Social Media HSHS

Interviste

Lhotak: “Ad Ambrì il mio miglior periodo, il Ticino resterà sempre la mia seconda casa”

L’ex biancoblù è tornato a giocare in Cechia: “La mia partenza da Sierre è avvenuta velocemente, ma ora per me giocare nel Dukla Jihlava è la soluzione ideale. In Ticino sarei forse dovuto rimanere di più, ma è stato bellissimo”

Arrivò nel 2009 in Ticino con la spensieratezza e i sogni del sedicenne. Sedici anni più tardi è ritornato nella sua amata Cechia nei panni di padre di famiglia per una nuova sfida nelle fila del Dukla Jihlava. Lukas Lhotak in questo lungo periodo è cresciuto, ha vissuto un po’ in tutti gli angoli della Svizzera, imparando ad apprezzare le diverse sfaccettature del nostro paese. Anche se poi la sua seconda casa sarà sempre la Leventina, che lo aveva accolto e coccolato con tanto calore.

Lukas Lhotak, innanzitutto come va a Jihlava?
“Va tutto bene, anche se sono ancora un po’ preso dal trasloco. L’avventura è iniziata egregiamente, sinora ci sono state sei partite, purtroppo nella seconda mi sono leggermente infortunato alla caviglia, ma sono già tornato sul ghiaccio e mi sento in forma (venerdì sera è arrivato anche il primo gol, ndr). Sono stato accolto bene, oltretutto conoscevo già due compagni di squadra. Uno giocava con me da ragazzino nel Mlada Boleslav, l’altro risiede nella mia stessa città e quindi possiamo fare il viaggio insieme. Io abito in effetti a Havlickuv Brod, una ventina di minuti in auto a nord di Jihlava. Mia moglie ha una casa, lei è cresciuta qui e vi ha in sostanza sempre abitato. Per lei è dunque veramente un ritorno a casa, ma in fondo pure me, visto che la maggior parte delle estati le abbiamo trascorse in questa zona. Ho più amici qui che a Praga in pratica. Comunque è veramente molto comodo, perché in una sola ora arrivo anche nella Capitale”.

Spiegaci la scelta di lasciare il Sierre di colpo durante la stagione. È andato tutto così in fretta che non hai praticamente avuto il tempo d’informare i tuoi amici…
“È proprio vero, tutto è andato velocissimo, praticamente in cinque giorni. Questo perché ero già in contatto con i dirigenti del Jihlava. Loro avrebbero voluto ingaggiarmi per la prossima stagione, ma io inizialmente volevo terminare il campionato in Svizzera. Poi però il rapporto con McSorley è peggiorato. Una partita giocavo, la seguente ero fuori, poi tornavo, uscivo di nuovo dal lineup e così via. Il punto di rottura definitivo è stato quando Chris mi ha lasciato in sovrannumero per tre partite consecutive senza spiegazioni. Io sono uno che vuole giocare, quindi ho contattato il Dukla per chiedere se fossero interessati già ora ai miei servizi, anche perché mi ero detto che magari più in là avrebbero ingaggiato altri giocatori e non se ne farebbe fatto più nulla. I dirigenti cechi hanno ribadito il loro interesse e dunque la trattativa è andata via liscia. Sono felice, tornare a casa con la mia famiglia è una grande opportunità. Inoltre mio figlio più grande, che va all’asilo, qui può parlare il ceco e per lui è tutto più facile”.

Il Dukla gioca nella nuovissima Horácká Arena, inaugurata lo scorso ottobre, un bel cambiamento rispetto al vecchio Graben di Sierre…
“Ti sto proprio parlando dalla tribuna della pista. Ho davanti a me questo impianto veramente grande e moderno. Mi guardo attorno, è bellissimo, sono proprio arrivato al momento giusto. Questo weekend si svolgerà la Coppa Davis di tennis, quindi è adibito a tale funzione e noi ci alleniamo in un’altra location”.

