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Lugano

Lo ZSC è insormontabile, la stagione del Lugano finisce qui

Nonostante una prova tutta cuore, il Lugano non riesce a scalfire le sicurezze dei Lions. I bianconeri escono senza vittorie ma con margini di crescita

Lo ZSC è insormontabile, la stagione del Lugano finisce qui

LUGANO – ZSC LIONS

1-2

(0-1, 1-1, 0-0)

Reti: 13’31 Balcers (Malgin) 0-1, 30’11 Kupari (Carrick, Sekac) 1-1, 33’49 Malgin (Lehtonen) 1-2

Note: Cornèr Arena, 6’733 spettatori
Arbitri: Kaukokari, Gerber; Stalder, Francey
Penalità: Lugano 1×2, ZSC Lions 3×2

Assenti: Brendan PerliniCurtis ValkNick MeileEnea Togni (sovrannumero), Alessio Bertaggia (infortunato)

LUGANO – L’amara terza sirena suona con la rassegnazione di un pubblico che ha visto l’ultimo tentativo dei bianconeri scontrarsi con quel muro quasi inscalfibile creato dalla difesa zurighese e da Hrubec.

È l’ultima sirena della stagione per il Lugano, che nemmeno ha avuto la soddisfazione di vincere una partita di questi quarti di finale. Nemmeno l’ultimo tentativo disperato in casa propria, con una formazione totalmente rimescolata da parte di Tomas Mitell ha dato i suoi frutti nonostante il risultato stretto, e l’impressione è stata quella che anche giocando per due giorni di fila Thürkauf e compagni non avrebbero più cavato un ragnetto dal buco in questa sfida.

Basti dire che per segnare un gol a Hrubec e all’impianto difensivo dei campioni svizzeri tra tutti i tentativi ci è voluto un tiro potentissimo di Kupari che ha avuto uno strano rimbalzo sulla traversa prima di appoggiarsi oltre la linea di porta, ma questo è stato – oltre ad un paio di altri tentativi su cui il portiere ceco ha dovuto impegnarsi, non di più – l’unico tiro di qualità vera in un carrozzone di attacchi a testa bassa ma spesso e volentieri finiti sulle balaustre di fondo o sui pattini degli avversari.

In fondo è stato lo stesso leitmotiv che ha caratterizzato tutta la serie dei quarti di finale tra ZSC e Lugano, con i bianconeri indomiti lottatori a testa bassa e i Lions furbi e quasi attendisti nel cercare il primo errore avversario nel quale fiondarsi, la qualità degli attaccanti su sponda Limmat ha fatto il resto, tanto da non accorgersi quasi che tra le fila ospiti mancava il signor Sven Andrighetto.

Questo dà anche la misura della sfida su cui si è chinata la squadra di Mitell, che per vincere una partita a volte gli è mancato poco, ma quel poco è ciò che fa la differenza a questi livelli.

Il Lugano come primo obiettivo stagionale voleva tornare ad essere una squadra che si qualifica ai playoff, e questo è stato centrato in pieno dopo una esaltante cavalcata da ottobre a febbraio che ha visto un solo vero stop proprio prima dei playoff. I bianconeri sono tornati a riempire la Cornèr Arena e a farla divertire, e questo faceva parte comunque del bersaglio più ampio o conseguenza diretta dei buoni risultati, e l’acclamazione riservata alla squadra anche dopo Gara 4 è testimonianza diretta che Fazzini e compagni hanno ritrovato la fiducia di un pubblico capace di ripagare i suoi beniamini all’estremo, sia nel bene che nel male.

Il prossimo passo dovrà essere quello di ripetere la qualificazione ai playoff ma di fare poi quel passo in più che già era mancato prima della rivoluzione di Steinmann, ossia avanzare almeno in semifinale, ma per farlo il Lugano dovrà prendere dalla lezione subita contro lo ZSC tutto quanto è utile per capire che i passi avanti da fare non sono forse molti per “numero” ma difficili sul piano dell’attuazione.

Certo, a dipendenza di come la si voglia vedere, se positivamente o no, va detto che i campioni svizzeri erano l’avversario più forte che il Lugano potesse pescare aldilà delle posizioni di classifica al termine della regular season, perché classifiche marcatori a parte, la qualità e la profondità dell’organico zurighese è qualcosa di unico forse anche in gran parte dell’hockey europeo (anche senza forse) e la potenza con la quale Malgin e banda hanno schiacciato sul gas a loro piacimento quando c’era da vincere le partite è stato qualcosa di impressionante.

Ovviamente il Lugano non può ambire a quello che sono oggi i Lions, ma scontrandosi con loro ha sicuramente capito quali sono i buchi da coprire e le migliorie da portare a una squadra già buona ma che manca di profondità e di acume tattico – troppe le ingenuità pagate a caro prezzo nella serie – e che ha comunque un margine di miglioramento decisamente ampio se pensiamo solo al pacchetto stranieri e a quella terza linea che è stato un cruccio per tutta la stagione.

È ovviamente un’uscita amara, che dopo le esaltazioni della regular season non era programmata, ma in fondo ha detto dove si trova il Lugano rispetto alla potenziale dominatrice del campionato. Una vittoria i bianconeri l’avrebbero sicuramente meritata anche per regalare una gioia al pubblico che è tornato a far “bruciare” la Cornèr Arena come ai bei tempi, ma tra i meriti e i fatti c’è ancora un mare di mezzo, quello che il Lugano dovrà continuare a navigare sulle onde di un entusiasmo che di sicuro invoglia i suoi tifosi ad essere già al settembre prossimo.


IL PROTAGONISTA

Denis Malgin: Anche senza il “gemello” Sven Andrighetto, il fuoriclasse zurighese ha dettato ritmi dei cambi e del gioco con un dominio assoluto, per classe e personalità. Subito dopo aver incassato il pareggio da parte del Lugano ha guidato dei cambi a ritmo infernale fino ad arrivare personalmente al game winning goal, mandando sulla luna tutta la difesa bianconera, mostrando a tutti cosa voglia dire essere dominante nei momenti che contano.


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HIGHLIGHTS

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