fare con il credo “squadra che vince non si cambia” o c’è dell’altro?
“Penso che effettivamente in parte possa essere per quel motivo, ma allo stesso tempo ultimamente abbiamo trovato una buona energia con questi quattro stranieri. È un peccato per Hudacek, non merita di finire in sovrannumero perché è uno straniero di qualità. Vedremo cosa succederà con Arcobello (a rischio squalifica dopo aver rimediato una penalità di partita, ndr), forse quella potrà essere l’occasione per Hudacek di rientrare nel line-up. In caso contrario, sappiamo tutti che in questo sport le cose cambiano velocemente e quando rientrerà, Libor sarà il benvenuto, è un buon giocatore e ci potrà sicuramente aiutare”.

Un mese fa la pausa era la benvenuta per voi. Questa volta probabilmente un po’ meno…
“Ottima osservazione. Quando la tua squadra trova un certo ritmo, vorresti continuare a giocare. D’altra parte però so che sono stato molto esigente, sia mentalmente che fisicamente. Stiamo cercando di portarci in alto in classifica, ma sappiamo che l’unico modo per farlo è prendere una partita alla volta. Penso che in questo momento siamo la squadra più “calda” del campionato e spero che potremo prolungare la nostra striscia positiva anche dopo la pausa”.

Prima dell’ultima pausa, durante il vostro periodo negativo, ti abbiamo visto insolitamente tranquillo in panchina…
“Sapevo che avevamo una buona squadra, ma in quel momento ci mancavano molti giocatori. Domenichelli ed io avevamo fiducia nel gruppo a nostra disposizione e tutti continuavamo a dire che una volta che tutti gli infortuni sarebbero rientrati, saremmo stati una squadra molto pericolosa. Suppongo che l’esperienza sia il motivo per cui sono rimasto calmo”.

Durante quel periodo difficile hai dovuto cercare il dialogo con la dirigenza per rassicurarli che stavi lavorando nella giusta direzione?
“Posso tranquillamente dire che la dirigenza è stata incredibilmente professionale e comprensiva. Mi ero incontrato due volte con Domenichelli e tutto quello che mi ha detto era che avevano fiducia in me e che sapevano che ci mancavano molti giocatori. Ho anche avuto un meeting con Vicky e mi ha ribadito di non preoccuparmi, che sapevano quali erano le circostanze e che erano sicuri che questa si sarebbe dimostrata essere un’ottima squadra. L’esperienza della dirigenza – di cui fanno parte anche Andy Näser, che sa esattamente come le cose funzionano in questa lega, e Marco Werder, un’altra persona che capisce di hockey – ha fatto sì che non ci fosse mai del panico. Tutti in questo club sapevano che avevamo davvero una buona squadra e ora lo stiamo dimostrando”.

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