Il club vanta una grande tradizione, ha vinto ben 12 titoli e 5 Coppe Spengler. La città ha dato i natali a campioni come Bobby Holik, Jiri Slegr e David Vyborny. Gll iconici Dominik Hasek, Frank Musil, Petr Briza e Marian Stastny hanno vestito la sua gloriosa maglia. Una nobile decaduta che cerca il ritorno nella massima lega…
“È così, e d’altronde il nuovo impianto è stato costruito proprio per tornare nel massimo campionato. L’obiettivo è quello di risalire, ci proveremo anche quest’anno, attualmente siamo al secondo posto, ma sarà difficile. Il modulo è simile a quello elvetico, anche qui devi sfidare l’ultima squadra di Extraliga nello spareggio per conquistare la promozione”.

Per un ceco deve essere speciale portare questi colori così carichi di storia…
“Sì, è qualcosa di veramente speciale. Alzi la testa in alto in direzione del tetto della pista e vedi maglie con dei nomi incredibili, come ad esempio quelli che hai elencato prima. Ti fa davvero effetto”.

Torniamo a te. Quando sei arrivato da adolescente in Svizzera ti saresti mai immaginato di restare qui così a lungo?
“No, per nulla. Quando arrivai ad Ambrì, era solamente una specie di prova. Avevo ricevuto una sorta di tryout di un paio di mesi. Rimanere così a lungo era l’ultimo dei miei pensieri, mai avrei pensato a una simile carriera. Semmai era un sogno, non avevo certezze. Da giovanissimo ogni anno tra me e me pensavo – e avevo il timore – che magari sarebbe stato l’ultimo”.

In un’intervista rilasciata qualche settimana fa ai colleghi di “Tio” hai affermato che Martin Novak e Luca Cereda sono state le persone che più ti hanno aiutato nel tuo percorso elvetico. Puoi dirci qualcosa in più?
“Loro due mi hanno sostenuto e assistito all’inizio, quando non parlavo ancora l’italiano ed ero solo. Martin parlava il ceco, conosceva già parecchie persone in Ticino e fu preziosissimo per agevolarmi e aiutarmi con tutte le problematiche quotidiane, specialmente fuori dal ghiaccio. Luca è stato il mio primo allenatore, mi ha aiutato tantissimo a inserirmi nella squadra, mi ha sostenuto durante gli allenamenti ed è stato importante per tutto ciò che concerne il gioco. Sarò per sempre grato a loro due, ma ci tengo a dire che ci sono tanti altri che mi hanno dato una grandissima mano, anche più in là. Non posso però citarli tutti perché supererei la cinquantina di nomi”.

Indovinare il giocatore più forte con cui tu abbia giocato è un gioco da ragazzi, ovvero Cervenka a Rapperswil. Pure il secondo, Kubalik, è semplice, correggimi se sbaglio. E allora ti chiedo chi metti sul gradino più basso del podio insieme ai tuoi connazionali, e perché?
“Hai fatto centro (Lhotak ride, ndr), ma è davvero facile. Sono proprio loro due, ma non perché sono cechi come me, semplicemente sono fortissimi. Completare il podio invece è dura, ho giocato con moltissimi elementi forti. Ho l’imbarazzo della scelta… Viro su Paolo Duca! Un combattente, un leader, uno che con la sua immensa esperienza mi ha pure aiutato moltissimo agli inizi della mia carriera da professionista”.

A proposito di carriera. La tua è stata buona, ma le premesse, dopo che eri andato per più stagioni in doppia cifra di reti ad Ambrì e a Friborgo, erano forse ancora migliori. Come mai a tuo avviso negli ultimi cinque anni non hai più avuto spazio in NL?
“Bella domanda. Ci ho pensato a lungo in questi anni. Non so esattamente darti una risposta. Ad Ambrì ho giocato bene, non direi di aver sbagliato a partire, però forse potevo rimanerci un po’ più a lungo, magari un paio di anni ancora, invece che andare a Friborgo. Sai, quando sei giovane e hai altre offerte, non è sempre facile decidere. Dopo parecchi anni volevo vedere qualcosa d’altro, una nuova realtà e non rimanere in eterno nello stesso club. Guardando indietro mi dico che forse sarebbe stato meglio fermarmi ancora di più. Chi lo sa, magari così facendo starei ancora giocando per l’Ambrì (ride, ndr). Ma ormai è tardi e francamente è sempre difficile giudicare queste cose. Non hai la controprova, magari sarebbe andata addirittura peggio”.

