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Lugano

Lo Zugo passa alla Resega, per il Lugano sono 5 sconfitte filate

LUGANO – ZUGO

2-4

(1-0, 1-2, 0-2)

Reti: 4’11 Sannitz (Kparghai, Pettersson) 1-0, 23’04 Zangger (Christen, Bouchard) 1-1, 32’33 Bertaggia (Filppula, Walsky) 2-2, 35’55 Herzog 2-2, 55’01 Martschini 2-4, 58’23 Martschini 2-4

Note: Resega, 5’435 spettatori. Arbitri Hradil, Wehrli; Borga, Küng
Penalità: Lugano 5×2′, Zugo 7×2′

LUGANO – Per fermare la piccola emorragia di sconfitte il Lugano ripartiva dalla sfida domenicale in programma alla Resega contro lo Zugo. Dopo la sconfitta del sabato sera in quel di Losanna, il coach Patrick Fischer ha riproposto la medesima formazione vista in terra vodese, con le eccezioni di Manzato, che ha preso il posto di Merzlikins e di Romanenghi, schierato al centro del quarto blocco, mentre Fazzini è stato tenuto a riposo.

Sempre costretto a fare i conti con varie assenze, l’allenatore bianconero ha riproposto tra i difensori titolari Sartori e come settimo Ahlström. In attacco blocchi invariati, anche se dopo i cambiamenti in corso gara della sera precedente ci si sarebbe potuti aspettare qualche modifica tra i centri.

Se il Lugano ha incassato solo sconfitte nelle ultime 4 gare, non se la passava meglio la squadra di Harlod Kreis che, anzi, contro i Flyers in casa propria ha dovuto registrare la quinta sconfitta consecutiva. Insomma il quadro clinico delle due squadre è piuttosto simile, ma la matematica dice che una delle due serie nere alla Resega si sarebbe interrotta.

Per come il Lugano ha iniziato il match è sembrato che fossero i bianconeri quelli maggiormente convinti di mettere fine alla serie negativa. Di nuovo grande convinzione, velocità e un grande box play hanno permesso a Pettersson e compagni di terminare il primo periodo in vantaggio di una rete, quella segnata da Sannitz.

Le reti sarebbero potute essere anche 2 o 3, se solo sottoporta non si fosse cercato troppo l’ultimo bel passaggio, ma tutto sommato, anche vedendo l’ottimo box play proposto in due frangenti in doppia inferiorità numerica, è sceso in pista un altro Lugano rispetto a quello della grigia serata losannese. Fino però al pareggio dello Zugo di Zangger in superiorità numerica, perché da lì in avanti anche lo Zugo ha cominciato a dire la sua, proponendo altrettanta velocità, seppure entrambe le squadre abbiano commesso qualche errore di troppo in zona neutra.

Partita che si è fatta equlibrata, portatasi sul 2-2 grazie ad due contropiedi finalizzati da Bertaggia prima e Herzog poi. Il Lugano ha sempre dato l’impressione di poter arrivare un po’ più in là dalle parti di Stephan, ma nonostante il grande lavoro degli attaccanti, trovare la via del tiro è stato molto difficile.

Oltretutto le diverse superiorità numeriche sprecate dai bianconeri – non che lo Zugo sia stato da meno – ha fatto da specchio alle difficoltà del power play bianconero, statico e privo di grandi alternative, perlomeno quando Klasen e compagni riuscivano a piazzarsi nel terzo offensivo.

L’equlibrio che è stato costante anche nel terzo periodo, con entrambe le compagini imprecise in fase di transizione e incapaci di farsi del male con i rispettivi attacchi. Tutto ciò fino al 55’, quando la strana e sfortunata terza rete subita da Manzato ha portato per la prima e decisiva volta lo Zugo in vantaggio, che poi troverà anche la quarta rete con Martschini, autore anche del terzo citato gol. Inutile e poco lucido il forcing finale del Lugano, il risultato non è più cambiato e ne è nata la quinta sconfitta consecutiva.

Il Lugano ha praticamente proposto un hockey continuo e sufficientemente all’altezza solo per circa metà incontro e in particolare nel primo tempo, troppo poco per sperare di venire a capo di uno Zugo, che seppure in difficoltà, dispone di individualità di spicco sufficienti per girare l’incontro dalla propria parte.

Il periodo è “no” per diversi fattori, che tutti assieme portano a una cronica mancanza di lucidità. Pettersson sbaglia praticamente il 50% dei dischi, il power play di conseguenza ne risente completamente e la manovra a 5 contro 5 è spesso spezzata da dischi persi che si trasformano in occasioni avversarie.

La mancanza della spinta dalle retrovie e dell’esperienza di Hirschi e Vauclair si sente in maniera molto marcata, in quanto la difesa così composta manca dei due migliori all-rounder della squadra, tenendo conto anche di un Ulmer che non ha ancora raggiunto i livelli della scorsa stagione.

Buona per contro la prova di molti “operai”, tra cui Sannitz, Reuille e Walker, ma stavolta a mancare sono stati i “fioretti”, nonostante Klasen sembra sia tornato a livelli che gli competono.

Ovviamente 5 sconfitte consecutive sono un risultato piuttosto pesante, ma aldilà del detto “meglio ora che poi”, la squadra contro lo Zugo ha lottato e ci ha messo il cuore, ma quando sono la mente e le gambe a far difetto, tutto risulta maledettamente difficile.

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