Le reazioni sui social dopo l’annuncio della tua partenza sono state tante e piene di affetto, in particolar modo proprio dal mondo biancoblù. Forse, come mai prima, ti sei proprio reso conto in quel momento che Ambrì è proprio la tua “casa svizzera”?
“Questo al 100%. Il Ticino è, e resterà sempre, la mia seconda casa. Ho imparato l’italiano, sono cresciuto come persona, vi ho trascorso tantissimi anni. Ad Ambrì ho vissuto il mio miglior periodo. Tanta gente, molti tifosi mi scrivono tuttora tramite i social media e lo hanno sempre fatto, anche dopo aver lasciato il club. Mi chiedono come sto e altro ancora, è bello avere questi contatti… Non mi resta che ribadirlo, forse potevo veramente rimanere più a lungo. Devo però dire che mi sono trovato bene anche in tutti gli altri posti dove ho giocato, e che ho conosciuto ovunque persone molto gentili e cortesi”.

Spesso però segnavi proprio contro i biancoblù, più che contro le altre squadre. La battuta prima di ogni incontro era scontata: “Allora il gol del Lhoty a quanto è quotato stasera?”.
“(Ride nuovamente, ndr). È vero. Sai, quando giochi contro la tua ex squadra hai sempre un’altra motivazione, sai che tanti tuoi amici ti guardano, è una partita speciale. Intendiamoci, vuoi fare il massimo contro qualsiasi avversario, ma quando hai di fronte appunto una squadra che per te rappresenta qualcosa d’importante, c’è tutta un’altra sensazione, hai ancora più fame di fare bene”.

Non hai mai vinto nulla da professionista finora, ti pesa?. O in fin dei conti sei comunque contento siccome hai guadagnato dei bei soldini e hai fatto della tua passione un lavoro?
“Mi pesa, e per questo spero proprio di vincere il campionato con il Dukla. Ho perso due finali con l’Olten in Swiss League. A Friborgo, dopo una bella regular season, ci fu la pandemia del coronavirus e non si disputarono i playoff. C’è del rammarico. Certo, il guadagno è un aspetto importante, ma tu come giocatore vai sul ghiaccio per vincere e non per portare a casa lo stipendio. Lo sport è così, non puoi mai sapere in anticipo chi vincerà, se lo si sapesse prima chiunque firmerebbe con il trionfatore. Sinora appunto non ho mai avuto questa fortuna, ma la mia carriera non è ancora finita”.

C’è qualcosa che già ti manca particolarmente della Svizzera?
“Gli amici prima di tutto. Dopo 16 anni ho instaurato legami profondi un po’ in tutti i luoghi dove ho giocato. È bello sapere che quando tornerò in Svizzera a fare dei giorni di vacanza avrò tante persone care da incontrare. Aggiungerei poi il cibo, con menzione particolare per il cioccolato e il formaggio. Infine le montagne. Con mia moglie andavamo sempre a fare delle splendide passeggiate in altura”

Lukas, prima di lasciarti un’ultima domanda. Il tuo contratto con il Dukla Jihlava scade a fine stagione, ma prevede un’opzione di due anni. Se non dovesse essere attivata, escludi comunque un ritorno nel nostro campionato?
“Mai dire mai, non chiudo nessuna porta. Chi lo sa, magari potrei tornare se l’opzione con il Dukla non sarà di attualità. La mia priorità ora è ovviamente qui a Jihlava, dove spero di poter restare. Altrimenti appunto valuteremo con la mia famiglia le altre opzioni. Il prossimo anno il nostro figlio più grande non andrà ancora a scuola e quindi sarebbe ancora fattibile un’eventuale stagione in Svizzera. Più in là invece sarebbe veramente complicato”.

Click to comment

Altri articoli in Interviste